Diablo IV: Lord of Hatred, la recensione del DLC su Xbox Series X

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Quando Blizzard ha annunciato Lord of Hatred ai Game Awards 2025 le aspettative erano già alle stelle. Diablo IV è un gioco che ha vissuto un percorso travagliato, questo è indubbio. Un lancio promettente ma imperfetto nel 2023 e poi Vessel of Hatred che aveva lasciato una sensazione strana: buono ma non abbastanza. Troppo cauto, troppo tiepido. Adesso arriva questa seconda espansione e la domanda che tutti si facevano era semplice: Blizzard ha finalmente tirato fuori il meglio di sé? 

Lord of Hatred porta i giocatori sulle isole di Skovos, una regione che fa parte della lore della serie fin dai tempi di Diablo II ma che non avevamo mai esplorato davvero. Due nuove classi, un sistema di endgame completamente ridisegnatoe e un finale di storia che chiude l’arco narrativo dell’Odio in modo davvero soddisfacente. Le premesse sembrano essere davvero promettenti.

Esiste, come si poteva ben immaginare, anche un lato oscuro. Alcune delle nuove meccaniche richiedono tempo per essere assimilate e il ritmo della prima ora è un po’ convulso, tra tutorial impliciti e sistemi sovrapposti. E il War Plans, il nuovo sistema di endgame, è brillante come concetto ma nella pratica ricicla molto di quello che già c’era. Detto questo Lord of Hatred è senza dubbio la migliore espansione che sia mai uscita dopo il lancio di Diablo IV. E non è una cosa di poco conto, anche se è arrivata un po’ fuori tempo massimo.

Diablo 4: Lord of Hatred

Storia e personaggi

Neyrelle è ancora là a lottare per contenere Mephisto. Il Primo Male dell’Odio è libero di camminare tra i mortali, confondendosi tra loro per via del suo nuovo aspetto, e il suo potere si espande verso le isole sacre di Skovos minacciando l’intera Sanctuary. Il Viandante quindi deve fare i bagagli e partire verso queste terre antichissime, trovando alleati e un’arma che possa fermare Mephisto prima che sia troppo tardi.

Questo è il punto di partenza. Ma quello che rende la storia di Lord of Hatred davvero interessante è come viene raccontata. Non è solo un’altra corsa verso il boss finale: c’è peso emotivo e ci sono scelte che sembrano avere conseguenze. I personaggi, che già conoscevamo, vengono trattati con una cura senza precedenti, lontana anni luce dall’espansione precedente (e senza citare le Stagioni che si sono susseguite in questi anni di attività).

Lorath torna e stavolta ha un arco narrativo che funziona davvero. Ma la vera sorpresa è Lilith. Dopo essere stata la antagonista principale del gioco base, la figlia di Mephisto in Lord of Hatred ottiene finalmente il tempo e lo spazio per essere qualcosa di più complesso. C’è una scena, in particolare, verso il finale della campagna che è tra le cose più belle che Blizzard abbia mai scritto per questa serie. Non diremo altro, per non rovinare nulla.

Mephisto, invece, funziona come minaccia principale perché non è mai solo un nome che compare nei testi di caricamento. La sua presenza si sente nel mondo nell’ambiente nei nemici che incontri. Skovos viene corrotta lentamente e la vediamo degradarsi man mano che si avanza nella storia. Un chiaro esempio di storytelling ambientale che lascia il segno.

La campagna dura circa otto ore se ci si concentra sulla main quest. Non è lunghissima ma è ben ritmata e non c’è mai quella sensazione di riempitivo che aveva afflitto Vessel of Hatred. Ogni missione ha senso nell’economia generale della storia.

PRO

  • La campagna è la migliore della saga di Diablo IV: ben ritmata e piena di momenti memorabili;
  • Lilith riceve finalmente lo sviluppo narrativo che meritava fin dal gioco base;
  • Mephisto funziona come villain perché è onnipresente nell’ambiente non solo nelle cutscene;
  • Il finale chiude l’arco dell’Odio con soddisfazione emotiva genuina.

CONTRO

  • Otto ore sono poche per una storia con questo potenziale: si sente che qualcosa poteva essere approfondito;
  • Alcuni personaggi secondari di Skovos restano abbozzati e non sviluppati.

Diablo 4: Lord of Hatred

Gameplay

Partiamo dalle due nuove classi, anche perché sono il cuore pulsante di questa espansione. Il Paladino è tornato. È il guerriero sacro che conoscete dall’era di Diablo II: pesante e ben corazzato con scudo e abilità divine. Ma il Paladino di Lord of Hatred non è solo una fotocopia nostalgica. Il sistema degli Giuramenti lo rende interessante: quattro, per la precisione, che definiscono lo stile di combattimento. Possiamo essere una fortezza vivente che assorbe i danni per i tuoi alleati oppure una macchina da guerra che piomba sui nemici a velocità angelica. E quando si attiva la Forma Angelica è tutta un’altra storia: velocità soprannaturale e colpi che sembrano fatti di luce pura. Soddisfacente al punto giusto.

Lo Stregone, però, rapppresenta la vera novità. Una classe completamente inedita nella serie e concettualmente affascinante: non è un mago che fa patti con i demoni, è un cacciatore che li cattura e li piega alla sua volontà. Possiamo costruirlo come un generale che comanda orde di creature infernali oppure come un combattente che si trasforma in un mostro e si butta nella mischia. Questa classe richiede un po’ più di tempo per essere capita ma una volta che entra “sotto pelle” è difficile smettere di giocarci.

Sul fronte delle meccaniche di sistema Lord of Hatred introduce il Cubo di Horadric, il classico artefatto già visto in Diablo II. Qui serve per modificare gli affissi sugli oggetti, ovvero aggiungere, togliere o rilanciare i modificatori. Per chi vive per il loot hunt è una manna dal cielo perché finalmente si ha un controllo concreto su quello che si costruisce invece di sperare nella fortuna cieca del drop.

Il sistema dei Talismanico con i relativi Charm riporta i bonus di set nel gioco ma con una logica più flessibile. Equipaggi gli amuleti per sbloccare slot per i Charm e costruire una combinazione di bonus che si adattano al tuo build. È un layer di personalizzazione ulteriore che non sovrascrive quello che già c’era ma si affianca con intelligenza.

Il War Plans è il nuovo sistema di endgame ed è probabilmente la cosa più ambiziosa di tutta l’espansione. Funziona come una playlist: scegliamo una sequenza di cinque attività, le modifichiamo con dei bonus speciali e le completiamo nell’ordine che preferiamo. I modificatori possono anche passare da un’attività all’altra, creando sinergie interessanti. È un modo intelligente per dare struttura a un endgame che prima era un po’ caotico. Il problema è che le attività in sé sono quelle che c’erano già. Non c’è molto di davvero nuovo a livello di contenuto.

Segnaliamo anche l’arrivo del Loot Filter una feature richiesta da sempre dalla community. Finalmente possiamo impostare quali oggetti vogliamo vedere evidenziati e quali possiamo nascondere. Una piccola cosa ma che fa una differenza enorme nelle sessioni lunghe. Anche la pesca è stata aggiunta come attività opzionale: assurda sulla carta ma stranamente rilassante nella pratica.

Diablo 4: Lord of Hatred

PRO

  • Lo Stregone è una classe originale e profonda che giustifica da sola l’acquisto dell’espansione;
  • Il Cubo di Horadric dà finalmente controllo concreto sul crafting e sui loot;
  • Il War Plans struttura l’endgame in modo molto più leggibile rispetto al passato;
  • Il Paladino è il ritorno di un classico fatto con rispetto e personalità propria;
  • Il Loot Filter era necessario e finalmente c’è: migliora enormemente la qualità di vita;
  • Il Talisman system aggiunge personalizzazione senza appesantire il sistema esistente.

CONTRO

  • Le attività del War Plans sono in gran parte riciclo del contenuto già esistente;
  • Il primo impatto con tutti i nuovi sistemi sovrapposti può essere disorientante;
  • Il Paladino, pur essendo ben fatto, sente un po’ la nostalgia del template originale forse troppo.

Diablo 4: Lord of Hatred

Dimensione artistica

Skovos è semplicemente bellissima. Ed è una parola che di solito si usa con parsimonia parlando di Diablo perché la serie vive di oscurità oppressiva e orrore gotico. Ma Skovos è diversa: è un arcipelago mediterraneo con acque cristalline, coste frastagliate, vulcani attivi e templi antichi sommersi dalla storia. C’è qualcosa di sacro in ogni angolo di questa regione e la cosa incredibile è che Blizzard è riuscita a mantenerla genuinamente inquietante anche quando è bella da vedere.

La corruzione di Mephisto si espande visivamente man mano che si avanza nella campagna. Le coste si scuriscono, i templi si crepano e le acque trasparenti diventano torbide. È uno storytelling visivo che funziona perché ci mostra la degradazione in tempo reale senza bisogno di spiegartela. Tecnicamente, il motore grafico di Diablo IV regge ancora bene. Le animazioni dei nuovi nemici, in particolare, i Drowned che emergono dal mare sono inquietanti e convincenti.

L’illuminazione dinamica continua a essere uno dei punti di forza. In certi momenti, soprattutto a ridosso degli eventi finali, la resa visiva è davvero notevole. La palette cromatica di Skovos va dall’azzurro del mare al rosso lavico dei vulcani, fino al nero della corruzione e il passaggio tra questi stati è gestito con gusto.

Sul fronte audio, Diablo IV ha sempre avuto una colonna sonora che sapeva fare il suo lavoro senza essere invadente. Lord of Hatred continua su questa strada, con temi nuovi che richiamano l’antichità di Skovos. I combattimenti contro i boss principali hanno le loro tracce specifiche e il lavoro di sound design sui Drowned e sulle creature corrotte è eccellente.

PRO

  • Skovos è la regione più bella e caratterizzata mai realizzata per Diablo IV;
  • La corruzione visiva dell’ambiente segue il ritmo della storia in modo organico e suggestivo;
  • Il sound design dei nuovi nemici, specialmente i Drowned, è davvero ottimo.

CONTRO

  • La localizzazione italiana è corretta ma il doppiaggio perde molto dell’intensità emotiva dell’originale;
  • Il motore grafico inizia a mostrare qualche limite nelle aree più dense di effetti particellari.

In conclusione

Diablo IV: Lord of Hatred è l’espansione che questo gioco aspettava. Non è perfetta, e non pretende di esserlo, ma è ambiziosa va in profondità sulle cose che contano e riesce a chiudere tre anni di storia con una soddisfazione che raramente si prova in questo genere.

Se siete dei fan della serie questa espansione è quasi obbligatoria. Lo Stregone da solo vale il prezzo del biglietto, Skovos è una regione che funzione e il finale lascia quella strana sensazione di aver assistito a qualcosa di conclusivo e al tempo stesso di aver voglia di ricominciare con un nuovo personaggio.

Se invece siete nuovi, questo è probabilmente il momento migliore per iniziare. Lord of Hatred include Vessel of Hatred quindi non vi perdete nulla. E con il Loot Filter, il War Plans e il Cubo di Horadric il gioco è più accessibile e meno caotico che mai.

Diablo IV: Lord of Hatred
  • 8.5/10
    Storia e personaggi - 8.5/10
  • 8.5/10
    Gameplay - 8.5/10
  • 8.5/10
    Dimensione artistica - 8.5/10
  • 8/10
    Intrattenimento/Rigiocabilità - 8/10
8.4/10

In conclusione

Blizzard ha chiaramente ascoltato la community. Ha preso quello che non funzionava e lo ha aggiustato, ha mantenuto quello che funzionava e lo ha espanso. Non è una rivoluzione. È qualcosa di meglio: è un gioco che sa cosa vuole essere e finalmente ci riesce. Il Signore dell’Odio è arrivato. E per una volta siamo contenti che sia così.

Dino Cioce
39 anni, sposato e padre di due bellissimi bambini; anche se il tempo è poco e gli impegni sono tanti, trovo sempre un momento per dedicarmi al mio mantra e al mio credo. I AM A GAMERCRACY
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