Dead Island: Definitive Edition

Da quando Robert Kirkman ha cambiato completamente il modo di guardare agli zombie, con i suoi fumetti di The Walking Dead prima e la serie TV omonima dopo, praticamente fra il 2005 e il 2010, il tema è tornato a essere inflazionato in modo impressionante fra gli amanti del genere. Per diversi anni, ovunque si voltasse il capo, si vedevano non morti di ogni genere, su ogni piattaforma e media; sulla scorsa generazione di console (e PC, of course), la parola zombie è stata tradotta in un solo, forse immortale modo, Dead Island: Definitive Edition. Immaginate di essere finalmente in vacanza, dopo un anno di lavoro intenso e sfiancante, proprio quella pausa per cui avete risparmiato per mesi, per cui avete sudato, combattuto con il vostro capo, i vostri colleghi, la vostra famiglia. Un black out totale dalla routine cittadina, da spendere in un resort da sogno su un’isola sperduta nel continente oceanico, attorniato soltanto di sole, spiagge, belle donne, discoteche e cocktail. La fortuna però raramente è dalla nostra parte, durante il nostro soggiorno un virus sconosciuto prende improvvisamente il controllo della mente umana, iniziando a divorare velocemente neuroni e nervi e trasformando la quasi totalità della popolazione in mostri deformi, violenti e assetati di sangue. Un paradiso trasfigurato in un reale inferno in pochi giorni, poche ore, una prospettiva in cui essere ancora coscienti, sani, è forse il destino peggiore, poiché ogni via d’uscita è ovviamente bloccata, non c’è elettricità, i collegamenti con l’esterno sono vietati, l’intero arcipelago è volutamente tenuto in quarantena dal resto dell’umanità. In poche parole, si è incastrati nella terra del non ritorno.

Dead Island: Definitive Edition, Uno zombie è per sempre

Se si è stati videogiocatori negli ultimi 10 anni, difficilmente non si conoscerà questa storia, il suo successo ha anzi indotto Deep Silver e Techland a sfornare anche un sequel, Dead Island: Riptide, e ad annunciare Dead Island 2, progetto poi purtroppo naufragato (per sempre?). Probabilmente proprio a causa di questa “tragedia”, studio e publisher hanno ben pensato di proporre Dead Island: Definitive Edition, da dare un pasto alle nuove console PS4, Xbox One e PC, del resto creare versioni remastered di qualsiasi cosa è ormai di moda. Con il titolo di Techland però il discorso è un po’ diverso, fra gli appassionati del genere e questa mini serie c’è davvero dell’amore profondo, qualcosa di irrinunciabile e inafferrabile che solo chi ha speso decine e decine di ore a vagare per l’isola di Banoi – completando tutte le quest disponibili, finendo e ricominciando il tutto più volte – può capire, per via delle meccaniche e delle sensazioni. È soprattutto a questi amanti assidui che la Dead Island: Definitive Edition strizza l’occhio, perché al suo interno c’è tutto quello che si potrebbe desiderare: il primo Dead Island, il secondo Dead Island: Riptide e il pixeloso Dead Island: Retro Revenge, con tutti i DLC usciti nel corso degli anni e un lavoro di rimasterizzazione affatto male.

Dead Island: Definitive Edition

Se dal punto di vista del gameplay gli sviluppatori si son guardati bene dal compiere sacrilegio, lasciando dunque tutto com’era, dal punto di vista grafico tutto ha subito un profondo restyling. Si parte dalle texture, ora più definite, dettagliate, per finire all’ottimo sistema di illuminazione, che ora modifica tutto in tempo reale ed è capace di mostrare raggi di luce e ombre dinamiche. La risoluzione, all’epoca dell’uscita bloccata a 720p, rivive ora nei gloriosi 1080p, seppur con frame rate fisso a 30 fps e molti elementi del menu per nulla ritoccati, quindi un tantino sgranati. Tutti i modelli del gioco però sono stati rivisti e corretti, Techland ha persino rimesso mano sulla fisica del gioco, implementandone il realismo e rendendo lo smembramento dei corpi ancor più soddisfacente, ovviamente per i giocatori più sadici (ricordiamo che tutti i modelli sono costruiti in modo “settoriale”, cosa che permette l’amputazione degli arti in più punti e della testa). È stato migliorato anche l’antialiasing, che su PS3 e Xbox 360 non dava chissà quali risultati, in poche parole il gioco come lo ricordavamo, almeno nel suo look, è abbastanza cambiato. L’isola pullula ora di elementi particellari, la distanza del mondo visibile è stata allungata, ai margini della nostra visuale abbiamo nuovi effetti HBAO e una sfocatura in fase di movimento, anche se queste ultime due caratteristiche non ci hanno convinto a pieno.

Dead Island: Definitive Edition è particolarmente artigianale

Nonostante questo, l’esperienza nel mondo di Dead Island è ora alla sua massima potenza, soprattutto se pensiamo al primo capitolo, che a distanza di anni sa ancora regalare emozioni intense a chi decide di prendere il controllo di uno dei quattro personaggi disponibili – e magari di farsi aiutare, udite udite, in co-op online, novità di questa edizione. Perché lo spirito della serie è rimasto intaccato, così la sua colonna sonora, le sue ambientazioni estremamente contrastate, di facciata patinate e paradisiache ma allo stesso tempo infestate di mostri orrendi, di uomini che non hanno più controllo del loro corpo, fra cui potrebbero esserci nostri amici, figli, parenti. Proprio come in The Walking Dead, anche sull’isola di Techland si incontrano numerosi NPC in cerca di qualcuno, di qualcosa, più comunemente di una speranza, che tarda a manifestarsi; anzi spesso tocca fare i conti con scelte estreme, pronte a scoprire il nostro lato più animalesco, il nostro istinto più barbaro che mira soltanto alla sopravvivenza. Una sopravvivenza che, soprattutto all’inizio dell’avventura, non è affatto scontata, al contrario bisogna centellinare le provviste, vagare alla ricerca di elementi essenziali, di armi di fortuna e non. Perché la natura di Dead Island: Definitive Edition è particolarmente artigianale, pur di non venire divorati possiamo e dobbiamo aggrapparci a qualsiasi cosa, a un manico di scopa, un remo spezzato, una chiave inglese, un tubo arrugginito, che con l’esperienza e i livelli possiamo modificare in qualcosa di più sofisticato aggiungendo chiodi, fiamme, elettricità e quant’altro; tutte dinamiche che rendono la serie unica, ancora oggi, nonostante il tema sia stato ultra gettonato.

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Questo Dead Island: Definitive Edition è dunque l’occasione perfetta per rivivere al meglio emozioni sopite, incastonate nei ricordi, o ancora meglio per vivere l’intera saga da zero, nel caso in cui non abbiate mai avuto il piacere di confrontarvi con il piccolo immenso capolavoro firmato Techland. All’interno del package c’è tutto quello di cui avete bisogno, due giochi open world (più un terzo arcade) dentro cui sguazzare senza limiti di tempo per seguire la trama principale, le quest secondarie o semplicemente per fare una passeggiata fra zombie da fare a pezzi (il che talvolta può essere rilassante…). Guardando l’opera a 360 gradi, soprattutto se si è abituati alle ultimissime uscite (leggasi Dark Souls III e Uncharted 4: Fine di un Ladro, per esempio), la percezione di giocare un titolo datato è molto forte, ma nulla che intacchi il divertimento e la natura originale della serie, destinata a suo modo a restare una perla intoccabile nel panorama videoludico moderno.