warzone pacific recensione xbox series x

Si ritorna in guerra con Call of Duty Warzone Pacific, in questa nostra recensione su console Xbox Series X. L’aria della seconda guerra mondiale respirata in Vanguard arriva anche nella versione free-to-play del noto Battle Royale sviluppato da Activision. L’occasione è ghiotta per lanciare una nuova mappa, l’isola di Caldera, che promette inedite sfide. Archiviata la parentesi Verdansk, si decolla dalle fredde terre ucraine con un volo di sola andata verso il pacifico.

L’attesa è stata ricompensata con una mappa che, almeno sulla carta, offre ai giocatori una molteplicità di scenari, e quindi di stili di gioco e gameplay. Necessari, vista la precedente esperienza, ma pur sempre timorosi, considerata la costante presenza dei cheater. Gli sviluppatori, per l’occasione, hanno lanciato Ricochet, l’innovativo sistema anti-cheating brevettato per il lancio di Vanguard e della nuova stagione di WarZone. È ancora troppo presto per urlare al miracolo, visto e considerato che l’isola di Caldera ha aperto le visite ad inizio dicembre. Bisogna vedere come si comporta nel medio-lungo periodo, quando la nuova mappa sarà già entrata nel cuore e nei desideri della fanbase.

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Tornando alla mappa, chi ha giocato a Vanguard riconoscerà alcuni paesaggi e scelte architetturali. La modalità multigiocatore dell’ultimo spin-off della saga ha offerto un numero importante di mappe al lancio, accontentando chi paventava il contrario. Questo, per forza di cose, ha spremuto al massimo l’ingegno e la creatività degli sviluppatori, che hanno fatto tesoro della loro esperienza per portarla nel Battle Royale. Il risultato non è stato un prevedibile copia e incolla, ma un ecosistema di gioco coerente e ben organizzato.

Vi è un cambiamento, in verità, che va ben oltre la semplice mappa. Verdansk e Caldera sono figlie del momento, rispettivamente Cold War e Vanguard. Il gameplay dei due titoli viaggia a due velocità opposte, aspetto che poi è stato ripreso nel free-to-play di Activision. Si, per carità, le mappe favoriscono o meno un determinata tipologia di gioco, ma le logiche base vengono decise a monte. E senza perdere ulteriore tempo, vi lasciamo alla nostra recensione di Call of Duty Warzone Pacific

Il tour di Caldera

La prima cosa che salta all’occhio, appena si atterra nella torrida isola di Caldera, è la dimensione della mappa. Ci vuole poco per capire che la musica rispetto a Verdansk è cambiata e anche di parecchio. L’errore è quello di cercare una zipline, e senza nemmeno accorgersene arriva la prima pallottola dritta nel cranio. Gambe in spalla e pedalare: è questo il motto della prima tappa della stagione di Warzone Pacific.

Da nord a sud e da est a ovest lo scenario non è mai aperto. È facile individuare i punti di osservazione, perfetti per i tiratori scelti. Il Picco, la Laguna e il Porto offrono degli stupendi sniping point che stuzzicheranno l’interesse dei cercatori di teste. Ma quello che può sembrare un comodo vantaggio tattico, può farci fare la fine del topo in gabbia. Una volta “sgamato” il riflesso della lente il tempo a disposizione per sparire non è moltissimo.

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Per chi, invece, preferisce gli spazi aperti, allora il consiglio è quello di correre “come se non ci fosse un domani” verso il Villaggio e le Rovine. Il colpo d’occhio paesaggistico si mescola con la sangue della violenza degli scontri. Occhio ai nemici armati di baionetta. Al momento in cui vi scriviamo, non sono in programma dei nerf per questa devastante arma (anche se chi vi scrive è sempre fedele al freddo metallo della canna del “pompa”, ndr).

E poi, se tralasciamo Pista e l’Aeroporto di Caldera – dedicate principalmente a chi predilige le battaglie aeree – il resto della mappa prevede degli scontri in grado di mixare azione e strategia. Il concetto di spazio chiuso è stato rivisto in Warzone Pacific, a nostro avviso in meglio. L’esempio di scuola vive nell’Arsenale, con il cantiere in grado di fornire numerosi ripari a cielo aperto. Stesso discorso vale per Testa di Ponte e Miniere, con un estensione della mappa anche in altezza.

Cos’è cambiato da Verdansk?

I confronti tra Verdansk e Caldera sono fisiologici, e noi oseremmo dire anche giusti. Il passato e il presente di Warzone meritano di essere paragonati, anche per capire cosa funziona e cosa eventualmente merita un’attenzione maggiore. Vanguard ha già chiarito un paio di cosette lato gameplay, diminuendo i giri del motore. Coerente rispetto al periodo storico, dove i combattimenti corpo a corpo si preferivano a quelli con droni e bombe radiocomandate. Resta il fatto che la community di Warzone aveva lamentato un eccesso di “rushaggine” che favoriva i pro e penalizzava il resto del mondo.

Caldera si presenta, in un certo modo, variopinta. Un termine, questo, che non va solamente interpretato nella sua accezione più stretta e pur sempre veritiera, ma anche dal punto di vista dell’offerta. La mappa presenta una disposizione di elementi che invitano alla calma e alla prudenza. Un approccio strategico (ma non spento e compassato, ndr) è sicuramente preferibile, anche se questo è un concetto da affrontare in team. Al momento, ogni lobby carica un numero di giocatori pari a 140. I lupi solitari non hanno vita facile in Warzone, figuriamoci adesso in Pacific, dove le pallottole arrivano anche dal sottosuolo.

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Ed ecco, però, che quello che fino adesso è stato considerato come un punto di forza, può divenire anche un qualcosa da osservare con attenzione. La grandezza e la disomogeneità di Caldera, se paragonati con quelli Verdansk, nel lungo periodo possono divenire sinonimi di dispersione. L’ambientazione Ucraina prevedeva numerose zone di campo aperto, intervallate da edifici e installazioni militari. Questo andamento rendeva frequenti gli scontri, oltre che invogliare a stanare i maledetti “camperoni”. L’ambientazione del Pacifico, con il suo essere “poliedrico”, rischia di trasformarsi in una ricerca della sfida continua, cosa che per un Battle Royale non va affatto bene.

In più c’è da capire cosa si inventeranno i cheater per “rompere” il gameplay di Warzone Pacific. Al momento si segnalano casi isolati prontamente gestiti da Activision e dal suo Ricochet. Sembra, però, la quiete prima della tempesta, per cui aspettiamoci un’ondata di giocate anomale e che lasciano pochi dubbi sulla loro reale natura.

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In conclusione

La nuova stagione di Warzone, la prima nel nuovo universo denominato Pacific, promette un’importante cambio di tendenza. La volontà è quella di creare un gameplay più umano rispetto al passato, veicolando i giri del motore a ribasso. Caldera si presenta con un territorio esteso e poliforme che costringe i giocatori a muoversi e ad attaccare con intelligenza e strategia. Come avete visto non abbiamo fatto nessun riferimento, all’interno della nostra recensione, ad engine utilizzato e grafica. Quando si parla di competitivo l’occhio non deve volere la sua parte. 

I paragoni con Verdansk sono naturali ed ovviamente li abbiamo fatti. Non potevamo esimerci dal confronto, anche per capire se le scelte progettuali sono state giuste o meno. A livello di gusto personale – ed avendo giocato precedentemente a Call of Duty: Vanguard –  Caldera ci è piaciuta. Non amiamo il rush per cui è stato amore a prima vista. A nostro avviso, però, qualche zona in campo aperto in più la si poteva inserire. Alcuni POI sembrano troppo simili tra loro e siamo sicuri che, a stagione avanzata, verranno depennati dalla mappa. Un consiglio spassionato: giocate sempre in compagnia. Le emozioni e il divertimento (e le grandissime inca**ature, ndr) non mancheranno.