Un pilota e un meccanico: sono questi i due ruoli che dovrete avere in RiMS Racing, il titolo della nostra recensione per console PS5. Il dominio sulle due ruote di Milestone viene minacciato da un nuovo volto che si affaccia sul mondo del gaming. Ironia della sorte, sempre italiano. Raceward Studio, alla sua prima uscita, crea un esperienza che sorprende sotto molti aspetti. Il titolo lascia spiazzati sul fronte realismo. I dev italiani hanno preso sul serio questa parola, con il preciso intento di voler riprodurre, con una precisione quasi “maniacale”, il comportamento della moto su strada.

Realismo e simulazione sono due facce della stessa medaglia. L’una prescinde, per forza di cose, dall’altra. A livello di contenuti, RiMS Racing non spicca per numeri. 3 modalità, 7 moto e 10 circuiti, possono sembrare un bigliettino da visita non molto invitante. Quando, però, ti scontri con le dinamiche di gara e il lato ingegneristico/meccanico della moto, si va in “brodo di giuggiole”. Noi ve la buttiamo lì: se lo ritroviamo tra i GOTY a fine anno non urliamo al miracolo. Vi possiamo assicurare che il prodotto è di ottima fattura.

rims racing recensione ps5

Raceward Studio ha collaborato con i principali brand che producono parti di moto, oltre che con il Politecnico di Milano, per poter realizzare un’esperienza a 360 gradi. Dovrete essere sia piloti che meccanici, con un’infarinatura lato ingegneristico, per poter viaggiare all’unisono con il credo di RiMS Racing. Non sarà facile, questo ve lo dobbiamo premettere. Il livello di complessità e dettaglio rende il gameplay, nei suoi momenti iniziali, poco digeribile. Ci si deve fare le ossa scalando con il livello di realismo, avanzando dall’arcade verso la simulazione a piccoli passi.

Non abbiate fretta. Il nostro consiglio è questo. Ci abbiamo messo un po’ a prendere confidenza ed entrare in feeling con RiMS Racing. Il primo appuntamento è stato un disastro, ma con il tempo abbiamo imparato a conoscere le dinamiche base del gameplay, che ricordano un po’ quelle già viste in Gran Turismo. Il resto lo lasciamo alla nostra recensione per console PS5.

Dubbi, promesse e certezze

I termini “realismo” e “simulazione” sono abusati nel mondo videoludico. A livello marketing, sono un bel bigliettino da visita per un possibile acquirente. Quello che conta, però, è il gameplay, in grado di smentire – in pochissimo tempo – tutte le belle promesse fatte prima del lancio. RiMS Racing ne ha fatte diverse, tutte che puntavano sul concetto di realismo. Abbiamo seguito lo sviluppo attraverso i vari dev diary pubblicati da Raceward Studio e Nacon, e il nostro interesse, nel tempo, iniziava a instillare in noi molti interrogativi. Le risposte, alle nostre domande, le abbiamo trovate tutte, e le promesse iniziali, per quello che abbiamo potuto vedere, sono state mantenute.

Le poche modalità presenti nel gioco rappresentavano il primo nostro grande dilemma. RiMS Racing entra in competizione con RIDE 4 e MotoGP 21, giusto per citare gli ultimi arrivati di casa Milestone. I margini per fare qualcosa di veramente diverso erano molto pochi. Eppure, in un’offerta non molto ampia, il livello di dettaglio lascia veramente di senza parole. 7 moto, sulla carta, sono poche ma una volta a bordo vi accorgerete del “mondo” che c’è da scoprire intorno ad esse.

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Difficile star lontani dalla modalità Carriera. Una volta scelto con quale bolide affrontare le 70 tappe della competizione, si entra nel nostro garage suddivisi in due piani. Idealmente c’è una zona dedicata all’ingegneria e allo sviluppo della moto e un’altra alla meccanica in senso stretto. Ambedue si interfacciano tra loro, e lo sviluppo della moto viaggia di pari passo con l’evoluzione di queste due aree. Tutto ha un costo, ci mancherebbe, che viene soddisfatto dal nostro rendimento in gara. Quest’ultimo, però, dipende dalla nostra capacità di guida e dalla resa su pista della moto. Un serpente che si morde la coda, giusto per fare un piccolo paragone.

Gli sviluppatori non lo hanno, di certo, nascosto e nemmeno noi osiamo fare altrettanto. RiMS Racing non è come gli altri simulatori visti sinora. Non sappiamo nemmeno se definirlo un videogioco. Di fatto sembra un grande test di sviluppo di una moto, dove il rendimento di ogni componente trova un giusto riflesso sulle capacità di guida della nostra due ruote. Non abbiamo parlato di sistema frenante, gomme, aerodinamica in senso generale. Il termine “componente” è da intendersi in senso letterale. Senza questo “salto mentale” il gameplay rischia di non essere compreso.

La moto viene sempre prima del pilota

In un gioco di guida, le abilità del pilota rischiano di oscurare il concetto stesso di “messa a punto”. RiMS Racing capovolge le regole del gioco, obbligando il player di turno a spendere tempo e denaro in officina. Ogni componente della moto va studiato, provato e calibrato prima e dopo una gara. Dobbiamo fare i conti con il budget, questo lo si deve mettere in preventivo. Prima di ogni cosa, occorre entrare nell’ordine di idee che la meccanica viene prima della guida. Il motivo è molto semplice: senza la prima la seconda si va a far benedire.

La modalità Carriera, sotto questo punto di vista, è un bella accademia. Lasciando stare classifica e piazzamenti, quello che conta è comprendere come l’usura dei componenti influisce sulle nostre capacità di guida. Ogni parte della nostro moto è soggetta a decadimento. Giro dopo giro, gara dopo gara, si è costretti a mettere mano al portafoglio per limitare i danni. Scordatevi, nelle fasi iniziali del gioco, di avere il meglio del meglio. Sicuramente, in difficoltà “esordiente”, l’AI è meno punitiva rispetto quella “realismo” (la nostra preferita, ndr). La moto, in generale, dura di più e il portafoglio si gonfia con più facilità. Per quanto poco gratificante, a livello di sfida, il nostro consiglio è affrontare RiMS Racing con “piccoli passi”.

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La fretta, con i videogiochi, rischia di portare a giudizi affrettati, in grado di oscurare le capacità di giudizio. Procedere per gradi, invece, aiuta a tradurre meglio le complesse dinamiche ideate da Raceward Studio. La nostra esperienza è iniziata così, anche se, ad onor del vero, abbiamo peccato di superbia. Chi vi scrive, sicuro delle sue potenzialità, ha voluto bruciare le tappe e iniziare subito con un realismo estremo. Erano più le volte che si finiva con il sedere per terra che con le ruote in pista. Dopo una serie importante di cocenti disfatte, si è capito che forse era il caso di procedere con la giusta umiltà.

Un’umiltà che poi ripaga nel tempo. Conoscere, mentre si guida, lo stato dei vari componenti della moto aiuta a capire fino a quando si può tirare la corda. Una gara è lunga e pensare di staccare “all’ultimo” su ogni rettilineo è impensabile. Il più bravo è quello che riesce a fare il meglio con quello che ha. Per quanto si è esperti e navigati con i giochi di guida, con RiMS Racing queste nostre abilità sono solo un piccolo bonus. Bisogna sporcarsi le mani in officina per dimostrare di essere dei veri piloti.

In conclusione

Una gara non si vince solo in pista. Lo slogan ideato da Raceward Studio per il suo RiMS Racing “calza a pennello”. Prima di diventare dei veri piloti dobbiamo sporcarci le mani in officina e sezionare la nostra moto “pezzo per pezzo”. Se ci avete fatto caso, nella nostra recensione abbiamo dimenticato alcune cose. Non abbiamo parlato del lato grafico del gioco e delle prestazioni del KT Engine, l’engine preso in prestito da KT Racing (quelli di WRC, giusto per capirci). Un nostro demerito sì, anche se non ci sembrava giusto non analizzare il grande lavoro fatto dagli sviluppatori italiani lato gameplay.

La competizione con l’altra italiana, Milestone, si sente. Raceward Studio ha voluto puntare sul “poco ma buono”, esaltando al meglio i punti di forza di RiMS Racing. Ci vuole un po’ per entrare in sintonia con le dinamiche del gioco. Avere sempre sotto controllo l’usura dei vari componenti e modificare costantemente il proprio stile di guida nel corso di una gara è una qualcosa a cui non siamo abituati. Il decadimento strutturale della moto ci prende a schiaffi se non costantemente osservato, e finire sul podio diventa un miraggio. 

I dev italiani puntano tutto sulle nostre abilità come meccanici, lasciando più di 200 componenti da poter acquistare e utilizzare in officina. Il rendimento dipende da come guidiamo e da quante volte finiamo con il sedere per terra. Il gameplay non fa sconti. Sul fronte realismo si è puntato tutto sulla moto, tralasciando le variazioni di condizione della pista. La gommatura della curve vista in MotoGP 21, giusto per fare un esempio, non la si trova in RiMS Racing. Ce la aspettiamo, quindi, nel prossimo capitolo.