Call of Cthulhu

Tutti, anche senza aver mai letto una sillaba del H. P. Lovecraft, conoscono i suoi racconti e la pressocchè mitologica figura di Cthulhu. Call of Cthulhu è un videogioco in prima persona, ispirato all’omonimo gioco di ruolo cartaceo e, ovviamente, alle opere dell’autore statunitense.

La casa di sviluppo Cyanide ha già avuto esperienze con titoli dall’impronta fortemente narrativa ed è proprio su questo aspetto, ancora prima che sul gameplay, che la software house ha dato il meglio di sè.

Call of Cthulhu riproduce con efficacia le ambientazioni angoscianti dei racconti lovecraftiani e genera una costante atmosfera sospesa, al limite fra il sogno e l’incubo, la visione e il delirio. Edward Pierce è un detective privato, il cui PTSD causato salla Grande Guerra ha portato a un abuso di alcolici e narcotici/analgesici; l’uomo, incuriosio da un caso piuttosto anomall, si ritrova catapultato su un’isola piena di misteri e orrori, a malapena nascosti dietro quello che gli abitanti vogliono far passare come incidente domestico e che porterà il protagonista a scoprire il segreto custodito nelle viscere di Darkwater, nonchè i lati più oscuri della sua stessa esistenza.

Call of Cthulhu

Call of Cthulhu è un titolo story driven, che alterna sezioni puramente narrative a fasi stealth o di esplorazione, con semplici enigmi ambientali. Tanto gli ostacoli da superare quanto l’IA dei personaggi ostili sono estremamente basilari e non richiedono particolari abilità per essere vinti. Stesso dicasi per i momenti investigativi, eseguiti praticamente in pilota automatico grazie all’intuito e capacità di ricostruzione del protagonista, equiparabili a quelli di un RK800 di Detroit: Become Human.

Call of Cthulhu

Nonostante l’ottimo doppiaggio inglese e una piacevole colonna sonora d’accompagnamento, i dialoghi di Call of Cthulhu non riescono a brillare per originalità, a dispetto di un concept narrativo classico, ma interessante. La ruota delle scelte durante le conversazioni è poco chiara e non permette quasi mai di porre più di una domanda a un NPC, prima che la discussione prosegua inesorabile.

Stessa critica vale per la gestione dei punti abilità di Edward Pierce, che una volta assegnati potenziano l’efficacia delle varie azioni a disposizione del protagonista: scegliere di migliorare l’eloquenza piuttosto che la forza, ad esempio, permetterà di comportarsi in maniere diverse durante alcune sezioni della storia, ma non sarà possibile sapere in anticipo quale sia la possibilità di successo di una determinata azione e le scelte in sè non saranno mai davvero determinanti per gli eventi. Unica eccezione sono i parametri di Medicina e Occultismo, potenziabili però attraverso l’esplorazione e non tramite skill point come tutti gli altri.

Call of Cthulhu

In linea di massima, la narrazione è vittima del tristemente diffuso male chiamato “accelerata finale” e che, già accompagnata da un protagonista e dei comprimari non particolarmente sfaccettati, porta la storia a perdere di mordente proprio nelle fasi finali.

L’assenza di un approfondimento caratteriale e psicologico dei vari personaggi è per fortuna compensato da una trama affascinante, capace di spingere verso il compimento del destino di Edward Pierce anche solo per pura e semplice curiosità.

In base alle decisioni prese durante la breve campagna (circa 6-8 ore), Pierce si troverà davanti a scenari conclusivi assai diversi. Ciò che hanno in comune questi eventi, purtroppo, è la mediocre realizzazione tecnica e imperfezioni registiche evitabili, come tagli bruschi e scavallamenti di campo durante l’azione.

Tanto nei filmati che durante l’avventura, infatti, i modelli in-game di Call of Cthulhu soffrono di animazioni rigide e povertà poligonale, che spingono il titolo a ridosso della precedente generazione videoludica: un vero peccato, visti i concept estetici estremamente ispirati e una cura notevole per le ambientazioni di gioco, classiche ma sempreverdi.

Call of Cthulhu

Call of Cthulhu risulta nel complesso un gioco in grado di lasciar soddisfatto il giocatore che lo porta a termine, forte di una trasposizione videoludica tradizionale ed efficace dell’universo lovecraftiano: si tratta di un titolo con più di un fianco scoperto, sopratutto dal punto di vista tecnico, ma senza dubbio meritevole di attenzione tanto dagli appassionati del Mito, quanto dai neofiti.