Resident Evil 7 Biohazard  – Essì, permettetemi di parafrasare la famosa formula con cui nella monarchia francese precedente alla rivoluzione si annunciava al popolo contemporaneamente la morte del Re e l’avvento del suo successore, volendo così affermare la continuità ininterrotta dell’istituto monarchico. A 20 dall’uscita del primo Resident Evil oggi siamo di fronte alla fine del più famoso gioco “Survival-Horror” come eravamo abituati a conoscerlo.

Resident Evil 7 Biohazard – “Resident Evil è morto, viva Resident Evil!”

Da subito ci si accorge della discontinuità rispetto alla Saga. Intanto perché la nuova visuale in prima persona ci spiazza non poco e poi perché vestiamo i panni di un personaggio completamente nuovo rispetto ai protagonisti dei Resident Evil che abbiamo giocato sino a ieri. Siamo Ethan Winters, alla ricerca della moglie scomparsa tre anni fa, che però recentemente riesce a fargli pervenire un messaggio con le indicazioni su come trovarla. Il gioco inizia con Ethan in viaggio verso una casa colonica apparentemente abbandonata in Louisiana.

Se qualcuno di voi ha giocato alla demo “Beginning Hour” si ritroverà nell’ambientazione del primo capitolo, il luogo ed alcune scene infatti sono le stesse ma l’evoluzione del gioco non lo è di certo. Nella prima ora di gioco, i cinefili di voi che compreranno Resident Evil 7, non faranno fatica a scorgere atmosfere e citazioni prese dal film cult “Evil Dead” di Sam Raimi. Ma non sarà l’unica, da qui in poi sarà solo puro divertimento identificare gli omaggi ai superclassici dell’horror cinematografico come “The Texas Chainsaw Massacre”, “Eaten Alive”, “The Hills Have Eyes” e altri ancora.

Resident Evil 7 recensionePiù si prosegue, più si apprezza la scelta della visuale in prima persona che, combinata con dei movimenti non dinamicamente fluidi del giocatore, ci immerge in situazioni spasmodicamente angoscianti. Resident Evil 7 è sì molto diverso dai precedenti ma contiene moltissimi richiami, uno su tutti lo stile grafico asciutto e basico dell’inventario, ma anche la poca disponibilità di armi e munizioni, e la capacità di combinare oggetti per creare medicine e altri strumenti. Ma la formula è cambiata rispetto agli ultimi Resident Evil, niente più azioni concitate e sparatorie, bensì movimenti lenti, concentrati sull’esplorazione e su quello che ci può essere dietro l’angolo, pronti a saltare sul divano per lo spavento. Insomma, siamo tornati alle origini, al primo Resident Evil.

Le ambientazioni sono luoghi terribili e peggiorano tanto più si esplora. Le immagini sono incredibilmente dettagliate, la casa trasuda malattia e orrore. Ovunque ci si muova troviamo resti umani o di animali, mucchi di spazzatura in decomposizione e sangue, sangue, sangue ovunque. Le stanze, quando non sono piene di sporcizia e resti putridi, terrorizzano per i loro arredi fermi nel tempo, dettagli e simbologie classiche dei racconti horror.

Imperativo è esplorare e guardare tutto ciò che troviamo sui nostri passi. Ogni cosa potrà servirci in futuro. E se notiamo oggetti apparentemente inutili o rotti dobbiamo ricordarcelo perché più avanti nella storia dovremo sicuramente tornare indietro per ricomporre un puzzle. Anche in questo caso le meccaniche del gameplay di Resident Evil 7 sono le classiche a cui ci hanno abituati i precedenti episodi. Oltre ad una accurata gestione di risorse salute e armi, i puzzle avranno una grande importanza in questo gioco, non sono impossibili ma, senza la loro soluzione, non potremo ottenere armi, aprire passaggi nascosti o vie di fuga. Mai distarsi o rilassarsi, lo spavento è in agguato. Pensandoci bene, non avrete la possibilità di rilassarvi.

Le ambientazioni, i giochi di luce e la colonna sonora sono perfettamente studiati per spaventarvi e presto vi troverete ad impugnare un controller sudato mentre le vostre tempie pulseranno per la tensione. Ma il “divertimento” non è sobbalzare per lo spavento, la cosa che più positivamente impressiona è come il gioco riesca continuamente ad alzare la posta gettandoci in scenari sempre più inquietanti e grotteschi che siamo costretti ad attraversare in un buio infernale.

Questo effetto di terrore è sapientemente creato tramite un grande lavoro sul sonoro e anche grazie al nostro movimento che è volutamente lento ed impacciato, se poi tentiamo di correre, la nostra velocità sembra più quella di un marcia podistica. Ma la chicca è l’apertura delle porte in due tempi. Una volta vicini ad una porta, premendo il pulsante prima si aprirà leggermente e poi spostandoci in avanti la apriremo completamente rivelandoci il luogo o le sorprese che ci aspettano.

Resident Evil 7 BiohazardLe prime ore si vivono nella paura costante di trovarsi di fronte il patriarca Jack Baker. Provvidenziale sarà quindi salvare i nostri progressi il più possibile grazie ad un Registratore che incontreremo ogni tanto nel gioco, questo ci permetterà di riprendere fiato e organizzare la nostra strategia. Il Registratore sarà sempre in coppia con un Baule dove avremo la possibilità di depositare gli oggetti che apparentemente ci sembrano meno utili per recuperarli alla bisogna.

Se la vostra curiosità è se vi siano dei mostri in questo capitolo, la risposta è sì, ci sono creature che ricordano i non-morti, però sono essenzialmente carne da macello per il nostro piccolo arsenale di armi. Perché la vera minaccia, i veri mostri sono i componenti della Famiglia Baker e di questi non ci liberemo per tutta la durata del nostro incubo.

Ed è per questo che attraverso una nuova prospettiva in prima persona, immagini truculente incredibilmente dettagliate e soprattutto un’esperienze di gameplay feroce e ansiogena, in Resident Evil 7 troviamo una meravigliosa continuità con suo il lontano passato, ma in stile vecchia scuola che si manifesta attraverso una potente forma di orrore, un “Survival-Horror” nuovo e moderno.

Resident Evil 7 è un perfetto ritorno al classico, un sana Festa di Morte senza compromessi. Capcom, invece di cercare un risultato da Blockbuster seguendo le orme della Saga e quindi dei tanti fan disposti ad acquistare a scatola chiusa, ha scelto una rischiosa sterzata con il risultato di ottenere un meraviglioso orrore intimo, grazie anche ad una sapiente regia di tutti gli stereotipi del “Survival Horror”.