Fin dal trailer di lancio presente su PlayStation Store, Salt and Sanctuary è riuscito ad incuriosire. Pur se sviluppato da Ska Studios, team indipendente composto da due sole persone, questo titolo “indie” mostrava la possibilità di scegliere fra diverse classi di combattenti per affrontare battaglie ed esplorazione in numerose maniere, il tutto con una grafica semplice ma accattivante e l’accompagnamento di una colonna sonora in grado di emozionare. Le promesse sono state mantenute, anche se non del tutto. La componente audio del gioco risulta infatti molto più scarna delle aspettative: semplice e ripetitiva, anche se quasi mai fastidiosa, l’OST è composta da pochissimi brani e gli effetti sonori sono riciclati per tanti, troppi nemici, con l’epica traccia ascoltata nel trailer presente solo durante i titoli di coda.

Se in un titolo “indie” è possibile soprassedere alla mancanza di varietà del comparto sonoro, a patto che risulti compensata da un gameplay ben strutturato, la localizzazione di Salt and Sanctuary risulta invece imperdonabile e semplicemente incomprensibile in qualunque lingua diversa dall’inglese: gli stessi sviluppatori hanno ammesso di aver puntato al risparmio, affidandosi ad un traduttore automatico, con risultati tanto prevedibili quanto tragicomici. Il goffo tentativo di rendere accessibile il proprio lavoro ad una fetta di pubblico il più possibile ampia ha portato ad un arenarsi fallimentare, se non addirittura controproducente, dato che molti acquirenti, incapaci di giocare il titolo senza una traduzione nella propria lingua, si son trovati davanti ad un acquisto inutile, ma soprattutto non rimborsabile, con tutte le conseguenze, feedback e reazioni del caso.

È presto per dirlo e non vi è ragione per sperarlo, ma una scelta di marketing sì discutibile e poco saggia potrebbe compromettere il futuro del titolo, a dispetto di una più che soddisfacente qualità, anche in rapporto al prezzo assai ragionevole di 17,99 Euro al lancio su Playstation 4. Fortunatamente il gameplay non ha subito la stessa sorte: il sistema di combattimento è solido e molto vario, grazie alla presenza di centinaia di oggetti equipaggiabili tra armi, armature, anelli, amuleti edun sistema di sviluppo del personaggio estremamente simile alla Sferografia di Final Fantasy X, della quale non raggiunge la complessità, ma che non lesina comunque in estensione ed opportunità offerte al giocatore.

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Per quanto riguarda lo stile del gioco in sé, è forte ed evidente l’ispirazione ai Castelvania di un tempo e ai Souls di From Software, software house nipponica che grazie alle sue produzioni è in grado di fregiarsi del merito di aver creato un vero e proprio sottogenere videoludico tra gli Action RPG e da cui Salt and Sanctuary ha preso spunto, pur presentandolo in forma 2D con tutti i pro e i contro del caso. Se, infatti, la mancanza di una terza dimensione semplifica molto le tattiche di combattimento e l’esplorazione, lo stesso non accade alla profondità e cura di realizzazione a loro dedicata. Il level design è davvero ben fatto e presenta un mondo vasto, pieno di segreti e interamente interconnesso, pieno di avversari con moveset, resistenze e debolezze da tenere sempre a mente per agire di conseguenza; come è quasi inevitabile che accada in un titolo che mira ad una tale complessità, non mancano imprecisioni o sbilanciamenti, con hitbox e danni molto punitivi e nemici talmente aggressivi da inseguire il giocatore attraverso le aree, talvolta persino fin dentro le arene dei boss.

Per fortuna, una buona preparazione e tattica (ed un paio di game over psicologicamente motivanti) permettono di superare qualunque ostacolo: sia le armi che le armature sono potenziabili e trasmutabili in equipaggiamenti di qualità superiore, a patto di possedere i materiali necessari e, nonostante il gioco imponga la scelta di una classe iniziale, il sistema di sviluppo consente di personalizzare il proprio alter ego con estrema facilità per creare personaggi poliedrici, in grado di affrontare con successo ogni sfida… A patto di padroneggiarne i comandi, semplici ma di certo non immediati.

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In pieno stile Souls-like, gli eventi di trama sono pochi e piuttosto lineari, a differenza dei misteri che permeano il mondo esplorabile e la cui scoperta e comprensione dipende da una meticolosa lettura delle descrizioni degli oggetti recuperati durante l’avventura, unici indizi che “racconteranno in silenzio” la storia dell’isola sulla quale il giocatore si risveglia una volta terminato il prologo. La durata del titolo si attesta sulla quindicina d’ore, ma può agilmente raddoppiare nel caso si punti al completismo e alla ricerca dei numerosi segreti disseminati per tutto il mondo di gioco; inoltre, una volta terminata la storia principale, è possibile affrontarla nuovamente nel New Game Plus (NG+), mantenendo livelli, abilità ed inventario per combattere ancora una volta dei nemici potenziati. Chi possiede la capacità e la volontà di superare l’impedimento della localizzazione, tanto comica quanto dolosamente insufficiente, troverà in Salt and Sanctuary un piccolo tesoro, specialmente se amante dei Souls-like e dei vecchi Castelvania bidimensionali: un gioco nato dalla passione e dal talento di un paio di persone, in grado di riprendere e combinare con successo meccaniche già rodate per crearsi un’identità propria, per quanto acerba e poco autoriale. Salt and Sanctuary è un validissimo esperimento in grado d’intrattenere per decine di ore ad un prezzo conveniente e che merita di ricevere critiche costruttive, riconoscimenti meritati e, perché no, un sequel più complesso e “maturo”.

Salt and Sanctuary è disponibile dal 15 Marzo 2016 come acquisto digitale su Playstation Store per Playstation 4 e, nonostante manchino ancora informazioni al riguardo, sono previste release anche  per Playstation Vita e PC.