Horizon Forbidden West, la recensione su PS5

Aloy è tornata, più in forma che mai.

Horizon Forbidden West recensione ps5

L’attesissimo Horizon Forbidden West fa il suo debutto, e siamo pronti per immortalare l’importante momento con una nostra recensione. Abbiamo provato questa ultima grande esclusiva SONY su console PS5, pronti per tuffarci in una nuova avventura al fianco dell’inossidabile Aloy. Sono passati ben 5 anni da Zero Dawn. Guerrilla Games, nel mentre, ha regalato il suo engine a Hideo Kojima e a Death Stranding. Di Aloy e del suo mondo si iniziava a perdere progressivamente la memoria.

L’annuncio di Forbidden West, arrivato nel 2020 in piena pandemia, ha riacceso in noi quell’interesse quasi sopito. Il ritardo è stato fisiologico e l’abbiamo presa con la giusta filosofia del momento. Il problema è che è arrivato nel mese di Elden Ring, altro attesissimo gioco dell’anno. Nonostante questo, ci siamo foderati occhi e orecchie per concentrarci in questa nuova e importante avventura.

Horizon Forbidden West recensione ps5

Si va nel perduto e temibile ovest, alla ricerca di Sylens e di ADE. Ebbene sì, ripartiamo da dove eravamo rimasti. Era piuttosto scontato visto il finale del primo capitolo. Sono passati 6 mesi dalla battaglia di Meridiana. Aloy si riunisce a tutti coloro che hanno rischiato la vita in quella lunga notte, con la consapevolezza di non essere più “solo” un’emarginata. È diventata un esempio da seguire, una fonte di inspirazione. Un’eroina. Questo “vestito” la mette a disagio, ma il suo destino, ancora una volta, è pronto a compiersi.

L’erede genetica di Elisabeth Sobeck si troverà davanti a delle nuove sfide. Queste, a loro volta, richiedono inediti approcci a livello di meccaniche di gioco. Il modello di gameplay è pressoché identico a quello del capitolo precedente, con un open-world da una spiccata vena aRPG. Le ambientazioni sono enfatizzate dalla potenza della nuova generazione, che porta il DECIMA engine a toccare le vette del 4K e dei 60fps. Le premesse di Horizon Forbidden West sono più che invitanti. Bando alle ciance e tuffiamoci in questa nostra recensione per console PS5.

Prime Impressioni: c’era una volta l’open world

Il cuore è ancora rivolto a Zero Dawn, ma ci si mette poco a mettere in cantina quelle emozioni che iniziavano a puzzare di “vecchio”. Horizon Forbidden West, però, rispetta i nostri sentimenti e ci invita a non mettere da parte tutti i ricordi. La prima impressione, infatti, è quella di una naturale prosecuzione. Si danno molte cose per scontato e ci si concentra, in particolare, sulle vere novità. Il rampino, la risonanza energetica e persino la possibilità di planare con un aliante.

Si ritorna nel mondo costruito da Gaia ma con una piaga che lo sta lentamente divorando. Sono passati circa 6 mesi dagli eventi di Meridiana. ADE non è stato sconfitto. Sylens ci ha messo lo zampino e ne ha fatto un backup. Aloy intraprende un nuovo viaggio e questa volta sarà molto più “tosta” di 5 anni fa. L’intelligenza artificiale delle macchine – e dei nemici in genere – è stata profondamente rivista in chiave “bastarda”. Lo abbiamo giocato in “Molto Difficile” e vi possiamo assicurare che non sarà per nulla facile.

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In fondo crediamo che sia giusto così. Non ha nessun senso “rushare” tra una missione e l’altra senza concentrarsi sul mondo in cui vive Aloy. Onestamente, si perde più della metà dell’esperienza se la vita vi si presenta troppo “facile”. Sentire il momento, invece, è quello che Guerrilla Games si aspetta da questa nuova avventura. Le vibrazioni del DualSense e delle Pulse ci invitano a non affrontare con troppo relax.

Di questo aspetto non ci si accorge subito. Il profondo e perduto Ovest sarà la giusta palestra per allenare la vostra pazienza. Chi sbaglia muore. La storia merita e probabilmente, con questo approccio, saranno più le sconfitte che le vittorie. Entrerete, però, in simbiosi con Aloy, al tal punto da percepire la sua paura dietro quella sua maschera di apparente sicurezza. Feel the vibes.

Contesto di gioco: una famiglia chiamata Playstation Studios

Perdonate se in questo capitolo della nostra recensione di Horizon Forbidden West scivoliamo dentro una profonda riflessione. Sentiamo, però, di doverlo fare, anche alla luce delle ultime esperienze con i titoli sfornati dai first party dei Playstation Studios. Il senso di tutto questo arriva a margine di quello che abbiamo vissuto in The Last Of Us Parte II, Ghost of Tsushima, Returnal e Days Gone. Il perché abbiamo citato questi titoli può portarvi a pensare che siamo vicini alla follia, ma concedeteci un minimo della vostra fiducia.

Quello che prima era SCE Worldwide Studios, e poi è diventato SIE Worldwide Studios, nel 2020 assume una nuova veste. Non è solo un cambio di nome ma è un qualcosa di molto più grande. Qualcosa di vero e che assomiglia sempre di più a una grande famiglia, dove l’invidia lascia spazio alla condivisione delle esperienze, e il “copiare” muta in ispirazione. C’è moltissimo dei 5 titoli citati prima nell’ultima uscita sul campo di Guerrilla Games.

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E come se Naughty Dogs, Sucker Punch Productions, Housemarque, Bend Studio si fossero incontrati a cena con i dev olandesi per discutere sul come costruire un sequel senza precedenti. Il mondo di Aloy sembra una crasi perfetta tra quello di Ellie e Deacon, con le rovine di un mondo che è stato divorate dalla natura selvaggia. Le capacità di esplorazione e la progressione del personaggio ricordano quanto visto sull’isola di Tsushima, con una settorializzazione della componente RPG. Per non parlare, poi, dell’AI delle macchine, al pari della di quanto visto una volta atterrati su Atropo.

È stato bello aver vissuto queste molteplici esperienze di gioco prima di approdare in quella regalata da Horizon Forbidden West. Non la possiamo considerare un punto di arrivo, questo è certo, ma è la perfetta fotografia della nuova filosofia voluta da SONY per l’intrattenimento di nuova generazione. Una summa delle best practice dei suoi principali attori.

Gameplay: si riparte da dove eravamo rimasti

Horizon Forbidden West propone una formula del gameplay molto simile a quella del primo capitolo. Si riparte, insomma, da dove eravamo rimasti nel 2017, con un giusto compromesso tra la componente action e quella RPG. La vena esplorativa è la stessa di 5 anni fa e spinge il giocatore di turno ad affrontare le nuove sfide del profondo ovest. L’unica cosa che avremmo preferito – anche se entrano in gioco le motivazioni personali – è un piccolo premio per i giocatori di lunga data. Un qualcosa in grado di riconoscere il save-game ed offrire un piccolo boost iniziale per tutti coloro che si sono fatti già il “mazzo”. Una misera considerazione rispetto quanto già fatto, in funzione di quello che, poi, ci aspetta anche questa volta.

Si ricomincia con Aloy armata inizialmente di solo arco e lancia e che con il tempo migliora il suo arsenale di base. Tra le new entry “di rilievo” abbiamo il rampino, la lancia potenziata dalla risonanza e l’aliante energetico. 3 feature che viaggiano all’unisono con quello che ci aspetta nel corso del gioco: sequenze platform e combattimenti “belli” intensi. Lo scanner viene dotato di due interessanti upgrade sin dall’inizio, l’impulso e la scansione/selezione dei punti deboli del nemico. In modo quasi velato (ma non troppo, ndr), si viene invitati ad un approccio prudente e quanto più strategico possibile. Le macchine attaccano in branco e attirano l’attenzione di tutte quelle presenti nell’area, sia sopra che sotto terra. Siete avvisati.

Horizon Forbidden West recensione ps5

Vi sono molte più cut-scene di quelle viste nel primo capitolo. Queste vanno a sostituire quei terrificanti siparietti visti nel 2017 e sono utili per garantire una narrazione “quasi” sempre fluente. Nonostante questo, alcune sequenze mantengono ancora la loro impostazione originale. La struttura base del gioco prevede un sistema a missioni, suddivise tra principali e secondarie. A queste si aggiungono ulteriori side quest come gli incarichi e le sfide.  Dulcis in fundo, vi sono altresì numerose aree segrete da scoprire, per cui divertitevi a girare senza meta che ne vale la pena.

La potenza di PS5 consente altre due interessanti upgrade che migliorano notevolmente l’esperienza generale di Horizon Forbidden West. I tempi di caricamento vengono quasi azzerati grazie alla presenza dell’SSD interno, regalando una continuità che nel primo capitolo ci sognavamo. Sul fronte gameplay puro, invece, il controller DualSense offre la possibilità di vivere il momento grazie alla presenza del feedback aptico e dei trigger adattivi. I dev di Guerrilla Games compiono, sotto quest’ultimo punto di vista, un lavoro magistrale.

Dimensione artistica: poche parole, tante emozioni

Che dire, siamo senza parole. In verità eravamo quasi convinti di essere preparati a quello che ci avrebbe aspettato in Horizon Forbidden West e al potenziale che la nuova PS5 era in grado di offrire a quelli di Guerrilla Games. Purtroppo per noi, il training non è servito e l’atterraggio è stato “da infarto”. Dal punto di vista artistico siamo davanti a qualcosa senza precedenti. È un nuovo punto di inizio del genere open world. Cerchiamo di filtrare tutte le nostre emozioni al netto dell’esperienza di gioco, in modo da costruire un discorso razionale e privo di considerazioni personali (per chi vi scrive non è assolutamente facile, ndr).

Come succede da qualche anno a questa parte, viene chiesto al giocatore se dare la priorità al framerate o alla risoluzione, senza chiedere nulla a riguardo rispetto al raytracing. Con la prima i 60fps bloccano la risoluzione a 1800p, regalando una fluidità molto utile nei combattimenti. D’altro canto i 2160p fanno gola, anche se bisogna accettare il compromesso dei 30fps. Sarebbe stata bella una soluzione “dinamica”, come quelle provate in Marvel’s Spiderman e Ratchet & Clank: Rift Apart. Visto il sistema di gioco che divide i momenti di esplorazione pura a quelli di combattimento poteva essere una soluzione da implementare.

Horizon Forbidden West recensione ps5

L’estensione della mappa ci porta ad esplorare una miriade di ecosistemi tutti diversi tra loro. Ognuno di questi invita a cambiare il nostro approccio, diversamente da quanto succedeva nel primo capitolo. La mappa non subisce in modo passivo la presenza del giocatore, ma lo invita a prestare un’attenzione maggiore in fase analitica. In parole povere, prima di “fare” bisogna capire dove ci si trova. La vegetazione, in tal senso, è un’alleata fondamentale. La flora offre un livello di risoluzione quasi fotorealistica, con il fattore immersione che ringrazia.

Last but non least, occorre spendere qualche parolina per il comparto audio. Approfittando della presenza dell’Audio 3D, Guerrilla Games si è divertita ad esplorare l’universo sonoro del profondo ovest. Per capire di cosa stiamo parlando vi invitiamo, qualora dotati di cuffie Pulse, a fare questo piccolo esperimento: provate ad avvicinarvi alle macchine sfruttando l’erba alta. Vi sembrerà di toccarle con le vostre mani.

Horizon Forbidden West recensione ps5

In conclusione

Ed eccoci giunti alla conclusione di questa nostra recensione di Horizon Forbidden West, titolo giocato su console PS5. Abbiamo esaurito tutta l’attesa del momento, divorando letteralmente le prime ore di gioco. L’approdo nell’ovest è stato accompagnato da un tripudio di interrogativi e conferme. Guerrilla Games non altera la formula base del gameplay, e questa la dice lunga sulla solidità di Zero Dawn, a distanza di oltre 5 anni dalla sua ultima apparizione. Ancora non sappiamo nulla dei piani del post end-game, ma poco importa e ci godiamo fino in fondo quello che abbiamo.

Che non è poco, questo è indubbio. Il perduto e selvaggio ovest offre molta carne da mettere al fuoco. Tra missioni e side-quest di roba da fare ce ne è parecchia. La noia e la ripetitività vengono scacciate via dalla presenza di un mondo di gioco che non subisce passivamente la nostra presenza. Non si può stare mai tranquilli, anche se conosciamo alcune zone come le nostre tasche. La progressione del personaggio è molto più ampia rispetto a quella del primo capitolo, lanciando l’amo verso una svolta specialistica della nostra eroina. 

La dimensione artistica del gioco regala un nuovo orizzonte per il genere open world. D’ora in avanti questo diventerà il termine di paragone. Parole pesanti ma assolutamente meritate. Bisogna rendere onore al lavoro degli olandesi di Guerrilla Games, che sono riusciti a sfornare un tripla A di questo calibro in un contesto pandemico che ha messo a dura prova tutti gli addetti ai lavori del settore. Complimenti vivissimi. 

RASSEGNA PANORAMICA
Prime impressioni
9.0
Contesto di gioco
10.0
Gameplay
9.0
Dimensione artistica
10.0
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L'approdo nell'ovest è stato accompagnato da un tripudio di interrogativi e conferme. Il perduto e selvaggio ovest offre molta carne da mettere al fuoco. Tra missioni e side-quest di roba da fare ce ne è parecchia. La dimensione artistica del gioco regala un nuovo orizzonte per il genere open world. D'ora in avanti questo diventerà il termine di paragone.horizon-forbidden-west-ps5