Un fenomeno culturale approda in formato videogioco con Hot Wheels Unleashed, il titolo della nostra recensione per console Xbox Series X. Serviva la nuova generazione per creare un prodotto in grado di celebrare l’importanza di questo fenomeno culturale. Ci ha pensato l’italiana Milestone che decide di mettersi in gioco uscendo dalla sua comfort zone. La software house italiana, leader nel settore simulativo su due ruote, fa un vero e proprio salto nel buio. Abbiamo imparato a conoscerla grazie alla sua capacità di costruire – attorno al concetto di simulazione – dei prodotti videoludici di ottima fattura.

Vederla fuori dal suo orticello è una vera e propria “sfida nella sfida”. Il gameplay Hot Wheels Unleashed trasuda arcade da tutti i pori. Milestone, ad onor del vero, prova a lasciarsi andare del tutto, anche se in alcuni momenti viene fuori una parte del suo know-how simulativo. Gli effetti sonori dei mini-bolidi sono la copia esatta di quelli ascoltati in MotoGP 21. Eccome dimenticarseli, visti i kg di copertoni lasciati sul rovente asfalto dei circuiti. Stessa cosa vale per il controllo della macchina, con un’altalena tra puro arcade ed attimi di simulazione.

hot wheels unleashed recensione ps5

L’ombra del pay-to-win incombe su Hot Wheels Unleashed, “pompata” dalla forte presenza del collezionismo. La speranza è che il tutto sia solo legato ad un fattore estetico e non prestazionale, anche per via della presenza della componente competitiva. La road-map fa intendere che è appena iniziata una nuova serie, pronta a dare battaglia al mondo “disimpegnato” delle 4 ruote. È ancora troppo presto per tracciare dei bilanci, anche se Milestone difficilmente sbaglia un colpo.

Graficamente il gioco risponde “presente”. I 4K e i 60 fps sono granitici, regalando degli scenari da capogiro. La presenza della photo-mode, inoltre, aiuta a catturare i nostri personali momenti di follia. I replay ci ricordano, invece, il significato del famoso slogan “Dont try this at home”. E non si tratta di wrestling ma “solo” di piste e macchinine. Noi abbiamo fretta di partire, per cui vi lasciamo alla nostra recensione di Hot Wheels Unleashed, titolo, vi ricordiamo, provato nella sua versione per console Xbox Series X.

Prime impressioni: Milestone cambia pelle

Al D1 Hot Wheels Unleashed si presenta in perfetta forma. 3 modalità fruibili con una semplicità unica, in perfetto stile Milestone. Fisiologicamente si è portati a dare fiducia a quella “in singolo”, che ci porta nella folle città delle Hot Wheels. Dandoci la zappa sui piedi – anche perché amiamo renderci la vita un’inferno – non abbiamo resistito al fascino della sfida, iniziandolo in difficoltà “difficile”. Ogni derapata ci è costata dolori prima di comprendere come salire su quel dannato podio.

Il fattore competizione veniva, però, alimentato da quel nostro essere ancora bambini. Suvvia, non raccontateci che non avevate in cameretta una folle pista Hot Wheel che comprendeva almeno un giro della morte e una catapulta di lancio. Con tutte quelle macchinine intorno, il pensiero è andato subito a quei pomeriggi con gli amici, quando il gameplay era guidato dalla fantasia.

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Milestone attinge da questo e ci costruisce sopra un “Signor” videogioco, che viaggia al ritmo dell’arcade. Dopo MotoGP 21 e RIDE 4, non ci aspettavamo proprio di vederla alle prese con un titolo del genere. Eppure il suo essere “fuori luogo” è stato, a nostro avviso, un’ulteriore sfida per l’azienda milanese. Quelli di via Olona non riescono a stare a digiuno e sono sempre alla ricerca di nuovi modi per mettersi in gioco.

Essendo la loro prima volta con un gameplay a loro poco congeniale si sono comportati piuttosto bene. Certo, il loro DNA c’è sempre e in alcuni momenti si percepisce. Non è facile lasciarsi completamente andare ad un mondo molto distante da quello in cui si è sempre vissuto. Ma non è la prima volta che sottolineiamo la competenza di Milestone. Lo abbiamo fatto nella loro comfort zone, figuriamoci se lesiniamo quando ne escono.

Contesto di gioco: C’erano una volta le macchinine

Parliamo di un fenomeno culturale, che vede la sua genesi sul finire degli anni 60. Le Hot Wheels, prodotte dalla statunitense Mattel, hanno attraversato diverse generazioni, riuscendo sempre a cavalcare le tendenze del momento. Con il passare degli anni le linee classiche hanno lasciato spazio alla vera e pura creatività, in grado di mixare passato-presente-futuro. Tutto questo senza considerare le serie dedicate a particolari eventi ed occasioni. Non sono mancati, infatti, in questi anni di attività tributi speciali, come i modelli dedicati alla trilogia di Ritorno al Futuro e alla serie Knight Rider.

A tutto questo va aggiunto anche tutto il contesto legato al mondo del collezionismo, che ha visto una rapida impennata negli ultimi vent’anni. Fisiologica, vista la portata mondiale del fenomeno. Di aste “pesanti” ne abbiamo avuto notizia, anche se riguardavano modelli ed edizioni inedite e limitate.

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Il marchio Hot Wheels ha vissuto due fasi principali. La prima è quella un po’ più d’autore, dove la cura del dettaglio era in grado di creare dei prodotti di artigianato autentico. Parlare di giocattolo è riduttivo, visto e considerato che le riproduzioni dei modelli erano molto simili a quelli della realtà. Con il tempo, però, le logiche e le strategie di mercato sono cambiate, puntando verso l’universo dell’intrattenimento puro. Ed ecco che l’obiettivo si è spostato verso l’ideazione di tracciati originali, in grado di mixare follia e creatività.

Tutto questo “pippone” storico per dire cosa? Hot Wheels Unleashed è la perfetta celebrazione della storia di questo brand. Gli oltre 60 modelli iniziali sono solo un assaggio di quello che sarà il futuro di questo gioco. Il mondo dei videogiochi non è ancora riuscito a celebrare, al meglio, il successo di questo brand. I tempi sono maturi e le premesse – per lasciare il segno – ci sono tutte.

Gameplay: lasciarsi andare è difficile

Lo abbiamo già detto in fase d’esordio della nostra recensione di Hot Wheels Unleashed, quando sottolineavamo il suo essere “arcade”. Vabbè, era una cosa piuttosto scontata questa. Come si poteva mettere in scena l’universo delle Hot Wheels restando fedeli alle  leggi della fisica. Milestone, andando contro la sua natura, ci prova e in parte ci riesce. Non è facile, di punto in bianco, andare in una direzione completamente opposta rispetto quello che si è fatto in questi ultimi anni. Vedete, però, la maturità di una software house si evince anche da questo. I “migliori” dimostrano di essere tali quando, fuori dalla comfort zone, riescono a fare comunque bella figura.

Le dinamiche di gameplay di Hot Wheels Unleashed sono piuttosto essenziali. Correre e arrivare primi sul podio. In fin dei conti è una gara automobilistica in tutto e per tutto, salvo il fatto che il mondo che ci circonda interagisce con noi in maniera attiva e passiva. Sul circuito, infatti, sono presenti numerosi ostacoli e pericoli che rischiano di danneggiare la nostra performance in maniera pesante. A questi si contrappongono gli aiuti di gara, con boost e scorciatoie che permettono di ribaltare le sorti della competizione. Il tutto punta sempre e solo ad esaltare e/o peggiorare il nostro stile di guida.

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Per quanto banale possa essere, il controllo del veicolo nasconde delle insidie non trascurabili. Con la premessa che il tutto è immerso in un universo arcade, non ci si mette molto a scoprire come pilotare la nostra folle macchinina. Le derapate alimentano i propulsori, utili per bruciare gli avversari con sorpassi da capogiro. Il trucco è stare sempre a centro pista per sfruttare in ampiezza la carreggiata. Le statistiche del veicolo vi permettono di capire in che modo esaltarne le sue doti, anche se intorno a voi c’è già gente che si è fucilata entrambi i pass presenti al D1.

A seconda della posizione sul podio i premi cambiano in numero e qualità. Le monete consentono di acquistare box da aprire e macchinine, mentre gli ingranaggi aiutano a customizzare le auto. Il dulcis in fundo arriva dai “pezzi” della pista che vengono forniti sempre come premio al termine della gara (a patto che vi piazzate sul podio, ndr). Questi possono essere utilizzati nel track editor dove la creatività viene prima della bravura in pista. Le creazioni vengono condivise tra i vari utenti della community, diventando dei tracciati ufficiali in sede di gaming competitivo.

Dimensione artistica: quando l’ambientazione fa la differenza

Se cercate un’esperienza di guida senza precedenti, con una grafica alla Forza Horizon 4, siete nel posto sbagliato. Hot Wheels Unleashed punta altrove, costruendo l’immersione dal suo essere arcade. Capito questo, le pretese a livello grafico lasciano il tempo che trovano, anche se Milestone difficilmente dimentica la componente artistica di un suo prodotto. Cambiano, ovviamente, i focus di attenzione, con la cura dei dettagli del veicolo che passa in secondo piano.

Il motivo di questa scelta è piuttosto semplice. La livrea conta più della fedeltà “meccanica”, anche perché la realtà non frequenta questi luoghi. Il colpo d’occhio arriva dai colori e dallo stile delle macchinine in gara, con il design in grado di far trasparire il giusto mix tra creatività e follia.

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L’aspetto che, invece, merita più di una parola di elogio è quello che comunemente viene chiamata “pista” nel gergo dei giocattoli. Mattel ci ha investito moltissimo sopra, in questo ultimo ventennio, realizzando dei veri e propri parchi di divertimento in miniatura. La software house milanese, per forza di cose, ha dovuto fare altrettanto, anche perché è l’unico elemento in grado di fare la differenza. I circuiti presenti sono caratterizzati da un’estrema fedeltà rispetto ai modelli originali. La licenza c’è per cui viene oggettivamente sfruttata al meglio.

Tra derapate e spin con il turbo il contesto aiuta per l’iniezione di adrenalina. Il nostro orecchio, però, carpisce qualcosa che ha già sentito prima d’ora. Gli effetti sonori dei veicoli sono identici a quelli delle due ruote su MotoGP 21. Premesso che è una cosa determina, in un certo modo, una forma di “risparmio”, sotto questo aspetto si poteva fare molto di più. La colpa è nostra, anche perché se non avessimo giocato a tutti i giochi sinora prodotti da Milestone non avremo elevato nulla. L’anacronismo è subito saltato “all’orecchio”. Un corto circuito pericoloso, che crea un’altalena emozionale verso quella quarta parete che non ne vuole sapere di essere abbattuta.

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In conclusione

Hot Wheels Unleashed dimostra la maturità raggiunta dall’italiana Milestone nel mondo dei videogiochi “che conta”. Appurato il suo dominio incontrastato sulle due ruote – con un occhio vigile su RiMS Racing – l’azienda milanese si mette in gioco con una nuova sfida. Il mondo dell’arcade, a lei sconosciuta, è il terreno perfetto per riportare in auge un brand che non ha avuto molto successo sul fronte videoludico. Il fenomeno delle Hot Wheels, che divertito numerose generazioni a partire dagli anni 60, approda su PC e console. Il gameplay scelto aiuta per sintetizzare, al meglio, questi 50 anni di onorata carriera.

Le leggi della fisica vengono sovvertite in toto, anche se Milestone non riesce del tutto a dimenticarsele. Il sistema di guida è essenziale, dove contano solo le derapate e la capacità di sfruttare il turbo. È un “solo” da osservare sotto diversi punti di vista, tutti che trovano il loro punto di origine con le prestazioni del veicolo. L’ombra del pay-to-win incombe su questo titolo, vista la presenza di contenuti a pagamento esclusivi e che esulano dal cosmetico.

Graficamente parlando, lo scenario ruba la scena alla follia creativa dei modelli dei veicoli. Una giro di parole che serve a descrivere, in breve, la dimensione artistica del gioco. Le ambientazioni, infatti, sono un vero e proprio luna park della follia, dove oltre alla velocità contano anche i riflessi. Brava Milestone, ma la prossima volta lasciati trascinare completamente dalla marea.