Recensioni The Last of Us Parte 2, la recensione dell'esclusiva PS4

The Last of Us Parte 2, la recensione dell’esclusiva PS4

The Last of Us Parte 2 è tra noi e, per immortalare il momento, lo facciamo con la nostra recensione di questa penultima grande esclusiva PS4. Tutto il mondo, dopo una lunga attesa, può apprezzare la profondità del nuovo grande lavoro di Naughty Dog. Difficile non sfogliare il libro dei ricordi, sino ad arrivare al 2013, l’anno di uscita del primo capitolo The Last of Us.

Questa nuova iterazione della saga riprende gli eventi lasciati in sospeso, descrivendone le sue conseguenze. Ritroviamo dei vecchi personaggi e ne incontriamo di nuovi. Lo studio di Santa Monica vuole raccontare una nuova storia con The Last of Us Parte 2, senza perdere la connotazione caratteriale dei personaggi originali.

C’è del profondo rispetto in questa precisa scelta progettuale. Tutti noi conosciamo bene quanto questi ragazzi tengono al loro lavoro, quasi rischiando la loro vita. Si parla sempre del gioco e dei suoi aspetti “specifici”, dedicando troppo poco spazio a chi questi li concepisce e li sviluppa. È importante parlare anche del miracolo che questi ragazzi e ragazze hanno fatto.

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Nonostante il Covid-19 mieteva vittime in tutto il mondo, loro hanno trovato una lucidità mentale quasi sovrannaturale per concludere questo nuovo capitolo della saga. C’è molto di loro in The Last of Us Parte 2, nella misura in cui si percepisce un’attenzione maniacale ad ogni singolo dettaglio. Ogni cosa ha un suo perché e non si tratta sempre e solo del solito “script”. Loro si sono messi in gioco e nel gioco, lasciando tantissimi easter egg da cogliere (solo se state attenti).

Sembra quasi che hanno voluto immortalare e cristallizzare precisi istanti della loro vita, da lasciare ai posteri senza bisogno di ardue sentenze. Iniziamo, quindi, la nostra recensione di The Last of Us Parte 2, penultima grande esclusiva PS4, rivolgendo ai ragazzi di Naughty Dog un grandissimo GRAZIE.

Giorni di TE e di ME

Come abbiamo esordito all’inizio, gli eventi di The Last of Us Parte 2 iniziano da dove finisce il primo capitolo. I momenti iniziali raccontano la triste e dolorosa scelta della piccola Ellie, con la sua decisione di sacrificare la propria vita per il bene del mondo. Quella bambina portava con sé un dono, l’immunità genetica al Cordyceps, il fungo che ha trasformato una buona parte del mondo in creature disumane, con una particolare predilezione per la carne umana.

Quella ragazzina, noncurante della propria esistenza, accettava di sottoporsi ad un intervento chirurgico, sapendo benissimo che sarebbe morta “sotto i ferri”. Il buon Joel non era d’accordo e l’idea di veder morire la sua bambina acquisita non era un’opzione ammessa. Così finisce la prima parte ed inizia la storia di The Last of Us Parte 2 che vede il rapporto tra Joel ed Ellie, non godere di buona salute. Il teatro degli eventi di gioco si sviluppa 4 anni dopo quelli del primo capitolo.

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Troviamo una Ellie adolescente, arrabbiata, confusa e con una voglia matta di rivincita e vendetta. Non sappiamo, però, ne contro chi o ne contro casa. Naughty Dog arbitrariamente decide di creare molta confusione narrativa nelle fasi iniziali del gioco. Intreccia le storie e le vite dei personaggi, presentando anche numerose new entry. Ci fa giocare nei panni 3 personaggi diversi nei primi 15 minuti di gameplay, raccontando un pezzetto della loro storia, parte del grande puzzle narrativo di The Last of Us Parte 2.

Il canovaccio è questo, senza una netta e reale distinzione tra buoni e cattivi. La trama del gioco è una somma di eventi che spiegano, con il tempo, molte cose apparentemente prive di senso. Le tematiche non sono leggere, appesantite da un momento storico che, nel bene e nel male, influenza anche i videogiochi. The Last of Us Parte 2 lo ricorderemo anche per questo.

Un gameplay che racconta una storia

Iniziamo, quindi, la nostra recensione PS4 di The Last of Us Parte 2, ricordandoci, ancora una volta, che storia e gameplay non necessariamente devono lavorare a compartimenti stagni. Naughty Dog, senza ombra di dubbio, ha fatto di questa filosofia il suo marchio di fabbrica. Crash Bandicoot e Uncharted ne sono degli autorevoli ambasciatori. Questo nuovo capitolo della saga ci riporta in uno scenario post-apocalittico dove gli eventi narrati ci prendono per mano e ci portano, ancora una volta, alla scoperta di storie di vita e di drammi umani.

Il mondo, per come lo intendiamo noi, non esiste più, stravolto dall’invasione del Cordyceps. I pochi sopravvissuti si sono rifugiati in colonie, lontano da nasi e orecchie in cerca di carne umana. Questa volta, però, in nemici non sono solo i semplici (per modo di dire) mutaforma assetati di sangue. Gruppi paramilitari (WLF) e fanatici religiosi (Serafiti) si contendono quello che rimane delle grandi metropoli.

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Apprezzerete il fascino di una spettrale Seattle, e resterete rapiti dal colpo d’occhio paesaggistico delle montagne del Wyoming. Rovine architettoniche divorate dall’irrefrenabile avanzata della natura. Questo ossimoro creativo, oltre a rendere gradevole l’esperienza di gioco, guida il gameplay di The Last of Us Parte 2. Sfrutterete questi creazioni tecno-naturalistiche per aggirare nemici e tendere agguati.

Preme ricordarvi che questa volta non potrete sfruttare la forza bruta del buon vecchio Joel. Ellie non può contare sulla forza e i muscoli del suo vecchio adottivo, in compenso può sfruttare un’arma che non teme rivali: l’intelligenza. Attraverso la sua visione concentrata può rilevare la presenza dei nemici attraverso i rumori ambientali.

La scelta se attaccare vis a vis o seguire un approccio stealth dipende da moltissimi fattori, che partono sempre dall’arma a disposizione. La pistola è lusso che non sempre potete permettervi, anche perché le munizioni sono scarse e difficile da reperire. In vostro ausilio viene il crafting che vi da la possibilità di dare sfogo alla vostra creatività bellica.

Tanti personaggi in cerca di …

I primi momenti di gameplay di The Last of Us Parte 2, ci presentano un numero di personaggi non indifferente. Tutto questo, però, non avviene attraverso sequenze cinematiche, bensì possiamo giocare assieme a loro e, a volte, vestire i loro panni. La scelta progettuale di Naughty Dog paga bene, non soltanto in ottica ripetitività. Il contesto narrativo, vede una storia che si muove su più binari paralleli che, in più occasioni, si avvicinano fino ad incontrarsi.

La storia vive attraverso i personaggi che non si comportano come dei classici PG giocabili. Dall’altra parte, dietro il joypad, si avvertono delle vibrazioni che vanno oltre il dualshock. Il merito di tutto questo va senz’altro alla caratterizzazione dei personaggi e alle loro storie. Sebbene queste siano diverse tra loro, le tematiche trattate, anche senza alcun vedo non vedo, lasciano trasparire dei drammi umani che, anche se si tratta di un’opera di fantasia, sono piuttosto attuali.

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Solitamente un gioco lo si gioca attraverso un gamepad, impartendo degli ordini ben precisi e seguendo delle logiche precostituite, le nostre. In The Last of Us Parte 2 questo flusso si interrompe, lasciando spazio a qualcosa di magico. Ogni singola azione viene compiuta con la testa della protagonista, rinnovando un accordo che avevamo stretto con Joel nel primo capitolo della saga di Naughty Dog.

Accettiamo di aiutare Ellie nella sua crociata ma lo facciamo seguendo le sue regole, rispettando i suoi limiti e apprezzando le sue virtù. Da empatia diventa, con il passare delle ore di gioco, immedesimazione sino ad arrivare a una vera e propria simbiosi. Ad ogni nostra azione pensiamo “Ma come si sentirà Ellie?”. Ogni evento che la riguarda da vicino lo sentiamo in parte nostro.

Strana come sensazione, ma normale se si pensa al grande sforzo che Naughty Dog ha impiegato per caratterizzare i personaggi di The Last of Us Parte 2. In fondo, c’è sempre un Joel in ognuno di noi.

La continua ricerca di un cinema

Si sente troppo spesso paragonare i videogiochi al cinema e anche The Last of Us Parte 2 non si esime nel fornire dei validi assist a questi parallelismi. La storia ci ha insegnato come le similitudini tra i due medium ci sono ma esiste comunque un confine invalicabile, legato al fattore interattivo. Si sente spesso parlare di gameplay cinematico, invocato, forse, troppe volte a sproposito.

The Last of Us Parte 2 segue una narrazione simile a quella di un film, con colpi di scena che riescono a tenere sempre alto il livello di attenzione. Vi abbiamo parlato prima dei personaggi, e di come Naughty Dog ci fa vivere la storia attraverso i loro occhi, replicando la bravura di un attore. Le ambientazioni e gli scenari lasciano a bocca aperta, facendo gola anche al migliore direttore della fotografia in circolazione. E quindi i due medium devono per forza essere paragonati? L’uno deve leggittimare l’altro?

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No, semplicemente non ha più senso paragonarli. Lo sviluppo di un videogioco è molto complesso nei suoi vari aspetti, ma per certi versi segue un percorso simile a quello di una produzione cinematografica. Adesso, nel videogioco stesso, recitano anche gli attori (Death Stranding docet), andando oltre il semplice motion capture. Le tematiche trattate sono controverse, scomode e discutibili, ma non si subiscono passivamente, si vivono con un pad in mano.

Il fatto che The Last of Us Parte 2 abbia numerose cutscene (forse un po’ troppo), non legittima alcun paragone con il medium cinematografico. Non vi è alcuna necessità di farlo, anzi, è quasi come se fosse una mancanza di rispetto verso coloro che il gioco lo hanno sviluppato. I paragoni si devono fare con cognizione di causa, come nel caso di Ghost of Tsushima e del voluto riferimento ai film del Maestro Akira Kurusawa.

Il concetto di feedback emotivo

C’è ancora un ultimo aspetto che manca all’appello nella nostra recensione di The Last of Us Parte 2, ed è il concetto di feedback emotivo. Un videogioco è un’esperienza è come tale porta con se tanti aspetti, sia positivi che negativi. Gioia, rabbia, sorrisi e musi lunghi sono piuttosto naturali quando si sta con un joypad in mano. Ma quando trovi un videogioco che ti entra nella testa senza avere nessuna periferica tra le mani, beh, allora quello è un gran videogioco.

The Last of Us Parte 2 ha questo dono, quello di suscitare dei feedback emotivi piuttosto intensi, anche fuori dal gioco. Riesce a creare dei validi argomenti di discussione, anche che trascendono i classici tutorial dedicati al gameplay. Qualcosa ci lascia in eredità, e quel qualcosa ci migliora sia come giocatori ma anche come persone. È piuttosto facile dire che un videogioco parla di politica, anche perché è più facile generalizzare che approfondire tematiche.

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Ellie nasconde dietro la sua fredda insicurezza un mondo da scoprire. Tutto questo si riflette sul gameplay di The Last of US Parte 2. I suoi movimenti e le tecniche di ingaggio sono guidati dalla paura e dalla rabbia e questo feedback emotivo arriva anche a noi. Sebbene la presenza delle cutscene, a volte, può sembrare invasiva, il più delle volte arriva con un tempismo quasi perfetto.

Il nostro ruolo questa volta non è solo quello di giocatore ma anche di testimone. Naughty Dog ci rende partecipi di una storia, la loro e quella dei protagonisti di The Last of Parte 2. Forse, per apprezzarla completamente, una rinfrescata al primo capitolo non sarebbe una brutta idea. L’ultimo consiglio che vi vogliamo darvi è questo: non abbiate fretta di arrivare alla fine. Ogni angolo nasconde qualcosa e anche il semplice sfogliare un libro può restituire un valido feedback, quello che vi rende delle persone migliori. Non consideratelo solo un gioco, ma un’esperienza di vita.

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Termina così la nostra recensione di The Last of Us Parte 2, ricordiamo, penultima grande esclusiva PS4. Naughty Dog decide di salutare questa generazione lasciando un segno indelebile nella storia di questa console. Siamo davanti a un grande gioco ragazzi, forse uno tra i più belli che siano mai stati realizzati per console PS4. The Last of Us Parte 2 riesce a coinvolgere giocatori di tutte le età, lanciando dei messaggi che arrivano dritti al cuore, lasciando prima un bigliettino da visita al cervello.

Ci si deve impegnare per trovarne i difetti. Senz’altro la presenza della cutscene, talvolta troppo presenti, potrebbe dar fastidio ai puristi del gameplay. Nell’equilibrio generale del gioco, però, il bilanciamento è buono. D’altronde, in alcuni momenti, il poter staccare per godersi una sequenza non giocata aiuta anche a rifiatare. Non vi nascondiamo, anche se non possiamo scendere troppo nei dettagli, che gli argomenti trattati sono piuttosto pesanti. Non sappiamo se il tutto è amplificato dal momento storico che il mondo sta vivendo, ma alcune scene fanno riflettere.

L’alchimia tra storia, personaggi e gameplay è pressochè perfetta in The Last of Us Parte 2. La caretterizzazione dei protagonisti non ha nulla da invidiare a quella del mondo del cinema. Ormai, il medium videoludico affronta la sfida della nuova generazione con una maturità importante. Il confronto videogiochi e cinema, come argomento, comincia ad essere piuttosto old-gen.

 

Grafica
10
Sceneggiatura
9,5
Gameplay
9,5
Controllo
9,5
Longevità
9

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