Life is Strange Episodio 3, la recensione: faccia a faccia con il passato

Alla fine del secondo episodio ci siamo lasciati in modo assolutamente tragico, traumatizzante, paralizzante. Nonostante i nostri poteri e il nostro buon senso non siamo riusciti a evitare il suicidio di Kate Marsh, che ha trovato il coraggio di lanciarsi nel vuoto all’entrata del nostro dormitorio. D’improvviso, Life is Strange aveva perso tutte le sfumature ovattate, positive e colorate che a fatica stavamo provando a ricreare intorno a noi e ad Arcadia Bay. Elementi che proiettavano il terzo episodio in un’atmosfera incredibilmente cupa, opprimente, da puro noir. Un mondo in cui stare all’erta continuamente, in cui guardarsi le spalle e pesare ogni piccola parola. Eccoci dunque all’interno di un corridoio completamente buio, silenzioso e tenebroso, con la sola compagnia della luce del nostro smartphone alla ricerca di indizi, alla ricerca della verità.

Verità che possa allentare il senso di colpa che proviamo per la morte di Kate, che possa avvicinarci a risolvere il mistero di Rachel Amber e porti un po’ di sollievo all’animo travagliato di Chloe, la nostra migliore amica dai mille problemi esistenziali. Tantissima carne a fuoco che – per forza di cose – non viene affrontata tutta in questo terzo capitolo dal titolo Chaos Theory (Teoria del Caos). I riflettori sono puntati tutti sul rapporto intimo e radicale fra noi, Max, e per l’appunto Chloe. La chimica fra loro raggiunge in questo arco di trama un livello mai toccato prima, tanto da innescare anche una sottile linea erotica fra i due personaggi. Ci si sfiora più che in passato, ci si confida, si condivide momenti unici e rischiosi, tanto da generare – all’interno del Caos evocato dal nome dell’episodio – salti temporali che hanno dell’incredibile.

Passaggi complicati sia a livello logico che materiale, pronti a sconvolgere nuovamente il già fragile equilibrio del nostro presente. Parliamo di una tensione mai sentita in precedenza, di un’attrazione verso il proibito che non avevamo mai affrontato. Abbiamo letteralmente giocato con il fuoco, rubando la pistola in Out of Time, ma ora siamo ben oltre: bisogna forzare serrature, scegliere di rubare o meno grosse somme di denaro, infrangere regole su regole e ficcare il naso in affari bollenti in zone inaccessibili. Un po’ come diventare grandi, prendersi responsabilità che diano un senso ai diciotto anni appena compiuti, pur restando legati a doppio filo all’incoscienza della pubertà. E mentendo a chi ci è vicino pur di non deluderlo, certo sempre perseguendo il bene, anche se questa è una condizione che non sempre basta a evitare guai.

Sistemare alcune cose può anche significare distruggerne delle altre, spostare leve fondamentali del passato può cambiarne altre nel futuro con risultati devastanti. Insomma non siamo ancora consapevoli del potere che abbiamo fra le mani, anzi, sperimentiamo e procediamo a tentoni senza minimamente pensare alle conseguenze, un lato della medaglia affascinante e oscuro. Dunque Chaos Thoery rappresenta un’accelerazione non da poco, affiancata da un cambio di tono poliziesco forse inaspettato. Immancabile l’ennesimo clamoroso cliffhanger narrativo, che questa volta ci proietta verso un quarto episodio davvero assurdo, sorprendente, meno dark di questo terzo eppure più nebuloso, impalpabile, che non vediamo l’ora di attraversare.