Resident Evil 2

20 anni, una nuova generazione di giocatori, un mondo tecnologico completamente differente; già solo questi tre elementi possono dare una risposta a chi di voi si sia posto la domanda: “Ma perché rifare un videogioco così iconico come Resident Evil 2?”.

Ma procediamo con calma. Era il 1992 quando, per la prima volta, un videogioco ispirato alle opere di H.P. Lovecraft irrompeva in ambiente MS-DOS con atmosfere horror che, grazie soprattutto alle musiche e agli effetti sonori appropriati, ci faceva letteralmente saltare sulla sedia per lo spavento. Sto parlando di Alone in the Dark, un videogioco che, nonostante i personaggi e gli oggetti fossero composti da poligoni, i fondali fissi ed i movimenti così lenti da esasperare chiunque, è incluso a ragione nelle classifiche dei giochi più spaventosi. Perché questa citazione? Perché molti ritengono che Alone in the Dark, con le sue atmosfere horror, sia il vero ispiratore della serie Resident Evil e che, proprio grazie a quelle atmosfere accompagnate da una enfasi sulla sopravvivenza di questa serie sia stata coniato il genere survival-horror. Oggi è difficile trovare qualcuno che non abbia mai sentito parlare del franchise Resident Evil perché da quegli anni novanta questo brand è entrato nelle nostre vite attraverso videogiochi, film, romanzi, manga e altro ancora. Rimanendo strettamente nell’ambiente dei videogiochi il primo episodio è apparso per la prima volta nel 1996 su Playstation e da allora sono decine e decine gli episodi che si sono susseguiti generando storie parallele. Ma, chiunque di noi, se avesse dovuto scegliere l’episodio capolavoro, da rifare a distanza di vent’anni non avrebbe potuto che scegliere Resident Evil 2. Ed è proprio quello che ha scelto Capcom avventurandosi in questo viaggio con il più difficile degli obiettivi, rifarlo per replicare nuovamente il successo di stile e commerciale dell’originale senza deludere i vecchi ed i nuovi giocatori.

Dal punto di vista della storia, Resident Evil 2 Remake non introduce nessuna sostanziale variazione rispetto all’originale, ma aggiunge solo qualche informazione in più per dare al giocatore un quadro più completo. Quindi, eccoci di nuovo a Raccoon City, città statunitense totalmente contaminata da virus prodotti dall’azienda farmaceutica “Umbrella Corporation” che, attraverso pericolosi esperimenti biologici, ha scatenato un’epidemia trasformando gli abitanti e tutti gli esseri viventi in zombie e mostruosi mutanti. In questo contesto noi impersoneremo quelli che sembrano gli unici due sopravvissuti e cioè la recluta Leon Scott Kennedy assegnato alla Stazione di Polizia di Raccoon City e Claire Redfield, sorella di uno dei protagonisti del primo episodio Resident Evil. Insieme i due si stanno recando verso Raccoon City ma subito la storia prende due vie separate che però viaggiano parallele permettendoci così all’inizio del gioco di scegliere di impersonare Leon o Claire e giunti alla fine di cominciare una nuova partita nei panni dell’altro, garantendoci così due prospettive e narrazioni diverse.

La sceneggiatura era già perfetta ai tempi e quindi ben ha fatto Capcom a non toccare le sue solide fondamenta. Altro discorso è il comparto grafico che doveva essere attualizzato alla luce del nuovo motore grafico RE Engine ma, soprattutto, facendo tesoro della positiva esperienza ottenuta con il lavoro ottenuto con l’ultimo episodio della serie uscito esattamente due anni fa. Ecco allora che ritroveremo tutti i luoghi ed i protagonisti del gioco originale ma con una nuova veste grafica, assolutamente più raffinata e realistica, grazie a movimenti più fluidi e sincronizzati con perfette sequenze cinematografiche. Ma nulla è sfuggito al re-styling e quindi aspettative un’illuminazione sopraffina, così come curatissimi effetti naturali come pioggia e nebbia. Anche il gameplay ha subito un’importante miglioria andando a toccare una ormai desueta inquadratura a telecamera fissa ed introducendo una visuale terza persona più ravvicinata e già sperimentata con successo nei più recenti episodi. Non solo, l’aggiornato RE Engine è in grado di far girare Resident Evil 2 Remake in una modalità con frame rate a 30 fps e risoluzione a 4K, oppure ad un frame rate a 60fps sulle più potenti console, garantendoci così un’esperienza di gioco ai massimi standard moderni. Per il resto, tutte le caratteristiche storiche del gameplay originale si ritrovano in questo remake con alcune migliorie che riflettono l’evoluzione delle meccaniche di gioco avute negli ultimi 20 anni. Quindi, puzzle da risolvere, oggetti da trovare, medicine da creare, scarsità di armi, di munizioni e di kit medici e alcune sorprese. Il tutto facendoci correre come nell’originale, da un punto all’altro della mappa per poi, tornare indietro di nuovo. I nuovi giocatori, ma anche i vecchi fan, si troveranno quindi a loro agio con un prodotto che, come allora, inchioda di fronte allo schermo per almeno 20-25 ore a seconda di quale modalità sceglieremo tra Assistita, Normale, Estrema.

Capcom con Resident Evil 2 Remake centra l’obiettivo di far rivivere un capolavoro. Riporta in vita la parte migliore della saga modernizzandola, senza privarla dello spirito originale. Una sceneggiatura che già ai tempi era perfetta e farà scoprire alla nuova generazione di giocatori chi è Shinji Mikami e cosa è stato in grado di creare. Imperdibile!