Life is Strange Episodio 4, la recensione: i gufi sono quello che sembrano?

Durante lo scorso episodio, il terzo, il piccolo gioiellino di Dontnod si faceva oscuro, misterioso, avvolto in una cappa di tensione palpabile. Alla vicenda irrisolta di Rachel Amber, la ragazza scomparsa di Arcadia Bay, si aggiungevano i rimorsi per la morte di Kate Marsh, le sfumature tutt’altro che chiare di Frank, lo spacciatore trasandato che bazzica il Diner, il carattere violento della famiglia Prescott, minaccia costante per la tranquilla vita di periferia. Ovviamente non bisogna dimenticare il twist sconvolgente che chiudeva il tutto, che grazie ad un salto nel passato ci rendeva possibile salvare il padre di Chloe distruggendo però lei stessa, costringendola ad una vita da disabile.

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Dark Room, quarto episodio di Life is Strange, riparte proprio da quel tramonto pallido, sulla soglia di casa Price. Nonostante una partenza piuttosto lenta, durante la quale Max prende coscienza del nuovo assurdo presente che ha creato, rimettere le carte in ordine significa far ripiombare l’intera opera in un pozzo buio, senza uscita. Ricordando e omaggiando continuamente il mitico Twin Peaks, con segnali decisamente chiari (gufi, una targa d’auto TWN PKS), Life is Strange procede il suo cammino a cavallo fra l’horror psicologico e il thriller investigativo. Ci si mette alle calcagna di Frank, provando a sapere da lui più informazioni possibili su Rachel, mentre si scava nelle vite underground di Nathan Prescott e del padrino di Chloe. Il risultato è un’intera “tavola degli indizi” da analizzare con cura, facendo combaciare informazioni, messaggi, dati GPS per tentare di risalire all’ultima posizione nota di Rachel, prima che si dissolvesse nel nulla.

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Si finisce così a rovistare in vecchie cascine abbandonate, o almeno che così sembrano, arrivando dritti al cuore dell’intero script. Uno script capace di lasciare al giocatore un senso di angoscia, di disgusto, oltre che di paura, assieme ad un desiderio di rivalsa e giustizia. La Dark Room del titolo è infatti più che reale, una camera all’interno della quale si nascondono i sogni più malati e perversi della mente, spietati. Un delirio di voyerismo egocentrico e ben radicato, in grado di torturare, uccidere, e terrorizzare al solo pensiero. È finalmente arrivato infatti il momento di fronteggiare la verità, la morte, i cadaveri sotterrati, i falsi indizi, sino a rimanere a bocca aperta dinanzi all’ennesimo cliffhanger.

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Un episodio, forse il migliore sino ad ora, che scopre tutte le carte sul tavolo da gioco. La partita non è però dalla nostra parte, piuttosto ci ritroviamo incastrati nella stretta morsa del ragno come mosche impaurite, in attesa dell’apocalisse sotto la tenebrosa luce di due lune nel cielo (specchio di Chloe e Max, pronte a separarsi?). Ma non solo, di cos’altro? Del quinto e ultimo episodio, che non vediamo l’ora di giocare. Ora persino i super poteri di Max servono a poco, il tempo è rallentato e gli eventi sono irreversibili, almeno è ciò che la storia ci porta a credere. La speranza è che sia tutto un brutto scherzo, un brutto sogno, del resto i gufi non sono mai quello che sembrano.