Dragon’s Crown Pro, la recensione

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Dragon's Crown Pro

Dopo circa cinque anni dall’uscita del titolo originale, Dragon’s Crown Pro si presenta sul mercato come la versione rimasterizzata e con supporto al 4k e 60 fps al secondo, pensata appositamente per ridar vita su PlayStation 4 a un titolo con ormai parecchi anni sulle spalle, ma che è riuscito a ritagliarsi una generosa fetta di cuore dei giocatori che lo hanno conosciuto a suo tempo.

Dragon’s Crown Pro, così come le sue versioni PlayStation 3 e PlayStation Vita, è un beat ‘em up bidimensionale con componenti GDR, in cui il giocatore vive la propria avventura dopo aver selezionato uno dei sei personaggi a disposizione. Ciascuno di essi ha uno stile di combattimento unico, in linea con la classe d’appartenenza ed è pressocché impossibile non trovare un alter ego che si adatti al proprio stile di gioco.

Nonostante la storia sia identica per tutti gli eroi, al termine della campagna principale (della durata di circa una decina d’ore, se affrontata a difficoltà Normale) verrà mostrato un finale unico, che spiegherà le motivazioni che hanno spinto il protagonista a intraprendere la propria avventura.

I dungeon presenti in Dragon’s Crown Pro sono estremamente variegati nell’estetica, con forse una leggera ripetitività nei mostri presenti, cosa comunque compensata dalla particolare, quasi iconica realizzazione grafica di questi ultimi, degli ambienti e ovviamente degli stessi protagonisti. I livelli durano circa dieci minuti e sono tutti lineari, ma celano aree opzionali e segrete, come anche un bivio per ciascuno, che portano ad affrontare boss di fine stage diversi in base alla strada intrapresa.

Dragon's Crown Pro

Oltre al già citato upscale della risoluzione e del framerate, Dragon’s Crown Pro possiede una colonna sonora completamente riarrangiata e orchestrata, per quanto sia ancora disponibile la versione originale nel menu delle impostazioni; inoltre, offre la possibilità di selezionare fin da subito la lingua giapponese al posto di quella inglese, che nel gioco originale veniva sbloccata solo una volta terminata la storia la prima volta.

E a tal proposito, non si può non discutere dell’elemento principale del gameplay di Dragon’s Crown Pro, ovvero il farming: il titolo Vanillaware e Atlus richiede infatti di ripercorrere le varie mappe più e più volte, per completare missioni secondarie, scoprire percorsi alternativi e – ovviamente – potenziare i propri personaggi. Si tratta di un elemento imprescindibile del gioco, che anche a difficoltà standard non lascia molto margine di errore al giocatore, soprattutto nel caso si giochi con alleati controllati dall’intelligenza artificiale.

Dragon’s Crown Pro offre infatti una interessante modalità online (sia cooperativa che di pvp, quest’ultimo però disponibile solo dopo aver terminato la campagna) e, cosa ancor più raro, un multiplayer in locale: è possibile giocare con fino a tre amici contemporaneamente, comodamente a casa propria, a patto che ciascuno di essi possegga un controller.

Dragon's Crown Pro

La possibilità di giocare con altre persone rende immensamente più facile la vita degli avventurieri: l’IA dei compagni di Dragon’s Crown Pro non è delle migliori, spesso i bot si incastrano o non schivano attacchi e danni ambientali e sono del tutto privi di qualunque strategia, scaricando attacchi potentissimi (e dagli usi limitati) contro i nemici standard per poi arrivare ai boss privi o quasi di risorse.

Per questa ragione, Dragon’s Crown Pro risulta pienamente godibile solo se giocato in cooperativa, visto come le difficoltà superiori alla standard riducono i companion controllati dall’IA come pura e semplice carne da cannone ed elementi di disturbo a schermo.

Quest’ultimo elemento rimane un problema del titolo che la remastered non ha potuto che trascinarsi dietro: per quanto ambientazioni, sprite e animazioni siano bellissimi e curati, oltre che ancora più belli nella nuova resa estetica di Dragon’s Crown Pro, gli eventi a schermo erano e rimangono estremamente caotici, con momenti concitati quasi illeggibili, soprattutto nel caso siano presenti più giocatori della stessa classe, con quindi avatar praticamente identici.

Tirando le somme, Dragon’s Crown Pro è un titolo che era e rimane abbastanza di nicchia, molto semplice, ma curato in quasi ogni suo aspetto: un gioco dallo stile estetico unico, ma poco “pulito” durante le schermaglie più accese; classico, semplice e appagante, ma tendenzialmente tanto, troppo ripetitivo, specialmente se giocato da soli; un lavoro dalla colonna sonora egregia e ancor più bella nella sua nuova versione orchestrale, ma con suoni ambientali e voci monotoni e al limite del fastidioso tanto in inglese quanto in giapponese.

Dragon's Crown Pro

Dragon’s Crown Pro è quindi l’occasione d’oro per recuperare una piccola, grande perla della scorsa generazione videoludica, che traspone efficacemente il feeling “arcade” di giochi ormai – quasi – dimenticati, ma che va approcciata con il giusto spirito e con la consapevolezza d’aver davanti un titolo volutamente “nato vecchio”, in grado di regalare ore e ore di divertimento, ma anche tanta noia e frustrazione se frainteso.