The Surge, la recensione: quando copiare (e copiarsi) non basta

The Surge

The Surge è il perfetto esempio di videogioco afflitto da “sindrome del fratello minore”: il secondogenito di Deck13, tre anni più giovane del noto Lords of the Fallen della stessa software house, che non riesce a scrollarsi di dosso i paragoni col predecessore.

Giudizi simili sono sicuramente opinabili, dato che i due titoli sono a tutti gli effetti prodotti fra loro slegati, tuttavia l’arrivo sul mercato di un videogioco della stessa casa di sviluppo e del medesimo genere fornisce chiari indizi su come e quanto Deck13 sia riuscita a imparare dagli errori del passato.

The Surge

Bastano pochi minuti di gioco affinché la dura, semplice verità colpisca il giocatore come uno schiaffo in piena faccia: The Surge è un lavoro genuinamente pigro, che migliora poco e peggiora troppo di ciò che, qualche anno prima, era stato un gradevole Lords of the Fallen. Quest’ultimo, infatti, è stato il primo Action RPG a cavalcare l’onda del successo dei Souls di From Software: un titolo tanto imperfetto quanto innovativo, con tante idee interessanti, soffocate da controlli poco responsivi e disperse in una trama inesistente.

The Surge

Da bravo fratello minore, The Surge prova ad emanciparsi e volare più in alto, allontanandosi dal fantasy medioevale pieno di demoni, spade e incantesimi… Col solo, triste risultato di schiantarsi in una letale caduta nella mediocrità.

The Surge

Il design è forse il punto più basso del titolo, anonimo al limite dell’inesistente. Deck13 è riuscita nella quasi impossibile impresa di realizzare un protagonista ancor meno carismatico di Harkyn, l’antieroe di Lords of the Fallen. Gli ambienti industriali in cui il povero Warren si troverà costretto a vagare sono desolati e spesso claustrofobici, ma incapaci di trasmettere reale disagio, se non per il fastidio procurato dalle inquadrature capricciose.

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La sensazione è di camminare per fabbriche e cantieri osservando attraverso gli occhi di un bambino, con tanto di “ruspa cattiva” liberamente (e non ufficialmente) ispirata alla fornace del celeberrimo “Mamma ho perso l’aereo”. Esoscheletri e attrezzi da lavoro trasformati in strumenti di morte, operai impazziti e macchinari fuori controllo: per quanto potenziale avesse il concept, la realizzazione appare confusa e le – spoglie – ambientazioni hanno un’estetica che oscilla tra il sci-fi e il realistico risultando infine, semplicemente, “brutte”.

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Anche graficamente il risultato non lascia soddisfatti, poiché alla pura e semplice mancanza di uno stile definito si affianca anche la povertà poligonale e di qualità texture di mappe e modelli, con (e questo è sicuramente l’aspetto che più fa storcere il naso) almeno la metà delle animazioni ripescate a piene mani da Lords of the Fallen, senza nemmeno un tentativo per occultare la cosa; una scelta che, a distanza di anni dall’uscita di quest’ultimo, rende The Surge esteticamente inferiore sia agli standard generazionali che al predecessore.

The Surge

Un aspetto positivo è la possibilità, su Playstation 4 Pro e PC, di godere di un gameplay fluido a 60fps; i possessori della versione standard della console dovranno invece accontentarsi di 30 fotogrammi al secondo, anche in questo caso abbastanza stabili.

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Idem con patate, purtroppo, per quanto riguarda il comparto musicale, il cui pregio è giusto quello di non infastidire, visto il poco carattere delle tracce. Molto buono, invece, il doppiaggio inglese, ben recitato anche se limitato da una costante banalità nei dialoghi.

The Surge

Gli eventi narrati in The Surge ricalcano infatti lo stile “senza pretese” di Lords of the Fallen in cui il contesto appare più come una scusa per menar le mani e inserire missioni opzionali, piuttosto che un tentativo di raccontar qualcosa. Affrontata con lo spirito giusto e accettata la mancanza di spessore psicologico del protagonista, la storia è comunque scorrevole e con persino sprazzi di originalità nella battute finali, per certi versi superiore a un Lords of the Fallen che sembrava prometter tanto, per poi deludere con una conclusione a dir poco affrettata.

Il gameplay è sicuramente l’elemento meglio riuscito in The Surge, in quanto ricalca appieno lo stile lento, quasi a turni, di Lords of the Fallen, ma lo adatta al contesto futuristico e introduce meccaniche originali e intriganti. La possibilità di equipaggiare differenti pezzi di equipaggiamento su testa, torso e ciascuno dei quattro arti apre la strada a un’elevata personalizzazione estetica e parametrica del proprio avatar.

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Le componenti difensive e offensive sono potenziabili tramite l’impiego di scarti tecnologici (la valuta di gioco) e materiali reperibili dagli equipaggiamenti avversari: focalizzare i propri attacchi su punti specifici del corpo del nemico, sia esso umano o sintetico, consente vere e proprie mosse di amputazione, in grado di fornire risorse di crafting e una sempre benvenuta pioggia di sangue… E olio.

The Surge

The Surge è costituito da mappe chiuse, separate da schermate di caricamento, ma che al loro interno prevedono numerose strade secondarie, scorciatoie e segreti. Unico problema è il rischio di smarrirsi tra i mille corridoi ed edifici fin troppo simili tra loro, ma esplorare con la giusta dose di calma eviterà ai giocatori agguati infami e morti ingloriose, regalando non poche soddisfazioni.

The Surge

Esattamente come Lords of the Fallen, nelle fasi finali The Surge si spinge un po’ troppo oltre il concetto di difficoltà ambientale, calcando la mano sui danni avversari e un numero disonesto di nemici. Le bossfight si mantengono tutte più o meno allo stesso (equilibrato) livello di difficoltà e presentano meccaniche sempre diverse; le idee alla base di ciascuno scontro sono buone, ma finiscono schiacciate dal design anonimo dei nemici e da scambi di colpi eccessivamente lenti per un Action RPG.

The Surge

The Surge conferma la capacità di Deck13 nella realizzazione di level design articolati e offre una gestione e potenziamento dell’equipaggiamento a dir poco originali; un peccato, quindi, vedere un simile materiale sprecato all’interno di un titolo privo del benché minimo carisma, che non ha nemmeno lontanamente provato a crearsi una propria identità.

Preso come gioco a sé stante, The Surge è un prodotto senza dubbio sufficiente, ma chiunque abbia giocato il lavoro precedente della software house non potrà non rimanere deluso dall’apatia per colpa della quale i difetti di Lords of the Fallen siano finiti per direttissima anche all’interno di un videogioco arrivato sul mercato ben tre anni dopo.