Dishonored: Definitive Edition fra curiosità e delusione, la prova di Sabaku no Maiku

Questo genere di recensione è qualcosa di nuovo, nel mercato odierno. Per quale motivo tu, lettore, stai leggendo questo testo? Stiamo parlando di un titolo rilasciato nel 2012 da Bethesda, elaborato dalle abili mani degli Arkane Studios… Eppure ne stiamo stilando una “recensione” all’ultimo quarto dell’anno 2015.

Le cosiddette “Remastered” sono un nuovo simbolo del mercato videoludico moderno, e sono prodotti quasi esclusivi dell’ecosistema casalingo delle console. Io sono Michele, content creator sul web conosciuto come Mike of the Desert alias Sabaku no Maiku su YouTube, e credo che sol anche per il modo in cui ho introdotto l’articolo ci si renda conto che non sono un redattore di questo sito. Mi trovo qui come temporaneo recensore “ad honorem” in quanto visiterò per conto di Cinefilos la Games Week di Parigi, e mi presento parlandovi di Dishonored: Definitive Edition.

“Definitive Edition”, “Game of the Year edition”, quante volte avete visto in un negozio una mezza dozzina di titoli con quest’ultima nomenclatura usciti però lo stesso anno? L’evoluzione del digital delivery e la massificazione del videogioco ha creato nuove forme di vendita e pubblicizzazione di un titolo, portando alla nascita di Downloadable Contents (DLC) prodotto e messo in commercio durante l’arco vitale del gioco, che se ha ottenuto un valido successo si conclude in queste riedizioni che ne includono il materiale aggiuntivo uscito durante quel periodo.

Cosa significa Remastered

Discorso simile si pone per le Remastered: titoli esclusivi di una generazione di console precedente vengono rimasterizzati in alta definizione per la successiva, garantendo textures a risoluzione moderna ed una resa tecnica migliore e coerente con il mercato del momento, permettendo soprattutto la fruizione di opere che, per mancanza di retrocompatibilità delle console odierne, sarebbero impossibili da recuperare sulla piattaforma più recente. Accade quindi che ci si ritrovi in pagine come questa, a legger di qualcosa che, probabilmente, già si conosce… Oppure per esplorare un titolo perduto o sconosciuto che si potrebbe decidere di vivere al meglio per la prima volta, in una nuova era.

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Tutto questo per dire che però qui ci troviamo davanti ad un lavoro senza identità: Dishonored Definitive Edition non è “né zuppa né pan bagnato”, è un porting in alta risoluzione del titolo originale con la collana completa di DLC rilasciati per esso, che certamente lo rendono l’acquisto perfetto per chi non ha avuto modo di viverlo a suo tempo, ma che risulta assolutamente non idoneo e rispettoso di ciò che bisognerebbe esigere da queste operazioni. Le remaster da una generazione alla successiva andrebbero ritenute valide solo quando permettono al titolo di avvicinarsi ad una presente od “immaginaria” versione per Personal Computer, quindi con uno svecchiamento reale del gameplay grazie a 60 fotogrammi al secondo stabili, cosa che risulta essere assolutamente plausibile quando si porta un prodotto di una console precedente sulle odierne. Ogni grande remaster del nostro tempo agisce in questo modo, portando una reale rispolverata e dignità a titoli che rischiavano di non esser al passo coi tempi, come la Metal Gear Solid HD Collection, o la vicina Uncharted Trilogy. Non è giustificabile avere una PS4 o una Xbox One in soggiorno oggi nel 2015 e scoprire che un computer di fascia media del 2012 ottiene risultati tanto migliori da cambiare l’esperienza di gioco.

30 fotogrammi al secondo

Questa Definitive Edition sulle console next-gen non solo è bloccata ai 30 fotogrammi al secondo, ma non riesce nemmeno a mantenerli stabili per ragioni di mala ottimizzazione sconosciuti, nel mentre si notano caricamenti persino più lunghi rispetto all’originale, un’assurdità. Gli sviluppatori hanno mostrato l’impegno di portare il titolo a 1080p e con la visibile aggiunta di nuovi riflessi su acqua e superfici, ma senza considerare cosa davvero rende valida una Remastered, specialmente per un titolo così eccezionale come è stato Dishonored: migliorarne il gameplay su console.

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Per chi non conoscesse il titolo, vale davvero la pena scoprirne le sue particolarità, le sue potenzialità, l’eredità che questa edizione fallisce nel riportar in auge: giocando nei panni di Corvo Attano, il protettore della regina di Dunwall, una città di fantasia decimata dalla peste, si viene accusati del suo omicidio, il quale come nei più classici degli intrighi avviene dinanzi ai nostri occhi. L’obiettivo finale è la nostra vendetta e ricerca della verità, ma è una missione questa che è possibile attuare in modo veramente libero, facendo notare quanto il controllo che si dà al giocatore sia fondamentale in un’esperienza interattiva; un insegnamento che è stato dimostrato in pieno con titoli come Dark Souls o Metal Gear Solid V: The Phantom Pain. Nelle strade di Dunwall ed obiettivo dopo obiettivo è possibile muoversi con paurosa libertà d’azione, sia in stealth che in berserk da action movie, trovando sempre strade o idee diverse per completarli. Prender possesso di persone ed animali, evitare del tutto le forze contro di noi con i poteri in possesso al protagonista [meccanica presa a piene mani e letteralmente congruente ai plasmidi di Bioshock, ndMike] o ingannarle, soffocarle, stordirle, assassinarle e ciascuna di queste cose realizzabile con una dozzina di possibilità diverse.

All’ombra di Bioshock

Il tutto si lega ad un hub centrale che cambierà e reagirà in base all’avanzamento della storia (non eccezionale quanto il gameplay necessario per viverla), ed il tutto è permeato da un art design veramente di altissimo livello, legato alle estetiche di Half-Life 2 e Bioshock. Il tutto non è esente da difetti, tutt’altro, ma quando un titolo riesce ad essere originale (è stata una nuova IP, ed è qualcosa di molto importante oggigiorno) ed essere eccezionale nel suo essere distinto, merita ogni plauso. Non possiamo parlarne qui dopo tutti questi anni, ma la bontà del lavoro di Arkane Studios è ciò che più mi delude vedere sofferente in questa sua affatto “Definitive Edition”.

I tre DLC presenti nel pacchetto sono comunque certamente un grande valore aggiunto per il prezzo, se non è possibile acquistarlo su piattaforma PC. Le remastered sono un nuovo mercato ed una nuova realtà nel mondo del videogioco, ma ESATTAMENTE come i Downloadable Contents hanno bisogno di cura e rispetto nel modo in cui vengon presentati, dovendo evitare a tutti i costi di rappresentare ciò che sembra invece palesarsi con operazioni come questa, ossia l’ottener il massimo risultato con il minimo sforzo.

Michele “Sabaku” Poggi