Crackdown 3 recensione

In ritardo rispetto a quanto annunciato, ecco il terzo episodio della serie Crackdown che, dal 2007, è una delle esclusive Microsoft che non si ricordano per un particolare e costante successo. A onor del vero bisogna dire che la serie non è nata sotto una buona stella, dal momento che il primo episodio era rimasto oscurato dalla presenza ingombrante dell’imminente rilascio della Beta Multiplayer di Halo 3. Nonostante ciò Crackdown è stato sia un successo dal punto di vista della critica che commerciale, riuscendo ad intercettare una corposa nicchia di giocatori entusiasti soprattutto del gameplay non lineare in cui svettava la possibilità di causare massicce e spettacolari distruzioni a scapito però di una storia vera totalmente assente. Mentre il primo episodio era andato abbastanza bene, il secondo era troppo simile al primo, risultando così un po’ troppo piatto e ripetitivo. Siamo ai giorni nostri e per la terza volta Microsoft Studios cambio il team di sviluppo affidando a Sumo Digital la realizzazione di Crackdown 3, sotto la direzione David Jones, creatore originale della serie.

Il giocatore assume di nuovo il ruolo di un agente geneticamente modificato e con super poteri appartenente all’Agenzia governativa. Dieci anni dopo gli eventi di Crackdown 2, un attacco terroristico da una fonte sconosciuta colpisce le città di tutto il mondo con un terribile blackout seguito da inondazioni. I superstiti trovano rifugio in una nuova città chiamata New Providence, controllata dalla misteriosa organizzazione Terra Nova diretta da Elizabeth Niemand, loro capo supremo. L’Agenzia viene rimessa in azione dopo la scoperta che l’attacco al mondo è stato lanciato proprio dalla città di New Providence e quindi obiettivo dei super-agenti sarà quello di smantellare Terra Nova.

Crackdown 3 mantiene il gameplay di base di Crackdown e Crackdown 2, caratterizzato da una mappa che presenta una rete di centri nevralgici che controllano New Providence e che il giocatore deve distruggere uccidendo il boss e demolendo la struttura per destabilizzare le infrastrutture che sorreggono la città. Noi potremo impersonare un Agente a scelta tra alcune tipologie con caratteristiche estetiche diverse, ma che non presentano nessuna differenza in termini di giocabilità, se non una piccola diversità nella progressione evolutiva del personaggio. Una scelta che non sarà definitiva perché, durante il gioco, troveremo delle stazioni che ci permetteranno di cambiare personaggio a cui saranno associati i livelli di abilità sbloccati analoghi a quelli del personaggio che lasceremo. Infatti, anche in questo terzo episodio, la crescita del nostro Agente si basa sul sistema “Skills for Kills” che permette ad ogni nostra azione compiuta di guadagnare punti che aumentano le cinque abilità a nostra disposizione: Forza, Armi, Esplosivi, Guida e Agilità. Quindi, usare armi diverse, utilizzare la nostra forza fisica, guidare differenti veicoli e raccogliere bonus sparsi nel gioco, tutto sarà utile per ottenere le sfere che aumentano le nostre abilità fondamentali per ogni livello del personaggio.

Crackdown 3 è un gioco d’azione open-world in cui non c’è una storia principale o una linearità di obiettivi da distruggere anche se tutto è connesso, per cui possiamo liberamente scegliere l’ordine con cui procedere nel gioco. Una ulteriore dimostrazione di questo è l’evoluzione dell’Agilità che esula molto da combattimenti e distruzioni dal momento che la si ottiene grazie a scalate di torri radio che si alternano a percorsi platform. Insomma il gioco ha un percorso libero che non segue una sceneggiatura ma che si autoalimenta grazie ad un mondo con estetica fantascientifica, di buone dimensioni e variegato grazie a grattacieli imponenti, crateri tossici e baraccopoli suburbane. Le missioni sono tutte abbastanza ripetitive e ruotano attorno ai combattimenti per la distruzione delle strutture nevralgiche di New Providence. Storie principali e contenuti opzionali possono essere risolti in circa 15 ore al massimo.

Lo stile grafico di Crackdown 3 non brilla particolarmente, giocando ancora sull’uso di un efficace cel-shading ma che non basta per rendere il gioco graficamente moderno e pieno di dettagli. Le uniche soddisfazioni visive vengono dai combattimenti e dalle esplosioni in cui un abile uso dei colori ed animazioni le rende assolutamente spettacolari.

Ma se fin qui abbiamo parlato della campagna single-player di Crackdown 3, altra cosa è l’attesa modalità multigiocatore Zona Demolizione, in grado di sfruttare l’elaborazione fisica nella piattaforma di Cloud Computing Azure di Microsoft per gestire combattimenti in cui quasi tutto l’intero ambiente può essere realisticamente fatto a pezzi. E l’introduzione di questa tecnologia sembra proprio esser stato il fattore che ha ritardato lo sviluppo ed il rilascio del gioco. Il comparto multigiocatore prevede due modalità. La prima è Caccia all’Agente, un Team Deathmatch in cui la conferma dell’uccisione avviene tramite raccolta del distintivo dell’avversario. La seconda è Conquista, una classica modalità in cui si controllano delle zone della mappa che cambiano posizione dopo un tot di tempo. A disposizione abbiamo tre mappe molto belle ed ampie che permettono a due squadre di 5 giocatori di distruggere totalmente gli ambienti grazie al supporto del Cloud Computing. Questa esperienza, nonostante qualche problema di connessione, è stata molto divertente ma onestamente non sono così sicuro che, nel 2019, sia strettamente necessario il sostegno della tecnologia in Cloud per ottenere questi risultati. Un velo di delusione c’è.

Per finire, Crackdown 3 purtroppo è uno dei titoli che Microsoft decide di non doppiare in italiano e la cosa ovviamente non ci rende felici, soprattutto perché in questo gioco di parlato ce n’è tanto e spesso si sovrappone a scene di combattimento molto rumorose.

Un videogioco non figlio dei nostri tempi. Nel 2007, questo gioco d’azione open-world ha creato una strada che molti hanno seguito e di cui Crackdown 3 non è la giusta evoluzione. Rimane un gioco divertente, spettacolare e da consumare, ma questo non basta nel 2019 per giustificare questo tipo di eroe e questo tipo di gameplay. E non credo nemmeno che l’uso del Cloud Computing sia valso i ritardi avuti.