La Terra di Mezzo: L’Ombra della Guerra, la recensione PS4

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A poco meno di tre anni dalla pubblicazione di L’Ombra di Mordor, Warner Bros e Monolith Productions hanno dimostrato di avere le idee chiare. La Terra di Mezzo: L’Ombra della Guerra riprende la narrazione esattamente dove il prequel si era interrotto, con giusto un breve filmato introduttivo a presentare protagonista (anzi, protagonisti) ed eventi passati.

Per quanto non sia assolutamente necessario conoscere la saga fantasy de Il Signore degli Anelli per apprezzare appieno L’Ombra della Guerra, è innegabile che non sempre il codex interno riesce a tener testa alla mole di informazioni, nomi, personaggi e terminologie che il titolo riversa sul giocatore; stesso dicasi per la caratterizzazione di Talion, il Ramingo alter ego del giocatore, il quale vede le proprie motivazioni giusto accennate nel filmato introduttivo, ma che potrebbe risultare un po’ troppo inespressivo e piatto nel caso in cui non si fosse già affezionati alle sue vicende grazie al precedente L’Ombra di Mordor.

La Terra di Mezzo: L'Ombra della Guerra

Tutti i comprimari in linea di massima non brillano per memorabilità, ma fortunatamente la loro caratterizzazione “nella media” viene compensata da quella, eccezionale, delle fila nemiche: gli Orchi sono tutti egregiamente realizzati e doppiati (va però messo in evidenza che la localizzazione italiana semplifica o persino cancella molti giochi di parole e frasi in rima, donando a quasi tutte le creature dialettica e dizione perfette) ed è impossibile non lasciar scappare almeno qualche sorriso durante la campagna principale davanti a determinati comportamenti dei tirapiedi di Sauron.

In La Terra di Mezzo: L’Ombra della Guerra le mappe sono estremamente più ampie e variegate rispetto al titolo precedente: questo ha limitato la resa grafica del gioco, che per mantenere un framerate stabile ha sacrificato il numero di elementi a schermo e la qualità delle texture ambientali. Il tutto riesce comunque a non risultare spoglio per merito di un design egregio, che trasuda “spirito tolkieniano”.

I puristi della saga letteraria potrebbero comunque storcere il naso davanti alla trama di La Terra di Mezzo: L’Ombra della Guerra per via delle diverse differenze presenti, non solo cronologiche. Una delle prime critiche mosse al gioco è stata la scelta degli sviluppatori del mostrare l’entità Shelob in sembianze femminili ed estremamente sensuali, scelta che gli appassionati hanno visto come sessualizzante e denigrante nei confronti della creatura.

La Terra di Mezzo: L'Ombra della Guerra

Ovviamente l’ultima fatica di Monolith Production si discosta non poco dalla canonicità tolkieniana, ma lo studio aveva imboccato questa strada fin dai primi istanti del primo titolo dedicato alla Terra di Mezzo, con piena consapevolezza e rispetto da parte degli sviluppatori, intenzionati a “osare” e creare qualcosa di nuovo all’interno di un universo fantasy vecchio oltre mezzo secolo, pur senza stravolgerne le regole di funzionamento.

Il gameplay è l’elemento che da subito ha fatto brillare L’Ombra di Mordor e il recente L’Ombra della Guerra: il Nemesis System, già interessante nella sua prima incarnazione, in questo titolo risulta ancora più complesso e sfaccettato, con orchi provvisti di un maggior numero di caratteristiche uniche, punti di forza e debolezza e con schemi comportamentali diversificati.

Tornano alla ribalta le missioni Faida nei confronti dei nemici che sono stati in grado di sconfiggere Talion, stavolta accompagnate da una modalità assedio in cui la componente strategica/gestionale del titolo ha la meglio: pianificare l’assalto alle fortezze nemiche (la qual cosa è possibile anche online, ai danni delle fortificazioni di altri giocatori) e assegnare ruoli ai vari orchi funziona e soddisfa e, nonostante gli elementi parametrici siano sempre quelli ad avere la meglio durante le battaglie, queste riescono comunque a offrire pathos ed emozioni.

La Terra di Mezzo: L’Ombra della Guerra

Anche l’equipaggiamento del protagonista è stato reso maggiormente personalizzabile e potenziabile tramite gemme da incastonare negli appositi slot e questo, accompagnato da un maggior numero di abilità disponibili e alla libertà di sbloccarle nell’ordine più gradito, ha concesso ai giocatori di personalizzare ancor più la propria esperienza in La Terra di Mezzo: L’Ombra della Guerra con una componente GDR solo accennata nel primo titolo.

Ovviamente il sistema non è privo di difetti: il più evidente è nel bilanciamento del farming necessario per raggiungere un concreto livello di potenza del protagonista e dei suoi scagnozzi. Questo problema non è una novità e già L’Ombra di Mordor presentava una certa monotonia nelle meccaniche di minmaxing; Monolith Production ha sicuramente aumentato la varietà di azioni da compiere, senza però offrire un’esperienza diversa da quello che, di fatto, era ed è rimasto un farming evitabilissimo e, in questo caso, reso evitabile tramite l’acquisto di comodi e velocizzanti loot box contenenti truppe orchesche pronte a sacrificarsi per la causa di Talion e Celebrimbor.

Pur se realizzato con già ben in mente la presenza di microtransazioni, La Terra di Mezzo: L’Ombra della Guerra è lontano dal risultare ingiocabile o disonesto al punto da obbligare i giocatori all’acquisto di DLC con denaro reale, ma è innegabile che, in quanto il farming tendenzialmente ripetitivo era un difetto già presente ne L’Ombra di Mordor, avrebbe fatto piacere vedere il problema risolto, piuttosto che mantenuto e risolto per vie traverse.

La Terra di Mezzo: L’Ombra della Guerra

I fan meno puristi della mastodontica opera di Tolkien e gli estimatori del primo titolo di Warner Bros dedicato alla Terra di Mezzo non potranno non amare anche L’Ombra della Guerra. I più scettici circa i cambiamenti storici apportati da Monolith e Warner Bros potrebbero invece rimanere ancora più infastiditi che in passato, mentre per tutti i giocatori curiosi, ma ignari degli eventi del prequel, il consiglio spassionato è di recuperare prima quest’ultimo, per riuscire a godere appieno sia del comparto narrativo di entrambi i titoli che delle effettive migliorie a tutto tondo de La Terra di Mezzo: L’Ombra della Guerra.

 

PANORAMICA DELLE RECENSIONI

Grafica
8
Sceneggiatura
8
Gameplay
8.5
controllo
8.5
Longevità
8.5

Sommario

Pur se realizzato con già ben in mente la presenza di microtransazioni, La Terra di Mezzo: L’Ombra della Guerra è lontano dal risultare ingiocabile o disonesto al punto da obbligare i giocatori all'acquisto di DLC con denaro reale, ma è innegabile che, in quanto il farming tendenzialmente ripetitivo era un difetto già presente ne L'Ombra di Mordor, avrebbe fatto piacere vedere il problema risolto, piuttosto che mantenuto e risolto per vie traverse.
Lara "Phenrir Mailoki" Arlottahttps://www.youtube.com/c/phenmailokiwui
Scrivo, blatero, videogioco. Spesso contemporaneamente.
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Pur se realizzato con già ben in mente la presenza di microtransazioni, La Terra di Mezzo: L’Ombra della Guerra è lontano dal risultare ingiocabile o disonesto al punto da obbligare i giocatori all'acquisto di DLC con denaro reale, ma è innegabile che, in quanto il farming tendenzialmente ripetitivo era un difetto già presente ne L'Ombra di Mordor, avrebbe fatto piacere vedere il problema risolto, piuttosto che mantenuto e risolto per vie traverse.La Terra di Mezzo: L’Ombra della Guerra, la recensione PS4