captain tsubasa rise of the new champions recensione ps4

Ci sono voluti ben 14 anni per rivedere i nostri eroi, celebrati dalla nostra recensione di Captain Tsubasa: Rise of New Champions, provato nella sua versione per console PS4. Era, infatti, il lontano 2006 quando usciva su PS2 “Captain Tsubasa”. Da allora, salvo l’ultima apparizione su mobile con Captain Tsubasa: Dream Team, videogiochi su “Holly e Benji” non se ne sono visti. Ci ha pensato Bandai Namco, affidando lo sviluppo a Tamsoft, a riportare i nostri beniamini su PC e console di tutte il mondo. D’altronde lei ha un certo debole per i tie-in di anime e manga di successo. Basta vedere Dragon Ball Z Kakarot per crederci. Lo stile cartoon, enfatizzato dal cell-shading, crea una sorta di continuità emozionale con la serie animata. Quella che tutti noi (attempati) hanno ancora impresso nella loro memoria.

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Captain Tsubasa: Rise of New Champions ci propone due modalità storia, una che segue l’arco narrativo del terzo torneo e una che propone vicende inedite a ridosso della Junior National League. Non vi aspettate una versione di FIFA o PES con i super-tiri e mosse speciali. Della parola simulazione non vi è nemmeno l’ombra. Trovate invece tanto sano action, con scontri aerei all’ultimo sangue e missili terra aria in grado di buttare giù la porta. Sono presenti molti intermezzi, alcuni dei quali sono in stile anime. Vi è anche una modalità “Versus” in cui sfidare altre squadre, anche in modalità multigiocatore.

È chiaro che questo ritorno dei nostri eroi chiama in adunata i fan della serie e attira meno gli altri. Il divertimento non manca, questo è sicuro, anche se qualcosina in più la potevano fare. La modalità “Tsubasa’s Story” è un po’ “cortina”, con solo 7 capitoli da giocare. Sotto questo aspetto si potevano impegnare un po’ di più.

Nonostante questo la nostra astinenza da “Cap. Tsubasa & Co.” è stata sedata. Senza attendere un istante in più, vi lasciamo alla nostra recensione PS4 di Captain Tsubasa: Rise of New Champions.

Quando il calcio era arcade

Vi era un tempo in cui la distanza tra le parole “simulazione” e “calcio” era abissale. Era il tempo di Super Sidekicks e Goal Goal Goal, giocato sui cabinati nei bar. Grafica 2D su schermi con una risoluzione pessima, dove il divertimento era mettere la palla in rete dopo aver eseguito azioni super-spettacolari. Poi le esigenze sono cambiate e non c’è stato più spazio per la finzione. Tutto doveva essere, per forza di cose, simulato.

Captain Tsubasa: Rise of New Champions ci riporta a quei tempi, lanciando una sfida ai simulatori. Paragonarli a loro, però, non ha alcun senso. Il nuovo videogioco prodotto da Bandai Namco contiene un’infarinatura di dinamiche calcistiche reali. Vi sono i fuorigioco, le tattiche di squadra, le rimesse laterali e del portiere ed esistono i calci d’angolo. Stop, il simulato finisce qui. Dopo trova spazio tanto, ma tanto, arcade.

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Contrasti che fanno volare via i giocatori, dribbling in grado di far fuori 2/3 avversari in un colpo solo e gli immancabili super tiri sono alla base del gameplay. Tutto ruota attorno al concetto di spirito, un surrogato della famosa stamina. Questa si consuma ogni qualvolta si effettuano mosse abilità. Quando lo spirito di squadra è al massimo si attiva la “V Zone“. Questa consente alla squadra un recupero rapido e, quindi, un maggior numero di mosse speciali, mettendo così sotto pressione la squadra avversaria. La “V Zone” ha una durata limitata per cui dovete sfruttare al meglio questo vantaggio temporaneo.

Sebbene tutto questo diverta nelle prime partite, con il tempo diventa “scontato” perché pecca di novità. Una volta capita l’AI della squadra avversaria diventa solo questione di tempismo e scelta di tempo per performare dribbling e super-tiri. Insomma, il gioco scorre via per inerzia. Qualche sorpresina in più, lato gameplay, sarebbe stata gradita.

Le varie forme della sfida

Ogni videogioco si rivolge ad un pubblico, che sia di nicchia o generalista. Captain Tsubasa: Rise of New Champions, per forza di cose, richiama a se gli appassionati e i fan di lunga data. Se vi ricordate, la Collector’s Edition, quella con il calcio balilla, costava circa 2.000 euro. Chi li spenderebbe così tanti soldi per un videogioco? Qualcuno c’era, visto che è andata esaurita dopo pochissimi giorni.

Entrando nel vivo del gioco, vi sono diverse modalità per giocare. Le prime due, in ordine di importanza sono le story mode, “Tsubasa’s story” e “New Hero“. In “Tsubasa’s Story”, come il nome suggerisce, si ripercorre un arco narrativo particolare, quello dell’ultimo torneo in Giappone di Tsubasa prima della sua partenza in Brasile. Questa modalità si compone di 7 capitoli, ognuno con un match da affrontare (e tanti dialoghi da sopportare).

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La modalità “New Hero” è, senza ombra di dubbio, quella più interessante. Questa infatti si basa su delle dinamiche in perfetto stile RPG con tanto di crescita del personaggio e della squadra in cui si gioca. Dopo aver creato il personaggio, infatti, si sceglie dove iniziare il percorso per diventare una nuova stella del calcio. La scelta ricade su una delle tre squadre rivali della Nankatsu di Tsubasa, Toho, Furano e Musashi. “New Hero”, inoltre, introduce un inedito arco narrativo alla storia originale del gioco, proponendo un nuovo torneo a ridosso della Junior National League.

Oltre a queste due vi sono la modalità “Versus” e “Versus online“. La prima ci permette di giocare una partita o un torneo contro degli avversari comandati dalla AI oppure con il classico “doppio”, spalla a spalla contro un altro giocatore. La seconda, invece, è il classico multigiocatore online, contro amici o avversari casuali. Dopo aver terminato la modalità storia, probabilmente, un salto qui lo farete volentieri.

Cosa funziona e cosa non

Captain Tsubasa: Rise of New Champions riesce a ricucire quello strappo con i fan della saga che volevano rivedere un videogioco sui famosi calciatori nipponici. Da questo punto di vista la loro attesa è stata ricompensata, anche se non adeguatamente. 7 capitoli per “Tsubasa’s story” sono pochini. Si poteva tranquillamente inserire sia il primo torneo che la prima parte dell’avventura brasiliana di Oliver Hutton. Magari arriveranno con un DLC per cui ancora una speranza l’abbiamo.

“New Hero” funziona e diverte. Le dinamiche RPG sono stimolanti, sia dal punto di vista individuale che di squadra. Si poteva optare per una fusione delle due modalità, in modo da poter scegliere se vivere la storia da protagonista o come un nuovo astro nascente del calcio. Resta il fatto che “New Hero” è in grado di reggere la “barracca” da solo, anche se, purtroppo, il numero degli incontri non è elevato neache qui.

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“Versus” e “Versus online”, di fatto, restano quelle due cose da fare se ho finito le prime. Bisogna solo capire con quali motivazioni si arrivano ad affrontarle. Noi, per esempio, ci siamo arrivati un tantino demotivati.

Anche se le varie modalità peccano di brio, il gameplay giocato è divertente. Anche se si imparano presto i vari script dell’AI, di base ci si diverte a riapprezzare il “Tiger Shot” di Hiyuga e il “Driven Shot” di Tsubasa. Le varie animazioni delle super mosse sono fatte benissimo e non ci si stanca mai a vederle e rivederle. La cosa che, invece, infastidisce è la presenza, talvolta estenuante, dei dialoghi. Dispiace dirlo ma sembrano dei veri “tappabuchi” tra una partita e l’altra.

Captain Tsubasa: Rise of New Champions non è sicuramente un’occasione persa, anche se confidiamo in qualcosa in più dai futuri DLC. Per certi aspetti lo pretendiamo.