Assassin’s Creed Mirage: recensione su Xbox Series X

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Un ritorno alle origini quello celebrato da Assassin’s Creed Mirage, il titolo di questa nostra recensione per console Xbox Series X. Ubisoft non ne ha fatto mistero, volendo prendere le distanze da Valhalla e ricucire quello strappo creatosi con l’inizio della saga degli Occulti. Il tutto in vista dell’uscita di questo fantomatico hub conosciuto con il nome Infinity che dovra raccogliere i giochi passati, presenti e futuri del franchise, riesumando il buon vecchio Animus.

Assassin’s Creed Mirage ci porterà tra le strade di Baghdad nei panni di Basim, un’Occulto novizio che si trova nel bel mezzo di quella che ha tutta l’aria di essere una cospirazione. Il gameplay si presenta come un “centrifugato” di eccellenze provenienti dai capitoli precedenti della serie, creando quello che può essere definito come il capitolo più derivativo della serie. Il risultato finale, è una vera e propria operazione nostalgia. Artisticamente parlando, è il capitolo che segna un nuovo standard qualitativo della serie. Vi lasciamo, dunque, alla nostra recensione di Assassin’s Creed Mirage.

COINVOLGIMENTO

Un primo impatto che sa di amarcord. Basim ci riporta indietro al 2007, a quella prima volta a Damasco. Il mood è il medesimo della prima storica trilogia, e le distanza da Valhalla sono decisamente enormi. 

Prime impressioni di Assassin’s Creed Mirage e interpretazione del genere

Quel ritorno alle origini, paventato all’alba del suo annuncio, effettivamente c’è stato. Rispetto al gameplay visto in AC Valhalla, senza pronunciare alcuna blasfemia, appare come un gioco completamente diverso. Volendo procedere per paragoni, il ricordo è andato subito alla prima trilogia storica, ed in particolare il primissimo capitolo, dove si celebrava la magia dello stealth e del fare le cose con calma e senza fretta. Assassin’s Creed Mirage, ne eredita il codice genetico, per quanto possieda altresì i forti tratti caratteristici di Unity e Syndicate.

Quello che abbiamo dinanzi è un open world, con una sequela di missioni da completare e con la presenza dell’artificio narrativo delle investigazioni a stimolare la curiosità del giocatore. La ricetta funziona, su questo non si discute, ma a tavola non arrivano dei piatti originali. Coloro che hanno avuto modo di giocare i diversi capitoli della saga noteranno tantissimi aspetti presi in prestito dalle varie iterazioni. Il risultato, senza mezzi termini, è una vera e propria celebrazione delle eccellenze del passato, gettando una gigantesca ombra di dubbio circa la presenza di vere e proprie novità.

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Fattore ripetitività e scalabilità livello di difficoltà

Annoiarsi con Assassin’s Creed Mirage non è una cosa piuttosto semplice. Per cominciare, l’avventura si completa nel giro di circa 15/20 ore di gioco, a seconda della vostra sete di “completismo”. Al netto delle missioni e attività collaterali da portare a termine, vi è tutto un mondo di oggetti collezionabili e segreti da scoprire in grado di rinnovare – in maniera graduale, costante e continua – l’interesse verso il gioco ed i suoi eventi. Ciononostante, vi sono alcune parti di missioni che si assomigliano tra loro rispetto al disvelamento dei vari indizi. Nulla di eclatante, ma ci sembra comunque doveroso da segnalare.

In relazione al livello di difficoltà, giocato a livello normale l’intelligenza artificiale dei nemici si dimostra molto basica. Le nostre azioni non sembrano stimolare molto il livello di attenzione delle guardie, ed anche quelle d’elite sono facilmente “killabili”. Alzando l’asticella verso con un livello di difficoltà superiore le cose iniziano a cambiare. Sfuggire all’assalto delle truppe d’elite, in assetto “3 stelle”, non è cosa facile.

CONTESTO DI GIOCO

Basim ci porta tra i quartieri di Baghdad, alla scoperta degli intrighi che si celano all’ombra del califfato. Un’indagine serrata, con diversi colpi di scena, si presenteranno dinnanzi a noi, con la fredda lama degli Occulti pronta a fare giustizia. 

Storia e protagonisti

Le avventure di Assassin’s Creed Mirage ci portano a fare la conoscenza di Basim Ibn Ishaq, un personaggio presentato nel corso Valhalla. In principio, Mirage doveva essere un’espansione delle avventure di Eivor, ma poi, per questioni di spazio, la scelta ricadde su un titolo autonomo. La storia di Basim inizia tra le strade Baghdad con la sua inseparabile amica Nehal. Entrambi passano la vita a derubare gli altri per vivere, per quanto il primo dei due svolga incarichi – per interposta persona – per conto dell’ordine degli Occulti. Una serie di vicissitudini sconvolgono, in una sola notte, le vite di entrambi e costringono Basim a fuggire da Baghdad, per iniziare il cammino per diventare un Occulto come allievo di Roshan.

Ubisoft non ha mai “risparmiato” sulla caratterizzazione dei personaggi, ma in Mirage è nuovamente tornata a quel livello di eccellenza visto nella prima storica trilogia. Il carattere di Basim evolve nel corso dell’avventura, per quanto rimanga sempre sfacciato e privo di peli sulla lingua (della serie la Lama è ferma e celata ma non la sua favella). Tra i comprimari quella che spicca maggiormente è Roshan, che nasconde la sua benevolenza con un’armatura di austerità.

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Credibilità rispetto al genere in Assassin’s Creed Mirage

Il contesto narrativo voluto da Ubisoft in Assassin’s Creed Mirage celebra l’umiltà di uno sviluppatore che, nel corso dei 15 anni di attività della serie, ne ha provate di cotte e di crude. La pericolosa deriva narrativa avvertita in Valhalla, con la precisa volontà di dare quanto più spazio possibile all’action, alle sessioni di combattimento e all’esplorazione, ha creato una sorta di scisma all’interno della community. Volendo correre ai ripari – ma senza chiudere le porte a nessuno – ecco che sono stati presentati in sincro due titoli che si distanziano tra loro per filosofia: Mirage e Red.

Il primo, argomento della nostra recensione, ha voluto ricucire lo strappo con la saga originale, offrendo un titolo che si presenta come una novità, ma che in realtà fa finta di esserlo. Open world con una spiccatissima componente narrativa, sessioni stealth e combattimenti tattici, parkour a go-go e dimensione caratteriale dei vari personaggi “approfondita”. Un qualcosa che abbiamo già visto agli albori della serie, e più precisamente nella trilogia storica. Quanto al secondo non sappiamo ancora moltissimo, se non che proseguirà con la filosofia di Valhalla, Origins e Odyssey, accontentando l’altro fronte dello scisma.

CONTROLLI/GAMEPLAY

Prendiamo le distanze dall’action, e torniamo a quel tatticismo della serie storica. L’arte del restare nell’ombra e di attendere il giusto momento per colpire, senza attirare gli occhi indiscreti di nessuno.

Feeling, complessità e accessibilità dei controlli

ll passaggio da Valhalla a Mirage non è così immediato. Non vogliamo mettere le mani avanti, ma il cambio di mentalità è lapalissiano ed è evidente sin dai primi frangenti di gioco. Il tutto è stato reso ancora più complicato per via di una meccanica di parkour stranamente poco reattiva e precisa, sanata da Ubisoft con una patch rilasciata i primi di ottobre. Il ritorno ai fasti della saga “classica”, come già ampiamente sostenuto poc’anzi, è immediato (ovviamente, se avete giocato ai primi capitoli di Assassin’s Creed). Per tutti gli altri, può essere considerato come un remake filosofico, in attesa di vedere quale piega prenderà il nuovo corso della saga, al netto dei feedback che giungeranno con AC Red.

Il sistema dei controlli di Assassin’s Creed Mirage è, in tutto e per tutto, derivativo, con alcune piacevoli eccezioni. È chiaro che l’approccio non è più action, come abbiamo più volte ribadito, bensì lento e ragionato (ad eccezione delle manovre evasive che viaggiano sulle note del parkour selvaggio). Ed è in ottica combattimento che notiamo una simpatica ed interessante novità, presa in prestito dal mondo dei souls. La perfect parry consente, infatti, di ottenere un vantaggio tattico e far volgere una situazione critica a nostro favore. Occhio, però, al colore dell’attacco: se rosso, l’unico modo per non farsi male è quello di non parare il colpo.

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Struttura del gameplay e coerenza con il genere

Veniamo al dunque di questa nostra recensione di Assassin’s Creed Mirage, facendo riserva di affrontare tutto quello che concerne la dimensione artistica del gioco a breve. Come già abbiamo avuto di ricordare, questa nuova iterazione è, senza mezzi termini, un vero e proprio ritorno alle origini. Un concentrato di tutte le eccellenze viste nei vari Assassin’s Creed – pre e post creazione della nota confraternita – legate assieme dal mood della prima storica trilogia. Gli elementi di forza del gameplay sono, quindi, tutti da identificare nel suo approccio stealth che ci ricorda, come recita il Credo degli Assassini, di celare la lama e muoversi sempre nell’ombra. Un’attenzione particolare è stata rivolta alle fasi di combattimento, “quasi” tutte evitabili se aderiamo a quanto detto poco fa.

Le nostre azioni avranno delle conseguenze tangibili e, se siamo poco attenti (lasciando dei cadaveri “non occultati” oppure borseggiando senza il giusto tempismo), il livello di allerta delle guardie del califfato si alzerà in poco tempo. Un sistema che ricorda moltissimo quello di GTA, con 3 livelli di allerta che danno luogo a cambiamenti importanti a livello di gameplay. L’abilità delle guardie aumenta ed in campo giungono le forze d’elite del califfo, con tanto di sicari e guardie corazzate che si curano con gli elisir. La città viene tappezzata con i nostri manifesti, con i cittadini che potranno urlare a squarciagola il nostro nome se non strappiamo prima il manifesto. E come ricorda qualcuno, per tutto c’è un giusto prezzo, ed il buon Basim risolve il problema alla radice corrompendo le persone giuste.

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La dimensione RPG, esplorata anche in Mirage, offre alcuni spunti interessanti per alimentare l’interesse verso il gioco e la voglia di scoprire i complotti che si celano tra le strade di Baghdad. Lo skill tree è molto minimal, ben più circoscritto rispetto a quanto visto in Valhalla. Le aree di sviluppo del personaggio sono 3 e riguardano l’esplorazione, il combattimento e la fase stealth. Con riguardo alla prima, l’utilizzo del falco Enkidu aiuta a svelare le aree di interesse sulla mappa ed anche alcuni segreti non presentati direttamente nella storia. Qualcosa che abbiamo già visto nelle fredde terre del buon Morso di Lupo, ma con un riflesso ben più contenuto.

Un eccellente lavoro è stato svolto circa la presenza dei collezionabili, tesori, armi, armature e monete celate nelle strade di Baghdad. La loro scoperta è tutta “una scoperta”, con il volo del nostro fido falco e la nostra vista concentrata a fare da scanner per il loro ritrovamento. Concentrandosi sulle armi ed armature, queste possono ricevere dei potenziamenti a fronte di una visita ai vari sarti e fabbri segnalati in mappa. L’equipaggiamento, oltre alla componente cosmetica, donerà a Basim del potenziale extra.

DIMENSIONE ARTISTICA

Tra le strade di Baghdad si respira una sensazione autentica di storia, raccontata attraverso le luci, i colori, i suoni percepiti. Emozioni uniche, che stimolano l’effetto nostalgia di coloro che hanno avuto il piacere e l’onore di far parte della confraternita per 15 lunghi anni.

Ambientazione, stile e fattore immersione

Damasco come Baghdad. L’ambientazione scelta per Assassin’s Creed Mirage, come un miraggio, ci riporta al lontano 2007, quando, nei panni di Altair entravamo in contatto con il mondo della Confraternita degli Assassini. Da allora sono passati più di 15 anni, con la saga che ci ha portato in giro per il mondo e fatto rivivere i momenti più importanti della storia dell’umanità. Ritorniamo, quindi, all’epoca d’oro islamica e cronologicamente circa 3 secoli prima dei fatti narrati nel primo storico Assassin’s Creed. Il livello di dettaglio presente nelle strade, a nostro avviso, segna un nuovo standard qualitativo della serie, con una ricercatezza che interessa la componente materica di strade ed edifici (anche in modalità prestazioni). In Valhalla, per quanto il colpo d’occhio era pur sempre made in Ubisoft, sotto questo aspetto vi era molta più approssimazione.

Tutto questo, al netto dell’effetto nostalgia, alimenta il fattore immersione come non mai. Aggirarsi, come un’ombra, tra i vicoli brulicanti di vita dei diversi quartieri di Baghdad, è un emozione unica. La città muta la sua forma e i suoi ritmi a seconda delle ore del giorno. Nelle ore diurne, la città si mostra piena di vita, mentre di notte vi sono solo guardie e qualche abitante in cerca di “qualcosa”. L’illuminazione globale regala, altresì, delle cartoline fantastiche, per quanto la photo mode non sia ancora in grado di celebrare al meglio il lato artistico di questo gioco. Come in Valhalla si dimostra ancora approssimativa.

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Livello di definizione grafica

La nuova generazione di console ci ha abituato a ragionare con la regola del “dipende”, per quanto tutti gli sviluppatori si siano, con il tempo, allineati ad un trend che viene riproposto anche in Assassin’s Creed Mirage. L’annosa scelta tra Qualità o Prestazioni ci mette davanti al dilemma esistenziale circa il modo in cui affronteremo la nostra esperienza di gioco. Se siamo dei cultori della perfezione, la prima modalità grafica è quella che – sempre sulla carta – potrà fare al caso nostro. La scelta punterà a dare priorità alla risoluzione grafica e al livello qualitativo delle texture, non assicurando pienamente un livello di framerate idoneo alla fruizione regolare del gameplay. Talvolta, infatti, si scende visibilmente sotto i 30fps.

Se vogliamo, invece, un’esperienza che punti ai 60fps stabili, dobbiamo accettare un compromesso che, da un lato peggiora il livello grafico generale del gioco abbassando risoluzione e qualità dei dettagli, e dall’altro mira a mantenere una fluidità nei diversi momenti di gioco. Capite bene che, con un gioco del calibro di Mirage, quest’ultimo aspetto è di vitale importanza in ottica esperienza. Per quanto vi consigliamo comunque di fare una test in modalità Qualità, siamo sicuri che la vostra scelta, al pari della nostra, sorriderà ai framerate.

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Colonna sonora ed effetti audio

Il fatto che titoli che presentano un livello di immersione così alto richiedano, al tempo stesso, un apparato acustico idoneo ad estenderne (e non ostacolare) la sua intensità è, come dire, oltremodo superfluo. Baghdad è un tripudio di suoni e voci che aiutano a far respirare la storia. Ubisoft è entrata in contatto con diversi enti di ricerca ed università per cogliere, al meglio, le sensazioni dell’epoca, riversando questo know-how nello sviluppo del gioco. Vi possiamo assicurare che è un aspetto che non potete cogliere se non rendete la vostra esperienza quanto più intima possibile, per quanto il vostro impianto audio sia di all’ultimo grido. In Assassin’s Creed Mirage anche un sussurrò può nascondere un segreto.

In occasione del lancio, One Repubblic ha confezionato la colonna sonora del gioco “Mirage”, con un mix di sound arabeggiante e pop moderno. Vi consigliamo, quindi, di recuperare il video musicale, che contiene un piccolo assaggio dei momenti clou del gioco.

INTRATTENIMENTO

Appuntamento con la storia. Il vostro pubblico ne andrà sicuramente matto, anche se avete poco tempo per capitalizzare al meglio il risultato. Il calendario di ottobre è fitto di appuntamenti da non perdere. 

Modalità di gioco e rigiocabilità

Assassin’s Creed Mirage offre un’esperienza monotematica sul fronte delle modalità, per quanto l’obbiettivo è quello di raggiungere il cd. Best Ending, così come in Valhalla. Nell’arco delle 15/20 ore di esperienza da portare a casa, l’idea che una volta arrivati ai titoli di coda quello che ci resterà sarà solo un bel ricordo un po’ ci rattrista. A rendere ancora più amara la pillola, non è ancora giunta alcuna conferma circa la presenza di contenuti post lancio che proseguiranno le avventure di Basim. Insomma, Ubisoft ha voluto confezionare un prodotto che non si distanzia dal modello di offerta visto nel corso dei vari anni e che vive ancora all’ombra dell’immortale Valhalla e dei suoi 4 festival stagionali all’attivo. Sfidiamo, una volta completata la storia al 100%, a non riporre il gioco nel cassetto, per quanto sia vero che la speranza è sempre l’ultima a morire.

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Feature multigiocatore e predisposizione allo streaming

La chiamata verso tutti coloro che sono appassionati di storia, o che hanno passato ore ed ore a rivivere i momenti storici più importanti a colpi di lame celate, è finalmente arrivata. Al contrario di molti giochi che si prestano, per via del contesto e del ritmo del gameplay, a diventare un elemento fondamentale dello spettacolo della live, AC Mirage aiuta maggiormente a sviluppare delle riflessioni più pacate e con argomenti anche di rilevanza storica e culturale. Un po’ come succede con i talk Show, dove si mette al centro un argomento e si costruiscono dei momenti di confronto aperti e genuini. Sicuramente, l’assenza di una componente multigiocatore elimina il concetto di “sfida” e di “competizione” come possibili argomentazioni a corredo delle live, motivo per cui il vostro potenziale pubblico sarà fortemente individuato e saldamente ancorato alla finestra di lancio. Rapidi ed efficaci.

RASSEGNA PANORAMICA
Coinvolgimento
8.5
Contesto di gioco
8.5
Controlli/Gameplay
8.5
Dimensione artistica
9.0
Intrattenimento
8.0
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