E arriviamo a uno dei momenti più attesi dell’anno, quello di Cyberpunk 2077, occasione da immortalare con una nostra recensione per console Xbox One. Doveva essere ricordato come un capolavoro videoludico. Uno di quei giochi che si “mura” nella classifica dei 100 giochi più venduti di sempre, o nella “hall of fame” di ogni gamer. Doveva… ma non è andata per niente così. Anzi, è successo l’esatto opposto. Quello che sembrava un successo annunciato, sin dalla sua presentazione nel 2012, si è rivelato quasi un flop clamoroso. Sono piovute richieste di risarcimento da tutto il mondo, al punto da costringere Sony a rimuoverlo dallo store. Microsoft, invece, ha dato la possibilità di ottenere un refund ma senza alcuna rimozione.

La colpa di tutto questo? Il gioco si è presentato al pubblico in una forma incompleta nel suo insieme e poco compatibile con le console più datate. Le PS4 e Xbox base, quelle senza il “Pro” e la “X”, non riescono a stare dietro al gioco, con continui crash e perdite di frame. Su PS5 e Xbox Series X la situazione non è proprio rosea, anche se il grosso dei problemi colpisce la console giapponese. Non sono bastati, purtroppo, i numerosi rinvii di CD Projekt Red. Qui il Covid-19 c’entra ma fino a un certo punto. Sembrava quasi di assistere a un Anthem bis. Tutti i video gameplay visti sinora, utili ad alimentare il nostro hype, tutto d’un tratto si sono rivelati quasi delle mezze prese in giro. Togliendo anche il quasi.

cyberpunk 2077 recensione xbox one

Vi è però un grande “ma”. La nostra prova di Cyberpunk 2077 è andata benissimo a livello di stabilità. Non siamo mai “crashati”, anche nei momenti precedenti l’uscita del primo hotfix. Abbiamo sì notato dei pesanti downgrade dinamici quando si entrava nel cuore di Night City, con la nostra V che sembrava essere uscita dal Sega Saturn visti i suoi evidenti poligoni. Anche gli fps scendevano drasticamente in queste occasioni, cosa che poi sembra essere sparita con l’ultima patch uscita nei giorni scorsi. Il gameplay, in ogni caso, ha delle lacune non indifferenti, anche nella sua costruzione base. Come vi diremo meglio in recensione, quando punti troppo in alto poi si deve tornare sulla Terra altrimenti si rischia di vagare nello spazio.

Non possiamo, invece, che evidenziare il lavoro artistico fatto da questi ragazzi e ragazzi della software house polacca. Se dovessimo dare un voto solo a questo aspetto, è un 10 meritato. L’attenzione per i dettagli è quasi maniacale, a partire dalla lattina sul ciglio della strada sino all’architettura dei vari quartieri della città. Luci, suoni, colori sono in grado di regalarci dei momenti indimenticabili. Purtroppo (per voi) chi vi scrive ha un debole per questa componente e, per dovere di cronaca, è giusto “mettere le mani avanti”.

Stop alle premesse, lasciando spazio alla nostra recensione di Cyberpunk 2077, titolo, vi ricordiamo, giocato nella sua versione Xbox One.

Il tanto, il troppo e il giusto

Iniziamo la nostra recensione Xbox One di Cyberpunk 2077 con una piccola considerazione generalista circa la realizzazione di un videogioco. Al pari di un qualsiasi progetto, le variabili da gestire sono moltissime, figuriamoci poi con un tripla A. CD Projekt RED, dopo The Witcher 3: Wild Hunt, ha voluto alzare la voce, promettendo moltissime cose. Quasi in maniera velata, ha cominciato, pian piano, a ritirare la “manina”, accorgendosi che forse aveva sparato troppo in alto. Quello che stiamo giocando oggi non è in alcun modo quello promesso, con molti aspetti eliminati in corso d’opera.

Quella famosa coperta che, all’inizio di ogni bellissima storia, sembra grande e pronta ad esaudire ogni aspettativa, con il passare del tempo diventa sempre più piccola. Lo sviluppo di Cyberpunk 2077 è stato così, con moltissimi problemi di stress e crunch legato al sovra-lavoro. Nonostante questo, il gameplay generale offre al giocatore un senso di libertà quasi disarmante.

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All’inizio si viene investiti da un’ondata di dati e informazioni sulla storia e la lore dei vari personaggi. Si resta estasiati dalla schermata di creazione del personaggio. Con un po’ di buona volontà si è in grado di ricreare il “perfetto” se stessi nel gioco.

L’errore più grande che si può fare nei momenti iniziali del gioco e quello di dare uno sguardo alle schermate di sviluppo del personaggio. Ancora oggi, dopo decine e decine di ore di gioco alle spalle, troviamo sempre nuovi aspetti oppure che ci sembrano tali perché le abbiamo dimenticati. In perfetto stile RPG lo skill tree è immenso ed è in grado di specializzare il personaggio a tutto tondo.

Anche se non proprio dichiarato, bisogna subito entrare nell’ottica di idee che la build è “tutto” in Cyberpunk 2077. La cosa che dispiace è che, al momento in cui scriviamo, la modalità multigiocatore non è presente. Questa lacuna è pesante, soprattutto per un titolo che sarebbe stato perfetto da giocare in PVE e/o PVP.

Night City, una città che vive

La storia e gli eventi di Cyberpunk 2077 si svolgono a Night City, una versione distopica delle attuali metropoli come New York e Tokyo. Il mondo è sopraffatto dalla tecnologia. Le persone ne sono dipendenti al punto che per migliorare la propria vita installano innesti invasivi sul loro corpo. Il risultato è una popolazione metà uomo e metà macchina, dei cyborg schiavi di hardware e software. In questo scenario le Corporazioni si sono sostituite alle autorità locali, creando un divario sociale netto e meschino. I meno abbienti sino sono rifugiati nel deserto o ai margini della città, in attesa di vendere il proprio corpo al miglior offerente.

Il nostro personaggio, V, appartiene ad una banda di fixer in procinto di fare il salto di qualità. Quello che poteva sembrare l’ingaggio della vita, ben presto si rivela un pericoloso ago della bilancia per i precari equilibri socio-politici. In tutto questo il fattore interazionale sarà fondamentale. Quasi tutti i personaggi sono “cliccabili”, nel senso che vi rispondono ma senza instaurare un dialogo. Alcuni di quelli chiave, intavolano con noi delle discussioni che portano a delle scelte. Queste si riflettono nell’immediato sul gameplay, anche se alcune sembrano manifestare gli effetti anche nel medio lungo periodo.

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Svilupperete delle belle amicizie e anche delle intense storie d’amore. D’altronde a Night City o si vive o si muore. Tralasciando, per ovvi motivi, il come. L’unica cosa che vi possiamo anticipare è che bisogna fare delle scelte importanti. Nel corso del gioco verrete bombardati da messaggi e chiamate di appaltatori, pronti a riempirvi di incarichi (sempre dietro pagamento). Molti di questi non sono fini a sé stessi. Alcuni assolvono la funzione di quest principale, e altri, invece, di secondarie. In egual maniera tutti vi fanno crescere a livello esperienza, guadagnando punti abilità da spendere nella progressione del personaggio.

Oltre a questo, la metropoli offre moltissimi eventi casuali. Alcuni di questi sono alla luce del sole, come una sparatoria in un vicoletto tra poliziotti e gang. Taluni, invece, sono segreti e non proprio visibili ad un occhio poco attento. La cosa importante, come vi dicevamo, è vivere la città. Prendete la vostra bella macchina o moto, che sia, e perdetevi tra le strade e i vicoletti di questo piccolo micro-mondo cyberpunk.

10 anni di cultura videoludica in un gioco

Se dovessimo riassumere in pochissime parole “che cos’è Cyberpunk 2077”, vi diremmo che è un concentrato degli ultimi 10 anni di cultura videoludica. Se frequentate il mondo dei videogiochi già da qualche anno, ritroverete nel nuovo gioco di CD Projekt RED alcune meccaniche e situazioni non proprio inedite. Non stiamo, ovviamente, insinuando in alcun modo che la software house polacca abbia copiato alcuni aspetti di altri giochi famosi. Si è, invero, liberamente ispirata, riuscendo a catturarne il meglio e a rielaborarlo.

Il senso di libertà che si respira in Night City è lo stesso della serie GTA. Quando V entra in macchina, poi, tutto questo diventa ancora più chiaro. Anche il sistema di guida della macchina, tipicamente arcade, sembra essere lo stesso del famoso gioco di Rockstar. Il poter fare tutto, poi, come e quando si vuole lo fa dannatamente somigliare. Quello che cambia è tutto il resto, e ci mancherebbe. La scelta, però, di clonare lo stile di GTA (e ribadiamo lo “stile”) è stata intelligente.

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Si vede anche moltissimo di Watch Dogs, ed in particolare dell’ultimo capitolo della saga Legion. Sarà perché in Cyberpunk 2077 tutto è “hackerabile”, persino gli impianti installati sulle persone. Le violazioni seguono delle particolari procedure, alcune delle quali richiedono codici e altro. Le ricompense ottenute non sono male, in termini di punti esperienza e crafting. Queste influiscono, inoltre, anche sulle tecniche di ingaggio e sul gameplay generale. A seconda del numero di nemici e del loro livello potete, infatti, decidere il come proseguire. Agire nell’ombra come un ninja o utilizzare violenza e forza bruta? Se siete indecisi ricordatevi che anche la diplomazia può rivelarsi un’arma molto efficace.

E che dire, infine, della brain dance, la tecnica di memoria immersiva in grado di ricostruire un ricordo e viverci dentro. Veramente folle come idea, anche se non proprio inedita, visto che sembra presa in prestito da Detroit Become Human. Manco a farci apposta, lo stile e l’universo di gioco è molto vicino a quello di Cyberpunk 2077. Ma vabbene dai, in fondo, se contestualizzate, le ispirazioni sono sempre ben accette.

Una dimostrazione di forza finita male

Cyberpunk 2077 doveva essere il test d’ingresso di CD Projekt RED per entrare nel salotto dei colossi del gaming. L’azienda polacca ha subito, in questi ultimi anni, un vero cambio di identità, sino ad arrivare al quotarsi in borsa. Ha aperto nuove divisioni e uffici in Polonia ed altre parti del mondo, ristrutturando così la sua organizzazione. Gran parte di questo successo è da individuare in The Witcher 3: Wild Hunt. Il titolo è riuscito a conquistare centinaia di premi ed è stato, e lo è ancora oggi, acclamato dalla critica e dai giocatori. Forti di questo successo, la software house polacca ha deciso di alzare il tiro e puntare forte.

Annunciato nel maggio del 2012, Cyberpunk 2077 ha sin da subito attirato attorno a sé un forte interesse. Il primo gameplay “giocato” di circa 48 minuti venne, però, mostrato per la prima volta solo 4 anni dopo. In questo arco di tempo non sono mancate importanti dichiarazioni, poi smentite, come quella dei diversi mondi di gioco esplorabili. Per carità, ci sta che ti accorgi che alcune cose non sono fattibili. Quello che si contesta, però, è il numero di ripensamenti.

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Un gioco come Cyberpunk 2077 era da giocare in multigiocatore. Ad oggi non vi è ancora una data certa per il suo arrivo. La grafica è ancora ai livelli di PS4 e Xbox One, mentre su PC e Stadia è di gran lunga superiore. Il porting sulle console di nuova generazione è in via di sviluppo, assieme a quello dei numerosi fix per rendere il gameplay giocabile. È probabile, quindi, che “il vero gioco” si riveli a noi verso la fine del 2021, con una versione pronta per la next-gen.

Voi direte e nel frattempo cosa facciamo? Ce lo teniamo in attesa di giorni migliori oppure lo lanciamo appresso a chi ce l’ha venduto? A mente lucida, anche basandoci sulla nostra esperienza, ci sentiamo di consigliarvi di giocarci e quindi non avanzare nessuna richiesta di rimborso. Cyberpunk 2077 ha bisogno del nostro tempo e della nostra fiducia. Sì, è vero, ci hanno quasi preso in giro mostrandoci un qualcosa che poi non si è rivelato tale.

Nel suo complesso è, comunque, un progetto interessante. Certo, nel corso della vostra esperienza noterete dei rallentamenti e in alcune momenti anche dei pesanti downgrade ma portate pazienza e godetevi il gameplay. Un livello di complessità e profondità del genere è una cosa assolutamente inedita per i videogiochi. E poi Night City è una città che merita di essere vissuta. Come tutte le case nuove, bisogna solo ambientarsi.

Il commento

Titoli di coda per la nostra recensione Xbox One di Cyberpunk 2077. Tirando le somme circa la nostra esperienza, andando un po’ contro quello in cui crediamo, non vi consigliamo di acquistare sin da subito il nuovo gioco di CD Projekt RED. Se, però, rientrate tra quelli che ci stanno già giocando, non richiedetene il rimborso. Queste due affermazioni possono sembrare un controsenso ma sono frutto di un ragionamento logico elaborato in sede di recensione.

Il gioco è incompleto, per cui vale la pena, a nostro avviso, aspettare la versione next-gen. Quella sarà una versione completamente rivista rispetto a quella pubblicata ora, con tanto di fix e se, siamo fortunati, comprensiva di multigiocatore. Per chi, invece, ha avuto la fortuna/sfortuna di averlo dal D1, potrà assistere all’evoluzione di un gioco, contribuendone attivamente. La software house polacca ha raccolto i tantissimi feeedback arrivati sinora e, in pochissimo tempo, ha già confezionato 6 hotfix. Questo significa che crede moltissimo nel miglioramento del videogioco e ascolta la voce dei giocatori.

Il lato artistico di Cyberpunk 2077 non si discute. Il gameplay, al contrario, non rispetta tutte le premesse fatte sinora. La campagna di marketing è stata ai limiti della presa in giro visto che ci hanno bombardato con immagini palesemente “pompate”. I troppi bug rilevati non sono ammissibili per un gioco di questa portata. Come dicevamo all’inizio, doveva essere un titolo da ricordare per i soli lati positivi. Quello che adesso resterà nella nostra memoria è una grande delusione, anche se il tempo per rimediare c’è. Ma non è infinito