Ci mancava solo il gameplay per chiudere la nostra recensione di Ratchet & Clank: Rift Apart, ultima grande esclusiva PS5. Seconda uscita importante per Insomniac Games. Dopo Marvel’s Spider-Man Miles Morales, arriva un grande classico del first party Sony. Il prossimo anno la saga spegnerà le 20 candeline, con ben 15 titoli all’attivo tra saghe regolari , spin-off e remake.

Si riparte dal titolo uscito nel 2016, quello che celebrava l’uscita del film, oltre che un simil reboot della saga. Le fasi iniziali del gioco, infatti, ricordano quanto successo in quest’ultimo capitolo, con un simpatico teatrino in cui vengono illustrati gli eventi e un tutorial giocato.

Ratchet Clank Rift Apart recensione ps5

Il salto grafico è piuttosto importante. Il signor ray tracing alimenta il nostro palato sin dai primi vagiti del gameplay. Anche se, a dire il vero, quello che ha attirato di più la nostra attenzione è il lato espressivo dei vari protagonisti. Per quanto il gameplay sia, da sempre, la pietra miliare della saga, ci piace pensare che qualcuno si è accorto che esistono anche altre cose importanti. D’altro canto il fattore immersione, comunemente inteso, inizia con il gameplay, ma da solo non basta.

Se da una parte il lato grafico fa il suo lavoro, il DualSense riesce, come sempre, a fare la sua gran figura. Il feedback aptico e i trigger adattivi fanno sentire la loro presenza, senza, però, mai dare fastidio. Ogni arma sfrutta i due livelli di pressioni del trigger R2, scegliendo la modalità di fuoco. Un piccolo assaggio della rivoluzione sensoriale che Sony ha avviato con la sua next-gen.

Senza andare oltre, vi lasciamo alle nostre prime impressioni di gioco, lasciando sempre valido il nostro appuntamento con la prossima recensione di Ratchet & Clank: Rift Apart.

Prime impressioni: immersione fa rima con azione

Ratchet & Clank: Rift Apart punta forte sul suo lato action. Lo fa sin da subito, senza mai dare segni di rallentamenti. Le cut-scene ci sono, ma sono essenziali, rapide e non invasive. Il gameplay resta sempre il protagonista indiscusso. Il nostro Ratchet ricomincia da dove ci eravamo lasciati. Il layout dei controlli è lo stesso del 2016, così come le cose che il giovane Lombax sa fare. La piccola rinfrescata, comunque, è servita.

Per vedere quello che di nuovo è stato introdotto dobbiamo arrivare al primo salto dimensionale, quello che ci porta nell’universo in cui il diabolico Dr. Nefarius ha vinto. Qui facciamo la conoscenza della new entry della serie, Rivet. A prima vista sembra l’alter ego femminile di Ratchet. Un’affermazione, questa, che trae origine dallo stile di gioco dei due. Praticamente identico. Ancora troppo poco per saltare ad affrettate conclusioni, anche se ci aspettavamo due diversi stili di gioco.

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Il lato artistico del gioco lascia ancora una volta il segno. La differenza, però, la fa il ray tracing. Insomniac Games ci ha dimostrato che ha capito come sfruttare, al meglio, la nuova tecnologia di rendering. Come in Marvel’s Spiderman Miles Morales, pure in Ratchet & Clank: Rift Apart troviamo la modalità performance RT. Forti della positiva esperienza con l’instancabile arrampicamuri, anche in questa occasione abbiamo ceduto al fascino dei 60 fps e alla potenza della luce.

Le dinamiche dei viaggi interplanetari le ritroviamo, al pari, in questa avventura, ma la loro fruizione è completamente diversa. Il merito di tutto questo è dei caricamenti ultra-veloci del nuovo SSD di PS5, che azzera i tempi di caricamento. “Azzera” è il termine giusto, visto che sono in tempo reale.

Contesto di gioco: una saga che si evolve

Alle soglie dei 20 anni di attività, Ratchet & Clank: Rift Apart rappresenta un nuovo capitolo a tutti gli effetti. Quello del 2016 era quasi un promo del film in uscita, anche perché riprendeva eventi e situazioni già viste nel primo storico capitolo del 2002, con qualche innesto preso da quelli successivi. Un remake, insomma, che, a conti fatti, non rientra nemmeno nella timeline “ufficiale” della saga.

Insomniac Games e Sony chiamano a sé nuovi adepti. Si ricomincia da capo, quindi, con una nuova storia, nuovi personaggi, (quasi) nuovi nemici. Il gameplay non richiede un grado di preparazione importante. Basta il breve tutorial iniziale e quelli che vengono somministrati via via. Un’accessibilità, questa, che viene anche dimostrata nei momenti iniziali dell’avventura. La storia e il gameplay, infatti, vengono raccontati giocando. Impossibile non celebrare l’intelligenza di questa scelta degli sviluppatori.

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Il gameplay è stato, da sempre, il focus di ogni titolo della saga. Avendo come competitor diretto il buon vecchio Crash Bandicoot, per forza di cose si doveva puntare su un sistema di gioco rapido e frenetico. Valido anche in questa occasione, con la vena action che lavora a ritmo serrato. Ci abbiamo, però, visto anche un’attenzione verso la narrativa. Questo aspetto, che viaggiava sempre in secondo piano, è salito in cattedra. La storia raccontata in questa occasione presenta delle sfumature di maturità, con una morale sempre pronta a fare il suo ingresso.

Come non celebrare, in via del tutto inedita, la presenza della photo mode. Insomniac Games, in questo campo, fa scuola. Senza fare troppi sforzi, prende la modalità fotografica presente in Marvel’s Spider-Man Miles Morales e Marvel’s Spider-Man Remastered e la trasferisce in Ratchet & Clank: Rift Apart. L’unico aspetto diverso è la presenza delle pose. Il nostro personaggio, infatti, può assumere delle posizioni ed espressioni diverse a seconda dello scatto che vogliamo portare a casa.

Il lato multimediale: una capacità espressiva senza precedenti

Ratchet & Clank: Rift Apart, come già ribadito nel corso della recensione, avvia, di fatto, un nuovo corso della saga. Archiviato il capitolo “ponte” del 2016, la famosa serie di Insomniac Games è pronta per intraprendere una strada che, per forza di cose, incrocia quella della nuova generazione. Tralasciando il fatto – e mica da poco – di essere uno studio first party Sony, gli sviluppatori, in questo nuovo capitolo, hanno fatto di tutto per sfruttare al meglio tutte le nuove feature a disposizione.

Ed ecco, quindi, che sale in cattedra il ray tracing, con tutti gli annessi e connessi. L’idea della modalità perfomance RT, presa in prestito da Miles Morales, funziona alla grande anche in Ratchet & Clank: Rift Apart. In un certo senso, vista l’ambientazione lontana anni luce dalla New York di Spiderman, funziona anche meglio. Quando il ray tracing c’è fa sempre vedere la sua presenza, con una transizione verso i 60fps che appare, ad occhio nudo, rapida e indolore.

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Luci, suoni e colori sono riusciti, in verità, in un’impresa senza precedenti per la saga. I vari personaggi, buoni o cattivi che siano, possiedono una capacità espressiva tale da caratterizzare un personaggio. Ci si accorge di questo piccolo, ma importantissimo dettaglio, non solo nelle cutscene ma anche nei momenti di gameplay puro. La presenza della photo mode, inoltre, aiuta moltissimo nel cogliere questo aspetto, del tutto inedito per la saga.

I giochi di luci e colori, permettono, altresì di entrare in prima persona nel mondo di Ratchet & Clank, vivendo la storia con un po’ più di empatia. Il gameplay resta sempre e comunque l’osservato speciale, ma ci siamo accorti che esistono anche una trama e dei personaggi. Il nuovo corso della fortunata saga di Insomniac Games inizia da qui.

Gameplay: due personaggi “copia e incolla”

Non ci si accorge subito di questo preoccupante aspetto, ma dopo la prima ora di gioco la dura verità si manifesta. Ratchet e Rivet sono due cloni. Cambia solo l’aspetto fisico, ma i due protagonisti di Ratchet & Clank: Rift Apart, in termini di gameplay, sono pressoché identici. La progressione dei personaggi, della build e delle armi è condivisa. Una scelta, questa, che genera un appiattimento dell’esperienza generale di gioco, che porta, in seguito, alla tanto odiata apatia da ripetività.

L’unico elemento che risveglia, ogni tanto, il nostro interesse, è insito nel livello da affrontare. Le dinamiche sono le stesse del 2016, e della serie in generale. Si sceglie il pianeta da esplorare e si parte alla volta del corpo celeste. Ivi raggiunto, quello che ci aspetta è sempre una sorpresa, se la si vede dal punto di vista dell’esplorazione. Per ravvivare il piatto vengono inseriti delle missioni secondarie che, il più delle volte, sbloccano dei pezzi armatura.

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Il gameplay e le cose da fare, gira che ti rigira, sono quasi sempre gli stessi. L’elemento, però, che ci ha spinto sempre oltre, tralasciando la storia e il contesto degli eventi di cui abbiamo già ampiamente discusso, resta quello della progressione. Oltre alle armi, che a livello creativo non fanno una minima piega, il concetto di build ci ha convinto. Non parliamo solo del lato estetico, ma anche a livello di gioco. Ogni componente (peccato che ce ne siano solo 3, ndr) ha dei perk che si riflettono in gameplay. Ed ecco che quell’action platform “classico” strizza l’occhio al mondo degli RPG.

Lo abbiamo già detto in precedenza e non ci stancheremo di ribadirlo anche in questa occasione. Ratchet & Clank: Rift Apart ha tracciato la nuova direzione della saga, inserendo, in maniera non troppo brusca, dei piccoli ma importanti elementi di novità. Sta a voi, adesso, scegliere da che parte stare, da quello dei puristi o quelli che accettano il cambiamento.

In conclusione

Come avete potuto vedere questa volta abbiamo voluto fare le cose in maniera diversa rispetto al solito. Il motivo è molto semplice, non vogliamo dimenticare nulla per strada. Scrivere una recensione non è per nulla facile, ma la cosa che a tutti puntano è creare un prodotto utile ed efficace. Una guida all’acquisto, in primis, ma anche una sintesi dell’essenziale e dell’utile.

Le prime impressioni su Ratchet & Clank: Rift Apart sono state più che buone. Ci aspettavamo un signor titolo è così è stato. Insomniac Games ha compreso perfettamente il vero significato della parola “next gen”. Un termine, questo, che non guarda solo ed esclusivamente l’aspetto tecnico ma anche quello ideologico. Una rivoluzione filosofica quella apportata da questo nuovo capitolo della saga, che non mette il gameplay al primo posto.

Il contesto di gioco vede un titolo più maturo rispetto a quelli precedenti. I personaggi hanno una storia da raccontare, e noi abbiamo voglia di ascoltarla. Anche il lato espressivo, forte di una risoluzione grafica di tutto rispetto, sono state una piacevole e gradita novità. Il lato multimediale, inoltre, parla perfettamente la lingua della nuova generazione. La modalità performance RT, ancora una volta, ci lascia a bocca aperta.

Ratchet & Clank: Rift Apart, purtroppo, cade sul suo lato più forte, quello del gameplay. I due protagonisti, Ratchet e Rivet, sono identici in tutto e per tutto. Lo stile di gioco e la progressione sono condivisi, senza alcun aspetto peculiare. Una scelta, questa, che si ritorce contro di noi visto che, già dopo la prima ora di gioco, la ripetitività spunta dietro l’angolino.