star wars jedi survivor recensione

Cal Kestis torna di nuovo in azione in Star Wars Jedi: Survivor, il titolo di questa nostra recensione per console PS5. Il secondo capitolo dello spin-off ideato da Respawn Entertainment non è un vero e proprio “ricominciamo da dove eravamo rimasti”. Il salto narrativo vede il nostro eroe a distanza di diversi anni dal primo capitolo, 5 per la precisione. Il giovane Kestis decide di percorrere il suo cammino della forza, ancora intenzionato a trovare gli ultimi Jedi sopravvissuti. L’Impero, purtroppo, sembra diventato più forte che mai, con i vecchi nemici di nuovo pronti a tornare in campo.

Grafica e gameplay ringraziano la “venuta” della nuova generazione di console. Un discorso, però, che non riguarda la sola componente tecnica – figlia del progresso tecnologico avvenuto nel corso di questi 5 anni e che fa rima con next-gen – ma anche le meccaniche e le dinamiche di gioco, riviste e non snaturate. Detto questo, vi lasciamo alla nostra recensione di Star Wars Jedi: Survivor, titolo, vi ricordiamo, giocato nella sua versione per console PS5

COINVOLGIMENTO

5 anni ed una nuova generazione di console a disposizione. L’impostazione del genere non è cambiata di molto, con un grande investimento sul fronte esplorativo. Adesso è ancora più bello perdersi nella giungla di segreti offerta dal level design.

Prime impressioni e interpretazione del genere

Da Padawan a Cavaliere Jedi errante. Il percorso del nostro Cal Kestis prosegue in Star Wars Jedi: Survivor, il secondo capitolo di questa originale saga che vede l’ultimo rimasto della sua stirpe che insegue ancora la sua missione intrapresa nel 2019. Respawn Entertainment sfrutta nel migliore dei modi questi circa 5 anni di sviluppo, proseguendo da dove erano rimasti ed enfatizzando maggiormente i punti di forza della loro prima uscita sul campo.

La nuova generazione ha aiutato, senza ombra di dubbio, a dipanare quelle perplessità giunte a margine della prima uscita sul campo del giovane Cal Kestis, con un action RPG che si dimostra molto reattivo e votato all’azione pura. La rivisitazioned del motion capture, ben più curata e precisa, aiutano ad enfatizzare meglio il lato umano dei personaggi, per quanto i poteri della forza ne amplificano il significato.

star wars jedi survivor grafica

Fattore ripetitività e scalabilità livello di difficoltà

Della serie “chi sbaglia paga”, il gameplay di Star Wars Jedi: Survivor non perdona. Sia la dimensione esplorativa che quella del combattimento non vanno mai per il sottile, invitando il giocatore a prestare la massima attenzione rispetto le cose da fare, studiando bene dove si possono nascondere le insidie. Di mini-boss ce ne sono a iosa, alcuni dei quali non vi lasceranno dormire sonni tranquilli. Per carità, tutto è evitabile, tranne che non sia un evento legato alla storia o alla missione in sè, ma il rischio è quello di perdervi “l’altra faccia” del gioco, decisamente molto interessante.

La storia di Star Wars Jedi: Survivor nasconde dei misteri e dei vuoti “di raccordo” rispetto agli eventi del primo capitolo. Questo piccolo espediente narrativo da solo basta per non farci mai annoiare, in attesa della prossima rivelazione, o l’incontrare nuovamente il vecchio equipaggio della Mantis.

CONTESTO DI GIOCO

Cal Kestis riveste nuovamente i panni di protagonista, portando con sè un fardello che sembra essere ben più pesante rispetto a come lo avevamo lasciato. Un eroe più malinconico, sempre alla ricerca dei suoi simili.

Storia e protagonisti

La storia di Star Wars Jedi: Survivor appare, nei momenti iniziali, un po’ “disorientante”. Ci aspettavamo di riprendere in mano il tutto da dove eravamo rimasti, ed invece così non è. Ritroviamo un Cal Kestis a distanza di 5 anni dalle avventure di Fallen Order, visibilmente provato dal peso delle sue responsabilità. Un personaggio molto più maturo ma con un costante senso di malinconia che lo attanaglia.

Il percorso che da Padawan lo ha portato all’affermazione di Cavaliere Jedi non è ancora del tutto concluso, con il lato oscuro della forza che attende ancora silente. È sicuramente un leader di quello che a primo impatto sembra un gruppo para-terroristico alla mercé di Saw Guerrera, già incontrato nel primo capitolo. L’impero resta ancora fermo nelle sue intenzioni, intenzionato ad eliminare sino all’ultimo esemplare di Jedi rimasto nella galassia.

star wars jedi survivor storia

Credibilità rispetto al genere

Star Wars Jedi: Survivor rientra all’interno del genere action RPG, con una spiccata inclinazione esplorativa. La componente ruolistica, rispetto alla prima avventura del 2019, ci sembra molto più ispirata in termini di progressione, con uno skill tree più ramificato sicuramente, in grado di enfatizzare meglio le caratteristiche del personaggio. A dare manforte a questo sistema di crescita sono stati inseriti i Benefici, dei bonus passivi che, una volta equipaggiati, forniscono costantemente dei vantaggi piuttosto interessanti.

Accanto a questi elementi classici, vi sono anche delle interessanti introduzioni che ricordano il mondo dei souls. La possibilità di cambiare la natura e la tipologia delle armi – a combattimento in corso – viene accolta con una novità di primissimo rilievo per la serie, oltre ad essere concepita nel migliore dei modi. Il paragone, alla lontana, ci porta a ricordare esperienze come quelle vissute in Nioh e Wo Long: Fallen Dynasty. Dateci dei “visionari” ma la similitudine è arrivata in maniera naturale.

Per quello che riguarda, invece, la dimensione esplorativa, il colpo d’occhio lo fa assomigliare ad un open world ma è solo una mera illusione. I confini sono ben noti, ed ogni stage ha un inizio ed una fine che non coincidono con il pianeta stesso, ma solo con una location ben identificata.

CONTROLLI/GAMEPLAY

Si parte da dove eravamo rimasti. Ci si mette veramente pochissimo a ritornare “in forma”, con le novità che sembrano giungere come un vero e proprio toccasana immersivo. La difficoltà di base, però, resta sempre.

Feeling, complessità e accessibilità dei controlli

Il metodo di fruizione dei vari livelli è praticamente rimasto identico a quello visto in Star Wars Jedi: Jedi Fallen Order. Si parte dalla Mantis e si torna sempre alla Mantis. In mezzo vi è un numero di porte e scorciatoie da sbloccare, utili per accorciare il viaggio di ritorno alla famosa navicella spaziale, nonché individuare segreti e oggetti nascosti.

I nuovi poteri di Cal permettono anche delle licenze atletiche rinnovate rispetto a quelle viste nel primo capitolo. L’ultimo Jedi parte già con la forza “equipaggiata”, che consente una maggiore libertà di movimento. L’introduzione dei viaggi rapidi – tra i vari punti di meditazione – e forse quella che possiamo definire la novità più interessante di questo secondo capitolo delle avventure dell’ultimo Jedi.

star wars jedi survivor doppia arma

Struttura del gameplay e coerenza con il genere

Il gameplay non cambia molto nella sua architettura di base, sempre votato all’azione e alla spettacolarità, senza dimenticare le sue “origini”. Partendo da quest’ultimo aspetto, la dimensione RPG di Star Wars Jedi: Survivor giunge ben più organizzata rispetto alla prima esperienza, con uno sviluppo del personaggio che si ramifica in tre modi possibili. La via del Jedi passa attraverso la padronanza dell’arte della spada, l’utilizzo della forza e lo sviluppo delle caratteristiche fisiche del personaggio. Elementi migliorabili attraverso la spendita di punti abilità ottenibili a seconda del nostro modo di giocare.

Questi, infatti, giungono sia ad esito di ogni combattimento (dove viene valutata la nostra performance di guerriero), ma anche valutando il nostro essere esploratori curiosi. Il level design premia tutti coloro che amano “perdersi” nelle mappe di gioco, invitando, spesso e volentieri, a prendere delle deviazioni. Il secondo capitolo delle avventure dell’ultimo Jedi apporta dei positivi upgrade anche alla olomappa – il sistema GPS a bordo del buon BD1. Questa si presenta con un interfaccia molto più chiara di 5 anni fa, con la possibilità di marcare i diversi POI sbloccati (e permetteteci di aggiungere anche “meno male”).

star wars jedi survivor skill tree

Il rinnovato skill tree consente uno sviluppo ben più organizzato, anche se ancora caratterizzato da una lentezza della crescita anacronistica rispetto ai trend dell’offerta di mercato. Bisogna sudare “sette camicie” e meritarsi l’insperato punto abilità, dimostrando il padroneggiamento di tutte le tecniche di combattimento a disposizione, siano esse offensive che difensive. I punti abilità, inoltre, arrivano anche dalla fase esplorativa, con il numero di scorciatoie, oggetti e segreti sbloccati e/o individuati.

Sotto il profilo del combattimento, i 60fps giungono come una vera e propria “manna dal cielo”. Si vede che il motion capture adottato in questo secondo capitolo dedicato all’ultimo cavaliere Jedi sopravvisuto è decisamente migliorato, riproducendo anche alcune sfumature che rendono i movimenti più autentici. Tutto questo favorisce anche la meccanica delle parate perfette, un assett fondamentale di tutto il combat system di Star Wars Jedi: Survivor, forse più importante pure dei movimenti offensivi.

La vera grande novità arriva dall’introduzione degli stili di combattimento, una dinamica che siamo soliti vedere nei souls. Ognuno di essi definisce una precisa modalità di utilizzo della spada a una mano, a due mani, e doppia lama, con tutti i pro e contro che ne derivano. Un’aggiunta che non va però solamente vista sotto il profilo ruolistico ma anche su un preciso intento di personalizzazione dell’esperienza di gioco. Nel nostro caso ad esempio per quasi la gran parte del tempo di gioco abbiamo preferito optare per una soluzione a due mani per il semplice fatto che enfatizzava il ritmo veloce e la frenesia dei combattimenti. Giusto o sbagliato che sia detto tra noi non importa visto che ogni esperienza va vissuta senza rimpianti.

star wars jedi survivor bd1

DIMENSIONE ARTISTICA

Se il primo capitolo vi era piaciuto sotto il profilo artistico, il secondo vi lascerà senza parole. Dal contesto al dettaglio, ogni aspetto è stato curato nei minimi dettagli. Andare a trovare “il difetto” non è facile. 

Ambientazione, stile e fattore immersione

Per quanto il level design presente in Star Wars Jedi: Survivor assomigli molto a quello visto nel corso del primo capitolo – con stanze e luoghi che si presentano inaccessibili all’apparenza e che diventano fruibili man mano che si fanno e/o sbloccano “cose” – è quasi impossibile non restare impressionati dal senso “d’immenso” restituito dalle diverse ambientazioni del gioco. La possibilità di muoversi tra i vari pianeti permette uno sviluppo anche non lineare della storia, tenendo sempre bene a mente che esistono anche altri interessanti aspetti de relato da scoprire.

Il livello grafico generale, comunque, appare molto più ispirato rispetto a quello visto nel primo capitolo. Un’ispirazione che ritroviamo, non soltanto sotto il profilo estetico (assolutamente di primissimo livello), ma anche per quanto riguarda la costruzione e la disposizione “in altezza” dei diversi elementi che compongono lo stage, decisamente meno confusionario rispetto a quanto visto cinque anni orsono. Ad aiutare, in tutto questo, c’è sicuramente una rinnovata veste grafica dell’immancabile olomappa, non più labirintica come quella vista in Star Wars Jedi: Fallen Order.

star wars jedi survivor gameplay

Livello di definizione grafica

La modalità fotografica presente all’interno di Star Wars Jedi: Survivor ci permette, invece, di fare numerose considerazioni circa il livello di dettaglio delle texture e di definizione di personaggi ed elementi che compongono lo scenario. Valutazioni che abbiamo posto in essere non solo con le parole ma anche con le immagini che troverete nella nostra recensione, totalmente prodotte in-house attraverso la photo-mode. Un modus operandi che ci permette di decretare, senza alcun indugio, la perfetta riuscita sotto il profilo della dimensione artistica di questo secondo capitolo delle avventure Cal Kestis.

Su tutti spicca la dimensione artistica, a dir poco eccezionale. Considerazioni che ci sentiamo di fare al netto di entrambe le modalità grafiche presenti. Scenografia e ambientazioni parlano la lingua starwarsiana, con un colpo d’occhio grafico di altissimo livello. Ci viene chiesto di scegliere tra i 30fps e i 60fps, con la risoluzione che viene sacrificata in funzione della fluidità. I ritmi sono più quelli di un gioco di avventura che di un action RPG con inclinazione fast-paced, ma non ci sentiamo di consigliarvi una soluzione piuttosto che l’altra.

star wars jedi survivor ambientazione

Colonna sonora ed effetti audio

Iconiche sfumature che, non solo accarezzano l’apparato uditivo, ma corteggiano – in maniera non poco velata – tutti gli appassionati della saga. La dimensione sonora di Star Wars Jedi: Survivor accontenta, in primis, tutti la fan service. I combattimenti con le lightsaber sono fantastici sotto il profilo uditivo, così come tutto il contesto audio che riguarda le armi e tecnologie in dotazione all’esercito Imperiale. L’obiettivo è quello di garantire una fedeltà senza precedenti.

Un’esperienza che va vissuta con un impianto audio idoneo, motivo per cui vi consigliamo caldamente di munirvi di cuffie Audio 3D compatibili e scegliere, nelle opzioni del gioco, uscita audio auricolari. In questo modo si garantisce un maggiore contenimento delle fonti sonore, concentrando tutte quelle sfumature di cui vi parlavamo in precedenza. E anche sotto questo aspetto il miglioramento si è visto e come rispetto al primo capitolo delle avventure di Cal Kestis, un segno tangibile di come Respawn Entertainment abbia capito come sfruttare al meglio la nuova generazione di console.

star wars jedi survivor esplorazione

INTRATTENIMENTO

Parliamo di un mito, un fenomeno in grado di coinvolgere intere generazioni. Certo, non è detto che i videogiochi riescano a capitalizzare al meglio questa eredità, ma il seguito va comunque sfruttato nel migliore dei modi. 

Modalità di gioco e rigiocabilità

In maniera del tutto analoga a quanto successo 5 anni, gli sviluppatori hanno concentrato tutti i loro sforzi per garantire un esperienza “in solo”. Una sola modalità presente al lancio, e senza nessuna apertura verso un ipotetico innesto futuro verso il multigiocatore. Una scelta, anche per via dell’assenza di una vera e propria pianificazione di contenuti post lancio, che influenza la rigiocabilità stessa del titolo. Nuovi ed interessanti stimoli arrivano dai diversi livelli di difficoltà presenti, ma questi non bastano per convincere a ricominciare una volta giunti ai titoli di coda.

Feature multigiocatore e predisposizione allo streaming

Parliamo di Star Wars, un qualcosa caratterizzato da un seguito che definire “indefinito” è riduttivo. Un gioco di parole che meglio descrive il livello di aggro che ci può essere intorno ad un titolo che rientra, anche solo marginalmente, nel capolavoro concepito da George Lucas. Sarà interessante capire, invece, come verrà – e se verrà – sostenuto nel lungo periodo dagli sviluppatori, con DLC ed espansioni nel post end game.

Portarlo in live genera, sicuramente, un indotto più che positivo, anche per via di tutti gli easter eggs presenti nel gioco. Argomenti utili ad alimentare discussioni con la community. La spettacolarità del gioco garantisce, inoltre, un livello di interesse che si autoalimenta nel corso delle varie ore di gioco a disposizione che ci separano dal finale della storia. È un titolo che, sicuramente, asseconda le esigenze dei fan, ma anche in grado di catturare l’interesse dei neofiti.

RASSEGNA PANORAMICA
Prime impressioni
8.0
Contesto di gioco
8.0
Controlli/Gameplay
8.5
Dimensione artistica
9.0
Intrattenimento
8.0
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