Nioh 3, la recensione su PS5

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Ci sono giochi che arrivano in punta di piedi e giochi che sfondano la porta a calci: Nioh 3 appartiene decisamente alla seconda categoria. Dopo anni di silenzio — e qualche preoccupazione legata all’acquisizione di Team Ninja da parte di Microsoft — il terzo capitolo della saga è finalmente tra le nostre mani e porta con sé una delle proposte più ambiziose che il team giapponese abbia mai costruito.

Chi ha vissuto ha giocato al primo Nioh sa di cosa si tratta: un action-RPG di stampo orientale che ha preso il template dei giochi souls e lo ha rimescolato con il ritmo frenetico di Ninja Gaiden e il loop ossessivo del loot alla Diablo. Il secondo capitolo aveva raffinato quella ricetta senza stravolgerla — e molti lo considerano ancora oggi il picco della serie. Nioh 3 fa invece qualcosa di più coraggioso: apre il mondo, letteralmente.

Il risultato è un gioco immenso che mette sul tavolo un sistema di combattimento ancora più affinato del solito grazie alla nuova doppia anima da samurai e da ninja. Esplora regioni aperte ispirate a diversi periodi storici del Giappone, sfida il giocatore con boss brutali e una progressione di equipaggiamento capace di mandare in crisi anche i più navigati. Ma non è tutto rose e fiori: alcune scelte di design lasciano qualche dubbio e la storia continua a essere il tallone d’Achille della serie.

Nioh 3 è probabilmente il miglior capitolo della saga ma porta con sé anche alcuni dei difetti che da sempre affliggono questo universo. Vale la pena giocarlo? Assolutamente sì — ma con aspettative calibrate su ciò che è davvero e non su ciò che vorremmo che fosse.

Quanto dura Nioh 3

Storia e Personaggi: il tempo come campo di battaglia

La narrativa di Nioh non ha mai brillato come il suo gameplay. Il primo capitolo seguiva William Adams — uno straniero nel Giappone feudale — in una avventura che mescolava storia reale e folklore yokai con una certa goffaggine. Il secondo aveva scelto un protagonista creato dal giocatore e una struttura più frammentata. Nioh 3 tenta qualcosa di più personale e più epico al tempo stesso.

Nei panni di Tokugawa Takechiyo — nipote del leggendario Tokugawa Ieyasu — ci ritroviamo a combattere per il titolo di shogun contro il fratello Tokugawa Kunimatsu. Un prologo che promette tensione emotiva e dinamiche familiari complesse, e per qualche ora quella promessa regge davvero. Il viaggio nel tempo che ne consegue porta il giocatore attraverso epoche diverse della storia giapponese — dal periodo Sengoku in poi — ognuna corrotta da creature yokai legate a una misteriosa sostanza chiamata Cruchinite e alle gigantesche entità note come Crogiolo.

Il problema è che dopo una partenza intrigante la storia tende a sgonfiarsi. Le implicazioni narrative del viaggio temporale restano sottoutilizzate e i personaggi secondari faticano a emergere. Il protagonista — pur personalizzabile nell’aspetto — non riesce mai a trasmettere quel peso drammatico che una storia di questa portata richiederebbe, finendo per non incidere in carisma. Rispetto al primo Nioh, dove William aveva almeno una traiettoria chiara, quella di Takechiyo arranca fino a un finale dell’ultimo quarto di gioco dove improvvisamente tutto torna a essere interessante. Ma forse è troppo tardi per conquistare l’interesse del giocatore.

Il confronto con i capitoli precedenti è abbastanza chiaro: la serie non è mai stata forte sul fronte narrativo e Nioh 3 non ribalta questa tendenza. Migliora la messa in scena e la qualità delle cutscene ma non risolve il problema strutturale di fondo.

PRO

  • L’introduzione con la rivalità fraterna è una delle migliori opening della serie;
  • Il viaggio nel tempo aggiunge varietà tematica e visiva alle ambientazioni;
  • Le cutscene finali mostrano finalmente la maturità narrativa di cui il team è capace.

CONTRO

  • La storia perde il filo per gran parte del percorso centrale;
  •  I personaggi secondari restano abbozzati e difficilmente memorabili;
  • Il potenziale del viaggio nel tempo è sfruttato solo parzialmente;
  • Il protagonista personalizzabile sacrifica carattere sull’altare della libertà estetica.

Come cambiare aspetto in Nioh 3

Gameplay: due anime per un solo guerriero

Parliamo di ciò che Nioh 3 sa fare meglio di chiunque altro: il combattimento. Se nei capitoli precedenti il cuore del sistema era il Ki — la barra di resistenza da gestire con cura e da recuperare con il famoso Ki Pulse al momento giusto — qui tutto questo rimane ma viene affiancato da una novità che cambia tutto: lo stile doppio tra Samurai e Ninja.

La forma Samurai è quella che i fan conoscono: armi pesanti, postura robusta e un sistema di pose che permette di alternare tra attacchi veloci e colpi devastanti. La forma Ninja è una bestia completamente diversa. Più rapida, più evasiva e dotata di un arsenale di mosse acrobatiche — tra cui persino l’Izuna Drop di Ninja Gaiden — che trasformano ogni scontro in qualcosa di più cinetico e imprevedibile.

La chiave del sistema sta nell’interazione tra le due forme. Passare dal Samurai al Ninja nel momento giusto permette di deflettere attacchi altrimenti impossibili da parare. L’Arts Proficiency — un nuovo meccanismo che premia le combo eseguite con precisione — riduce il consumo di Ki e aumenta il danno man mano che si padroneggia il ritmo dello scontro. Quando tutto funziona – e si capisce davvero come alternare le due forme – il risultato è uno dei sistemi di combattimento più soddisfacenti degli ultimi anni.

Sul fronte dell’esplorazione Nioh 3 abbandona la struttura a missioni lineari dei predecessori per abbracciare un formato più aperto. Non è un open world (nel senso di Elden Ring) ma piuttosto una serie di vaste zone semi-aperte, ognuna con la propria identità visiva e decine di attività disseminate. La mappa inizia come una lavagna bianca: più si esplora più si sbloccano informazioni sui punti d’interesse nelle vicinanze, creando un incentivo costante a muoversi e curiosare.

Il loot — altra costante della serie — rimane abbondantissimo forse fin troppo. La pioggia incessante di equipaggiamento, dopo ogni scontro e ogni boss, è gratificante ma la gestione dell’inventario può diventare un lavoro a sé stante. Chi non ama passare minuti a confrontare statistiche su statistiche potrebbe sentirsi sopraffatto.

La difficoltà è stata leggermente rimodulata rispetto a Nioh 2, grazie alle zone aperte che permettono di esplorare e potenziare il personaggio prima di affrontare i boss più ostici. Due compagni di viaggio — che a differenza del passato restano al proprio fianco per tutta l’avventura — aiutano ulteriormente a rendere l’esperienza meno punitiva, senza snaturare la sfida di fondo.

PRO

  • Il sistema doppio Samurai/Ninja è la migliore aggiunta al combat della serie;
  • Le zone aperte bilanciano bene libertà di esplorazione e densità di contenuto;
  • Il sistema di mappa progressiva incentiva l’esplorazione in modo intelligente;
  • I compagni permanenti rendono l’esperienza più coinvolgente senza snaturare la sfida;
  • La difficoltà è più accessibile per i nuovi arrivati pur mantenendo mordente per i veterani.

CONTRO

  • Il loot è eccessivo e la gestione dell’inventario può diventare frustrante;
  • I boss — pur tosti — non raggiungono il livello di memorabilità dei migliori soulslike;
  • I Burst Breaks risultano sottopotenziati rispetto alle altre opzioni difensive;
  • Le attività nelle zone aperte si ripetono nel tempo diventando meccaniche;
  • La varietà nemica risente troppo del riciclo dal secondo capitolo.

Revenant's Malice in Nioh 3

Dimensione artistica: il Giappone degli yokai come non si era mai visto

Uno degli aspetti che non ha mai fatto difetto alla serie Nioh è il comparto artistico. Il folklore giapponese — con i suoi demoni colorati, le sue armature lacerate dalla corruzione e i suoi paesaggi a metà tra il terreno e l’ultraterreno — offre una tavolozza visiva inesauribile. Nioh 3 sfrutta questo patrimonio meglio di qualsiasi capitolo precedente.

Le varie epoche storiche, attraversate dal protagonista, offrono ambienti radicalmente diversi tra loro: castelli e campi di battaglia del periodo Sengoku si alternano a paesaggi lacustri contaminati dal Crucinite blu, dove gli yokai sembrano fatti di pura energia instabile. Ogni regione ha un suo carattere cromatico preciso e l’illuminazione dinamica — particolarmente evidente nelle aree notturne e nei templi corrotti — è di qualità notevolmente elevata su PS5.

I design dei nemici continuano a essere uno dei punti di forza assoluti. Anche quando si rivedono creature già incontrate nei capitoli precedenti, la loro realizzazione visiva rimane di primo livello. I boss, in particolare, mostrano un livello di dettaglio e di animazione che li rende sempre esaltanti da guardare, anche quando il design non è all’altezza del combattimento che propongono.

Il comparto sonoro merita una menzione speciale. La colonna sonora mescola percussioni tradizionali giapponesi a composizioni orchestrali, con un risultato che accompagna perfettamente il ritmo feroce degli scontri senza mai sembrare fuori posto. Il doppiaggio in giapponese è eccellente e si consiglia vivamente di giocare con questa opzione. La versione inglese risulta sensibilmente meno convincente e toglie qualcosa all’atmosfera complessiva. Gli effetti sonori degli impatti delle armi e dei colpi dei Ki Pulse sono precisi e soddisfacenti e contribuiscono al feedback viscerale del combat.

PRO

  • Il design degli ambienti è il più vario e ispirato dell’intera serie;
  • L’illuminazione su PS5 raggiunge momenti di grande qualità visiva;
  • Il design degli yokai — inclusi i boss — è creativo e memorabile sul piano estetico;
  • La colonna sonora si integra perfettamente con il ritmo degli scontri;
  • Il doppiaggio giapponese è di ottimo livello e migliora l’immersione.

CONTRO

  • Il doppiaggio inglese è al di sotto degli standard e sconsigliato per chi vuole immergersi nella storia;
  • Alcune aree mostrano un livello di dettaglio inferiore rispetto alle zone principali;
  • Il riciclo di modelli nemici da Nioh 2 è visibile e riduce la sorpresa esplorativa.

Le migliori skills in Nioh 3

Conclusione: un gigante imperfetto che non si dimentica

Nioh 3 è esattamente il tipo di gioco che divide: chi si avvicina sperando in una rivoluzione totale uscirà con sentimenti contrastanti, chi invece accetta di incontrare la serie dove si trova — consapevole dei suoi pregi strutturali e dei suoi difetti cronici — troverà uno dei soulslike più riusciti e completi degli ultimi anni.

Team Ninja ha fatto qualcosa di coraggioso, aprendo il mondo della serie senza perdere quella ferocia tattica che la distingue da tutto il resto. La doppia forma Samurai/Ninja non è solo una trovata di marketing ma un’aggiunta che ridefinisce il modo in cui si pensa ogni singolo scontro. L’esplorazione finalmente respirabile aggiunge un livello di coinvolgimento che i capitoli precedenti non avevano. E il risultato complessivo — anche con il loot caotico, i boss anonimi e la storia ondivaga — è un gioco difficile da smettere di giocare.

Il paragone con Elden Ring è inevitabile ma anche parzialmente fuorviante: Nioh 3 non vuole essere Elden Ring. Vuole essere Nioh ma in grande e per la maggior parte del tempo ci riesce magnificamente. È più accessibile del secondo capitolo, più massiccio del primo e più ambizioso di entrambi.

Nioh 3
  • 7/10
    Storia, personaggi e contesto - 7/10
  • 9/10
    Controlli/Gameplay - 9/10
  • 9/10
    Dimensione artistica - 9/10
  • 9/10
    Intrattenimento - 9/10
8.5/10

Conclusioni

Se amate il genere soulslike e non avete ancora messo mano a questa serie questo è il momento migliore per iniziare. Se siete veterani di Nioh 2 e temevate che il salto verso l’open world potesse diluire ciò che rendeva speciale la formula originale potete stare relativamente tranquilli: l’anima di Nioh è intatta. Graffiante spietata e straordinariamente soddisfacente come sempre.

PANORAMICA DELLE RECENSIONI

Storia, personaggi e contesto
8,5
Controlli/Gameplay
9,0
Dimensione artistica
8,5
Intrattenimento
9,0
Dino Cioce
39 anni, sposato e padre di due bellissimi bambini; anche se il tempo è poco e gli impegni sono tanti, trovo sempre un momento per dedicarmi al mio mantra e al mio credo. I AM A GAMERCRACY
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