Suicide Squad: Kill the Justice League recensione ps5

Poteva essere l’occasione perfetta per realizzare il gioco definitivo a tema supereroi, anche dopo la dipartita di Marvel’s Avengers. Suicide Squad: Kill the Justice League impara poco (o nulla) da questa triste esperienza pregressa realizzata da quelli di Crystal Dynamics, sforando un gioco dalle mille virtù rimaste “su carta”. E non è bastato il fatto che dietro lo sviluppo del gioco ci fossero i veterani di Rocksteady, che ancora si gongolano (e giustamente) dopo il successo della trilogia storica di Arkham. Non è sicuramente tutto da criticare, ma il pezzo forte – ovvero, il gameplay – non decolla mai del tutto.

Al netto dei punti di forza del gioco – con una direzione artistica magistrale ed una storia realizzata in maniera ineccepibile – il gameplay finisce sin da subito nel pantano della ripetitività, con una struttura iterativa a missioni incapace di rinnovarsi nel corso dell’esperienza. Un vero peccato, anche perché i margini per eccellere non erano lontani anni luce, e la concorrenza, come ribadito in precedenza, ha già da un pezzo issato la bandiera bianca.

Bene, senza tediarvi oltremodo, vi lasciamo alle parole della nostra recensione di Suicide Squad: Kill the Justice League, titolo, vi ricordiamo, giocato nella sua versione per console PS5.

La storia di Suicide Squad: Kill the Justice League - Dalla parte dei cattivi…o quasi

La storia di Suicide Squad: Kill the Justice League – Dalla parte dei cattivi…o quasi

Che cosa si prova a vivere tutta un’esperienza di gioco vestendo i panni dei cattivoni di turno? Stereotipo vuole, che, in tempi non sospetti, il protagonista è sempre elevato al buono della situazione. Per giunta, siamo in un contesto di supereroi made in DC, con Batman, Superman, Lanterna Verde e Flash. C’è un piccolissimo problema: Braniac ha infettato le loro menti e li controlla come se fossero dei burattini. Unica a salvare la sua integrità è l’inossidabile Wonder Woman.

La Justice League “cattiva” riduce in rovine Metropolis e il Presidente degli Stati Uniti d’America si vede costretto a chiamare in campo la A.R.G.U.S., un’organizzazione governativa con al comando la spietata Amanda Waller. Come ci ricorda un famoso proverbio: a mali estremi, estremi rimedi. Non che ci siano altre scelte migliori, l’ultimo baluardo a difesa di quel che resta dell’umanità è il folle quartetto della Suicide Squad. King Shark, Harley Quinn, Captain Boomer e Deadshot: sono loro i protagonisti di Suicide Squad Kill the Justice League. Che vi piaccia oppure no.

Harley Quinn impegnata in una conversazione

Non è facile accettare questo compromesso, anche perché Rocksteady ci ha abituato più che bene facendoci vestire per ben 3 volte i panni del Cavaliere Oscuro. Il momento di smarrimento iniziale passa subito in cavalleria appena si entra in sintonia con il mood politically incorrect del gioco. Non si tratta più di fare “Giustizia” ma solo di giustiziare quelli della Justice League.

Chapeau a Rocksteady. Storia e personaggi sono dannatamente catchy e credibili. Zero sbavature per una trama in grado di incollare letteralmente il sedere del suo fruitore sulla sedia. I membri della Suicide Squad sono aderenti alle loro controparti fumettistiche, con una menzione d’onore verso l0insanità di Harley Quinn (anche se il nostro preferito resta King Shark).

Deadshot prende la mira

Un action shooter, (tra)vestito da MMORPG (e che forse, in principio, voleva essere un GAAS)

Sinora abbiamo riservato delle parole di apprezzamento e dei giudizi molto positivi circa la componente narrativa, il vero punto di forza di questa ultima fatica di Rocksteady. Ci tocca, purtroppo, soffermarci su quello che è il vero tallone d’achille di Suicide Squad: Kill the Justice League, ovvero il gameplay. Ironia della sorte, doveva essere esattamente il contrario viste le ultime uscite sul campo dei creatori della serie Arkham, ed invece non è così.

L’insuccesso è stato, invero, quasi annunciato. Non siamo arrivati “vergini” dinnanzi al suo cospetto, forti dell’esperienza avuta nel corso della closed beta. Già all’epoca alcune defezioni rispetto alla nostra idea originaria del gioco furono oggettivamente lampanti. Ora come allora, le cose non sono affatto cambiate. Il sistema iterativo a missioni dimostra la sua inefficienza già nel corso della prima parte del gioco, generando un contesto di gioco ripetitivo e scontato in termini di “cose da fare”. Il brutto è che, nonostante le cut-scene riescano a svolgere la loro funzione di “allietamento da apatia”, il mood resta il medesimo per tutta la durata dell’esperienza.

La task force X al completo

La componente action shooting funziona bene, anche perché è sorretta da un comparto grafico fenomenale (e che affronteremo in seguito). Tutte le situazioni ad alto contenuto di frenesia, nella loro confusione sono pur sempre godibili lato gameplay (ed anche piuttosto divertenti). L’animo RPG non è riuscito a stimolare, del tutto, il nostro interesse. Lo skill tree presente nel gioco è complesso nella sua essenza e complica ulteriormente le cose nei momenti di shooting puro. La scelta di inserire buff e nerf “condizionali” – e senza la presenza di una build degna di questo nome – è a nostro avviso controproducente ai fini del godimento dell’esperienza generale di gioco.

Ultimo a salire sul banco degli imputati è la componente open world. La Metropolis che avremmo desiderato si avvicinava molto alla Gotham City vista nella serie Arkham. Eterogena nei quartieri e con un design degli edifici che variava a seconda della zona della città. Tralasciando il fatto che non esiste il concetto di missione secondaria (ma solo di incarichi e obiettivi), quel che resta è una città spoglia e monotona, dove in ogni suo angolo vi sono sempre gli stessi nemici che ingaggiano nel medesimo modo.

King Shark e il suo devastante mitragliatore

La dimensione artistica di Suicide Squad: Kill the Justice League – Il timbro Rocksteady e uno stile tutto da vendere

La pillola amara del gameplay viene fortunatamente addolcita anche dalla sontuosa dimensione artistica di Suicide Squad: Kill the Justice League. La mano di Rocksteady si vede tutta, con una cura dei dettagli che ricorda quanto di buono abbiamo apprezzato nella serie del Cavaliere Oscuro. La Metropolis sotto il giogo di Braniac non arriva ai livelli del gothic dark riservato alla Gotham City vista nella trilogia di Arkham, anche se qui è facile entrare nel terreno del de Gustibus personale.

Noi, giusto per fare un esempio, abbiamo più apprezzato la città natale di Batman. Nonostante questo, il design degli edifici e dei quartieri in genere non ci è dispiaciuto affatto, ma è stato “azzoppato” dall’inconsistenza del numero di cose da fare.

Abbiamo già accennato all’elevato livello qualitativo della resa tecnica. Vi possiamo confermare che, anche a distanza di diverse ore e missioni dal minuto zero di gioco, Suicide Squad: Kill the Justice League non perde nemmeno un mezzo frame per strada. In versione PS5 (non per mettere le mani, ma solo per contestualizzare le nostre affermazioni), le animazioni e le sequenze di gameplay si sono dimostrate fluide in ogni occasione, anche quando il numero di nemici ed effetti speciali a video era ai limiti dell’umana comprensione.

Certo, gli sviluppatori hanno optato per un’unica modalità grafica disponibile, ovvero un “tendente” al 4K dinamico con priorità massima ai 60fps. La risoluzione, e il livello di dettaglio in genere, si alza solo in occasione delle cut-scene.

Soffermandoci, invece, sul contesto artistico in genere, tutto funziona alla perfezione. I costumi, la mimica facciale, le movenze, vanno a braccetto con la caratterizzazione dei 4 personaggi. Per quanto il gameplay finisca troppo in fretta nel pantano della monotonia, il teatro degli eventi riesce sempre ad evitare il tracollo. Per quanto strana possa essere questa nostra affermazione, la voglia di andare avanti e vedere come va a finire non manca mai.

RASSEGNA PANORAMICA
Prime impressioni
7.0
Contesto di gioco
8.5
Controlli/Gameplay
6.0
Dimensione artistica
9.0
Intrattenimento
7.0
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suicide-squad-kill-the-justice-league-su-ps5Al netto dei punti di forza del gioco - con una direzione artistica magistrale ed una storia realizzata in maniera ineccepibile - il gameplay finisce sin da subito nel pantano della ripetitività, con una struttura iterativa a missioni incapace di rinnovarsi nel corso dell'esperienza. Un vero peccato, anche perchè i margini per eccellere non erano lontani anni luce, con la concorrenza che ha già da un pezzo issato la bandiera bianca.