Resident Evil Village Gold Edition, la recensione su PS5

La fine del viaggio dei Winters

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Presentato nel corso della scorsa Tokyo Games Show, arriviamo al cospetto di Resident Evil Village Gold Edition, il titolo della nostra recensione per console PS5. Non vogliamo dire che è un’edizione voluta dalla fan base, ma è una cosa che si avvicina molto. L’inserimento della terza persona, per esempio, è quella che i “puristi” hanno chiesto per essere quanto più allineati alla saga regolare. Non è facile riconcepire un titolo cambiando il suo punto di vista, soprattutto dopo aver giocato a due capitoli fruiti in prima persona.

Capcom, nel mentre, ha deciso di chiudere con i Winters, rilasciando il DLC “Le ombre di Rose” che funge da mini-capitolo conclusivo della saga. Da una parte ci dispiace ma dall’altra lo comprendiamo. Una mini-storia che ci porterà ad esplorare la coscienza della protagonista, il legame con il megamicete e un destino che nessuno vuole accettare. Graditi ritorni, sorprese “non sorprese” e molte (non tutte) risposte da trovare.

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La modalità “I mercenari” ha richiamato tutto il nostro interesse. Il roster dei personaggi viene rimpinguato con la presenza sin da subito di Chris Redfield e la possibilità di sbloccare Lady Dimistrescu e Karl Heisenberg. Iniezioni di novità che ravvivano il gameplay, alla ricerca di nuovi record da raggiungere. E magari sbloccare anche inediti bonus che il titolo nasconde e custodisce gelosamente.

Resident Evil Village Gold Edition è una strada “furba” per richiamare tutti coloro che hanno perso il primo appuntamento, ma è anche un modo per rimettersi in gioco. In un modo o nell’altro il consiglio è quello di ritornare nell’incubo. Un ultimo saluto i Winters se lo meritano per cui vi lasciamo alla nostra recensione di Resident Evil Village Gold Edition, titolo, vi ricordiam, giocato nella sua versione per console PS5.

Il DLC “Le ombre di Rose”

Il nuovo e permetteteci di dire “unico” DLC di Resident Evil Village, prosegue la storia dal dove eravamo rimasti. Una Rose alle prede con i problemi adolescenziali e schiava del suo stesso potere. La figlia dei coniugi Winters ha i poteri della mutazione sin dalla nascita, portando a conclusione il lavoro ideato dagli ultimi rimasti dell’Umbrella Corporation. Ma non è proprio una vera estensione dell’ultimo capitolo giocato, bensì un nuovo punto di vista della storia già vissuta.

Si gioca in terza persona, argomento su cui torneremo più avanti nel corso di questa nostra recensione di Resident Evil Village Gold Edition. Questo nuovo modo di vedere le cose crea quasi una certa distanza rispetto la precedente esperienza. Il vivere il tutto seguendo le regole storiche della saga, sposta l’attenzione dal survival ad escape action game. Questo spostamento mette, però, in evidenza alcune lacune che la prima persona riusciva a mascherare meglio. I movimenti legnosi e poco reattivi del personaggio lasciano ampio spazio all’insorgere di fenomeni di frustrazione piuttosto eloquenti. Anche a difficoltà “normale” è facile divenire la preda degli adepti del Duca (perché sì, c’è anche lui).

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Le Ombre di Rose è da vivere come un viaggio introspettivo, alla ricerca di un modo per eleminare la presenza del megamicete dalla vita dei Winters. Nella coscienza della giovane protagonista comparirà un angelo custode che si farà chiamare Micheal. Un suggeritore attento, che illustra la strada e anticipa i pericoli. Quasi come se sapesse prima cosa è meglio per lei e per il raggiungimento della missione. Se avete giocato alla versione base di Resident Evil Village, comprenderete come il finale di quella storia sia determinante per disvelare gli intenti di questo “custode”.

Al netto della nostra esperienza, prendendoci anche i nostri “dovuti” tempi, si raggiunge l’epilogo dell’ultimo capitolo della saga dei Winters in circa 4 ore. Se vi resta parecchio amaro in bocca con il finale di Village, vi consigliamo caldamente di godervi questo DLC. Molti interrogativi trovano una risposta, ma non tutti. Il problema è che, con ogni probabilità, resteranno tali anche nel futuro.

La terza persona

Resident Evil Biohazard e Resident Evil Village, rispettivamente il settimo e l’ottavo capitolo della saga “regolare”, hanno avuto l’ardire di lanciare un’inedita prospettiva “in prima persona”. Novità assoluta per l’intera serie, che ci ha sempre fatto vivere la storia e gli eventi “in maniera distaccata”. La scelta della terza persona era un retaggio storico. Per 6 capitoli –spin-off permettendo – siamo stati testimoni di “cose” senza viverle in prima persona. Un modo per enfatizzare il lato action del gioco e un po’ meno quello survival. E così è stato, con i Remake che hanno proseguito con la componente action.

Serviva un nuovo arco narrativo, un esperimento in grado di lanciare una nuova storia con nuovi personaggi. Serviva qualcosa di drastico, come l’introduzione della prima persona. La rottura c’è stata, senza essere seguita da una sperata accoglienza. Ed ecco che si ritorna, con ampia facoltà di scelta, alla terza persona. Possiamo, infatti, rigiocare da zero Resident Evil Village con una “bella” camera piazzata dietro alle spalle di Ethan. Il problema è che non basta solo questo per costruire un gameplay in terza persona degno di questo nome.

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La versione originale del gioco non era concepita come tale. Rieditare i movimenti di Ethan e renderli fruibili in questa nuova prospettiva non era una cosa facile e l’operazione è riuscita a metà. I cambi di movimento della telecamera li abbiamo trovati piuttosto reattivi, con una prontezza che ci ha permesso di non farci mai trovare impreparati di fronte al nemico. Di contro la legnosità dei movimenti dei personaggi principali – con quella “corsetta” da mezza maratona – presta il fianco all’insorgere della poca credibilità.

L’esperimento, oggettivamente parlando, lo abbiamo ritenuto fuori tema e non un contenuto “necessario”. Certo, il raccordo ideologico con le modalità di fruizione della saga “regolare” poteva essere interessante sulla carta. Snaturare, però, un titolo concepito in un’ottica completamente diversa lascia il tempo che trova.

Missioni aggiuntive e nuovi personaggi nella modalità “I mercenari”

Una vera spinta arriva dalla modalità “I mercenari”, con l’introduzione di nuovi livelli e 3 personaggi meritevoli di attenzione. La presenza di questa componente spiccatamente action ci colpì anche in sede di recensione della versione “liscia”. Un modo per rallentare uscire da quello stato d’ansia perenne del gioco base e fare qualcosa di più simile a un classico FPS. Un survival action a livelli con un Ethan ben più reattivo del gioco base, con tanto di potenziamenti da acquistare ondata dopo ondata.

Il plus, come anticipato, arriva con l’introduzione dei nuovi personaggi, Chris Redfield, Lady Dimitrescu e Karl Heisenberg. Gli ultimi due sono sbloccabili al raggiungimento del sesto livello, piuttosto ostico se regoliamo la difficoltà “a rialzo”. Ma tutto è parametrato, quindi “spesa vale impresa”. Le ricompense in termini di gameplay ci sono, come i potenziamenti passivi in grado di affliggere i nemici di turno con pesanti malus, o anche bonus che amplificano le nostre capacità offensive. In tutto questo pandemonio ci sono anche le famose abilità speciali.

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Chris Redfield può utilizzare uno state di Rage, simile all’inizione di adrenalina di Warzone. Questa ci permette di muoverci più velocemente e fare incetta di abberazioni e mutaforma di ogni genere e tipo. Si paga la lentezza del personaggio in favore di una forza fisica da non sottovalutare. La terrificante Lady Dimitrescu porta con se una scia di morte dipinta con le sue mani-lama. Una volta che si rifà il trucco con il rossetto, scatena l’inferno in-game lanciando specchiere a tutto spiano. Anche le 3 figlie daranno manforte alla madre, in un modo che è difficile da non immaginare.

Dulcis in fundo arriva il turno del folle Karl Heisenberg. Il suo martello è un po’ la croce e delizia del combat system di questo personaggio. Si paga sicuramente la lentezza e il fatto di attendere il recoil del colpo del martello. Il fatto, però, di estendere la potenza del fendente in un area predefinita, apre la strada ad un approccio tattico delle regole di ingaggio. Si attende un aggro (attiro un gruppo di nemici a me) e, poi, si scatena il martello. Immaginate cosa succede con la sua mossa speciale.

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In conclusione

Resident Evil Village Gold Edition riporta in auge le vicende della famiglia Winters, tracciando quello che senza ombra di dubbio è un giusto finale di questo arco narrativo. Tra “giusto” e “degno” ci passa un abisso ma quelli di Capcom hanno deciso così per cui “prendi e porta a casa”. Questa edizione arriva dopo il Tokyo Game Show 2022 che ha visto i fan (quelli del Sol Levante, in particolare) richiedere a gran voce la presenza della terza persona e il colosso giapponese che piegava la testa in segno di accondiscendenza. 

Una scisma ideologico che entra in netto contrasto con le idee di base con cui venne concepito il gioco. Idee che poi sono frutto delle modalità di fruizione del gioco. Se pensi un gioco “in prima persona” non è detto (e non lo è affatto) che tutto funziona anche “in terza”. Il finale della saga, come contenuto incluso nell’edizione, fa gola a molti, soprattutto a chi è rimasto “scottato” dall’inaspettato finale di Village. La giovane Rose si carica sulle spalle il duro compito di salutare tutti con un Addio.

La modalità “I mercenari” è forse quella che ringrazia maggiormente l’arrivo della Gold Editon, con nuovi livelli e personaggi in grado di ravvivare l’offerta del gameplay. La presenza sin da subito di Chris Redfield, e la possibilità di sbloccare Lady Dimitrescu e Karl Heisenberg è sicuramente un bel modo per riportare tutti sul campo di battaglia.