Pensate, sono passate ben sei anni. Tanti ne sono stati da quando Capcom ha mostrato per la prima volta un trailer misterioso durante la presentazione PS5 del 2020. Una bambina in tuta spaziale, un astronauta e la Luna. Stop. Niente titolo, niente gameplay, niente spiegazioni. Solo immagini e curiosità, e quella curiosità è rimasta lì, sospesa, per anni. Poi finalmente il 17 aprile 2026 Pragmata è atterrato sugli scaffali digitali e fisici di tutto il mondo.
Il risultato? Un action-adventure fantascientifico che riesce a fare qualcosa di raro in questo periodo storico del gaming: proporre una nuova IP tripla A, senza agganciarsi a nessun franchise esistente (e farlo con una personalità fortissima). Pragmata è un gioco coraggioso. Non prova a essere tutto per tutti, sa esattamente cosa vuole essere e lo porta avanti con coerenza dall’inizio alla fine.
Detto questo, ci sono anche delle ombre. Il combat system è originale e funziona bene, ma nella seconda metà del gioco inizia a mostrare qualche incrinatura. La durata è di circa 8-10 ore, che per certi può sembrare troppo poco considerando il prezzo d’acquisto. E la struttura lineare lascia poco spazio all’esplorazione libera. Ma andiamo per gradi, scivolando nell’esplorazione della nostra esperienza in questa recensione di Pragmata, giocato nella sua versione per console Xbox Series X.
Storia e personaggi: un racconto di sopravvivenza e connessione umana
Nel futuro prossimo l’umanità ha scoperto il Lunafilamento, un minerale lunare con proprietà straordinarie: raffinato nel modo giusto consente di stampare in 3D praticamente qualsiasi cosa. Una base di ricerca sulla Luna è dedicata a questa tecnologia, finché un giorno la comunicazione si interrompe. Hugh Williams, esperto di sicurezza con un passato alle spalle che emerge a piccole dosi nel corso dell’avventura, viene inviato insieme a un team di specialisti per capire cosa è successo.
Le cose si mettono subito male. Un violento terremoto lunare spazza via quasi tutta la squadra e Hugh si ritrova solo, ferito e senza modo di tornare a casa. È in questo momento che entra in scena Diana. Un’androide dall’aspetto di una bambina di cinque o sei anni, modello Pragmata, costruita proprio con il Lunafilamento. Curiosa, ingenua ma sveglia, con una capacità di apprendimento fulminea e un modo di relazionarsi al mondo che cade perfettamente nell’uncanny valley senza mai risultare disturbante.
Il cuore del gioco è tutto qui, osservando l’evoluzione del rapporto tra i due. Hugh e Diana non si limitano a collaborare per sopravvivere. Costruiscono un legame vero, che cresce piano piano attraverso piccoli momenti di scambio, ricordi raccontati davanti a oggetti trovati nella base, disegni che Diana fa e regala a Hugh. È un rapporto quasi da padre e figlia e funziona perché non viene mai forzato. Capcom prende tutto il tempo necessario per farlo respirare.
La trama principale percorre strade già battute dalla fantascienza. L’IA impazzita, la base isolata, i segreti nascosti nelle profondità della struttura. Non aspettatevi colpi di scena rivoluzionari, questo va sottolineato. Ma la forza narrativa di Pragmata non sta nell’originalità della trama bensì nella qualità piano emotivo. E su quest’ultimo il gioco fa un lavoro più che eccellente.
PRO
- Diana è uno dei personaggi più riusciti e memorabili degli ultimi anni nel gaming. La sua caratterizzazione è curata in ogni dettaglio, dai piccoli gesti ai dialoghi;
- Il rapporto tra Hugh e Diana cresce in modo organico e credibile. Non c’è nulla di forzato nel loro legame;
- Il worldbuilding della base lunare è costruito con intelligenza. Ogni area racconta qualcosa di quello che è successo prima del nostro arrivo.
CONTRO
- La trama principale non brilla per originalità. Chi ha masticato fantascienza troverà molti elementi già visti altrove;
- Alcuni personaggi secondari restano sullo sfondo senza mai svilupparsi davvero;
- La storia non lascia elementi irrisolti da approfondire, il che riduce la motivazione a rigiocare per chi punta all’aspetto narrativo.
Gameplay: sparare e hackare allo stesso tempo, funziona davvero?
Ebbene, la risposta è sì e funziona davvero. Ed è l’aspetto pià intrigante di Pragmata. Il sistema di combattimento è l’elemento che distingue questo titolo da qualsiasi altro sui generis sul mercato. Hugh ha un arsenale classico: pistola, fucile a pompa, lanciagranate e altri gadget sci-fi. Ma i nemici robotici che popolano la base sono praticamente invulnerabili alle armi normali. La loro armatura, di fatto, regge quasi tutto.
È qui che entra in gioco il potenziale di Diana. Quando si mira a un nemico, sulla destra dello schermo appare una griglia. Diana può hackerare quel robot percorrendo la griglia da un punto di partenza a un nodo finale, usando i tasti frontali del pad. Una volta completato l’hack, l’armatura si apre e il nemico diventa vulnerabile. Semplice da spiegare, ma non così immediato da padroneggiare perché le griglie diventano sempre più complesse col procedere del gioco.
Il bello è che tutto questo avviene in tempo reale. Mentre gestisci la griglia devi continuare a muoverti, schivare, sparare. Non puoi mai fermarti davvero. Il risultato è un combat system che tiene sempre il cervello occupato su due fronti contemporaneamente. C’è tensione costante e i momenti migliori emergono quando sistemi diversi si combinano in modi inaspettati, creando quelle situazioni emergenti che solo i giochi con meccaniche solide riescono a produrre.
La struttura del gioco è lineare. C’è un hub centrale dalla Culla da cui partono le varie aree esplorabili, collegate da una metropolitana interna. Non è un open world e non fa nemmeno finta di esserlo. La linearità è una scelta precisa che garantisce un ritmo solido. Ci sono potenziamenti da sbloccare per entrambi i personaggi e piccoli enigmi ambientali sparsi nelle zone. Niente di trascendentale ma abbastanza da spezzare il ritmo degli scontri.
L’unico punto debole del gameplay emerge nella seconda metà del gioco. Si delinea una struttura delle meccaniche rigorosa: porta bloccata, due terminali da attivare in zone diverse della mappa, nemici da affrontare per ognuno ed, infine, ritorno. Nelle prime ore non pesa, anche per via del fattore scoperta. Dopo il quinto o sesto utilizzo, purtroppo, diventa prevedibile e un po’ stancante.
PRO
- Il sistema di combattimento che unisce sparatutto e hacking in tempo reale è genuinamente originale e appagante. Non somiglia a niente di già visto;
- La linearità è gestita con intelligenza. Il gioco sa sempre dove vuole portarti senza mai farti sentire intrappolato;
- Il New Game+ e la difficoltà Lunatica offrono buone ragioni per chi vuole continuare oltre i crediti finali;
- Le personalizzazioni di Hugh e Diana influenzano concretamente l’approccio agli scontri, dando un senso tattico reale alle scelte di build.
CONTRO
- Nella seconda metà la struttura ripetitiva porta-terminale-terminale-ritorno inizia a farsi sentire e stanca un po’;
- Le boss fight non sempre sono all’altezza del resto. Alcuni vengono abbattuti troppo facilmente una volta capito il pattern, senza mai spingere davvero al limite;
- Le 8-10 ore di durata possono sembrare poche per chi cerca esperienze più corpose al prezzo di un tripla A;
- Poca interagibilità con gli ambienti. Molte aree sembrano costruite solo come corridoi estetici senza vera profondità esplorativa.
Dimensione artistica: un RE Engine al massimo della forma
Visivamente parlando, Pragmata è impressionante. Capcom ha spinto il suo RE Engine oltre i limiti precedenti, introducendo soluzioni tecniche nuove sviluppate appositamente per questo titolo. Tra queste spicca il sistema di simulazione dei capelli di Diana: lunghi, fisicamente reattivi ai movimenti e all’ambiente. Sembrano vivi. È un dettaglio che suona banale ma che contribuisce enormemente alla credibilità del personaggio.
Su PC con hardware compatibile il path tracing trasforma completamente la resa visiva. La luce si comporta in modo cinematografico, con riflessi e illuminazione indiretta che avvicinano l’immagine a quella di un film ad alto budget. Si può scegliere tra una modalità Performance a 60fps e una modalità Risoluzione a 30fps in 4K. Entrambe offrono un’esperienza solida senza particolari cali, anche se noi abbiamo preferito la prima alla seconda (pregiligendo la reattività nelle sessioni di combattimento).
La direzione artistica ha una sua precisa identità. La base lunare è fredda, minimalista, quasi claustrofobica: corridoi bianchi, luci al neon che filtrano attraverso superfici metalliche e zone dove la realtà stessa sembra distorta dalla presenza dell’IA. Le aree che simulano elementi terresti all’interno della struttura mostrano errori surreali e intenzionali, tasselli storti, oggetti che non tornano, geometrie impossibili. È un effetto strano e affascinante che comunica l’alienità dell’IA meglio di qualsiasi dialogo.
Sul fronte sonoro il lavoro è eccellente. La colonna sonora alterna sequenze ambientali – che enfatizzano il silenzio e l’isolamento della Luna – a momenti più tesi durante i combattimenti. I doppiaggi sono curati in ogni lingua. Diana, in particolare, è interpretata in modo magistrale: la sua voce trasmette esattamente quella miscela di curiosità infantile e freddezza meccanica che definisce il personaggio.
PRO
- Il RE Engine in versione Pragmata è semplicemente il migliore mai visto finora per quel motore. Path tracing incluso, è un benchmark tecnico;
- La direzione artistica della base lunare ha un carattere fortissimo. Non assomiglia a niente di già visto, nemmeno ai classici sci-fi da cui trae ispirazione;
- Il doppiaggio di Diana è un piccolo capolavoro. Cattura perfettamente l’equilibrio tra androide e bambina;
- La colonna sonora supporta l’atmosfera senza mai sovrastarla. Lavoro intelligente e discreto.
CONTRO
- Le ambientazioni, pur belle, mancano di varietà. Si trascorre quasi tutto il gioco negli stessi tipi di corridoi e sale;
- Il divario tra le due modalità grafiche è importante, finendo per far scomparire l’utilità marginale di una tra loro.
In conclusione
Pragmata è uno di quei giochi che non capita spesso di giocare. Un tripla A completamente originale, senza precedenti, costruito attorno a una visione chiara e portata avanti con coerenza. Capcom ha impiegato sei anni per farlo e si vede. Non nel senso che pesa, anzi. Si vede nella qualità della rifinitura, nella cura per i dettagli e nel fatto che ogni singola meccanica è al suo posto e fa esattamente quello che deve fare.
Hugh e Diana sono una delle coppie di protagonisti più riuscite degli ultimi anni. Il loro rapporto è il motore emotivo di tutta l’esperienza e riesce nell’impresa difficilissima di farti affezionare davvero. Diana, in particolare, è un personaggio che resterà impressa. C’è qualcosa in lei, nel modo in cui esiste tra il mondo dei dati e quello delle emozioni umane, che continua a tornare in mente anche dopo aver visto i titoli di coda.
Il combat system che unisce sparatutto e hacking in tempo reale è genuinamente nuovo e divertente. Non stanca nelle prime ore, diventa un po’ tale nella seconda metà quando la struttura delle missioni diventa troppo ripetitiva. Ma è una macchia su un quadro complessivamente molto solido.
La durata è contenuta, ma è anche un gioco che non spreca un secondo del tempo che ti chiede. Non ci sono missioni secondarie inserite per gonfiare artificialmente le ore. Non c’è nulla che non dovrebbe esserci. E questa onestà è una qualità rara in questo momento del mercato.
Pragmata
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Storia e personaggi - 8.7/108.7/10
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Gameplay - 8/108/10
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Dimensione artistica - 9/109/10
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Intrattenimento/Rigiocabilità - 8.5/108.5/10
Summary
Se vi piacciono i giochi che raccontano qualcosa di vero attraverso i loro personaggi, senza dimenticare di essere videogiochi prima di tutto, Pragmata è un acquisto che non vi deluderà. E chissà che questo non sia solo il primo capitolo di una saga destinata a lasciare il segno.



