Tannenberg recensione ps4

In questa nostra recensione vi parleremo di Tannenberg, gioco provato nella sua versione per console PS4. M2H e Blackmill Games, dopo la prima esperienza del 2013 con Verdun, ci riprovano con una nuova espansione standalone. Questi ragazzi, appassionati delle vicende storiche relative al primo conflitto mondiale, 7 anni fa lanciarono WWI Series. L’idea era quella di ricreare le atmosfere degli scontri in trincea, riproponendo, con minuziosi dettagli, i momenti e le battaglie che hanno scritto pagine di storia.

Tannenberg, quindi, segue il sentiero tracciato dal suo predecessore, spostando il conflitto ad est. Cosacchi e truppe tedesche ci riporteranno indietro nel tempo, per farci vivere in un FPS quello che abbiamo studiato sui banchi di scuola. Senza censura, con tanto sangue e fango. Sebbene il gioco dimostri una notevole accuratezza storica, la stessa cosa, purtroppo, non la si trova sul versante grafico e nel gameplay in generale.

Tannenberg recensione ps4

Un responsabile c’è e noi lo abbiamo identificato in Unity 3d, l’engine grafico scelto per Tannenberg. Non è di certo il primo FPS o videogioco “in soggettiva” a essere sviluppato con quello che possiamo definire “il motore” che muove l’indie. Il problema è che nel momento in cui si chiede uno sforzo maggiore, l’engine perde i colpi.

Salti frame, occasionali episodi di “flickering” e rendering progressivo che impedisce, talvolta, di identificare i nemici in lontananza, rendono l’esperienza di gioco poco fruibile. Considerate che Tannenberg nasce come videogioco PvP, per cui queste problematiche, nel tempo, causano frustranti kill. Il porting è un lavoro sempre difficile, soprattutto per uno studio indie. La cosa che dispiace è che non si vede moltissima differenza con il suo predecessore.

Detto ciò, vi lasciamo alle parole della nostra recensione di Tanneberg, titolo, vi ricordiamo, giocato su console PS4.

Vivere la storia

Iniziamo la nostra recensione PS4 di Tannenberg con delle pillole di storia. Il gioco sviluppato da M2H e Blackmill Games mette in scena quello che successe durante la prima guerra mondiale, e precisamente nell’agosto del 1914. Lo Zar Nicola II, forte del suo imponente esercito, decise di assestare un duro colpo alle forze tedesche. Tra il 26 e il 30 agosto oltre 300.000 soldati si affrontarono in quella che veniva chiamata Prussia orientale. L’altalena delle offensive terminò con la disfatta dell’esercito russo, numericamente superiore ma deficitario in termini di strategia militare. Le perdite, secondo Wikipedia, furono oltre 80.000.

Sebbene parlare di storia e guerra sia una cosa che appassioni molto (soprattutto per chi vi scrive), in Tannenberg vi sono dei dettagli che fanno la differenza. A iniziare dalle divise dei soldati, fedelmente riprodotte. È importante cogliere questo dettaglio in quanto è l’unico modo per distinguere l’alleato dal nemico. Il catalogo delle armi arriva direttamente dal fronte, quello orientale. Anche il solo moschetto varia a secondo del lato della trincea. Dettagli che, come vi dicevamo prima, fanno la differenza.

La prima guerra mondiale è quella che possiamo definire l’ultima guerra “corpo a corpo”. Al tempo la tecnologia bellica non prevedeva l’utilizzo in larga scala di carri pesanti, aerei ed armi ad ampio raggio. Il nemico lo si doveva stanare, sfidando una morte quasi certa. Questa sensazione di paura la si avverte in Tannenberg. Sentire i proiettili che ti mancano di qualche cm, il calpestio di terra e fango che fa eco nei corridoi delle trincee e il non sapere mai cosa ci aspetta dietro l’angolo. Queste sono solo alcuni esempi di quello che ci aspetta in gioco.

Il resto poi lo fanno le mappe e le ambientazioni, veri e propri teatri di guerra.

Tannenberg recensione ps4

Un gameplay che non convince

È il momento di parlare di gameplay, nella nostra recensione della versione PS4 di Tannenberg. Il comparto storico-narrativo è ineccepebile, su questo non ci sono dubbi. Alcune perplessità, invece, sorgono su alcune scelte progettuali che hanno costruito il sistema di gioco. Il gioco si presenta con una mappa in grado di contenere 64 giocatori online. Un bel risultato per il mondo dell’indie.

Il gioco funziona con un classico sistema “a dominio”. Bisogna arrivare sulla zona, liberarla e mantenere il suo controllo nel tempo. Una volta ottenuta la zona si sbloccano dei vantaggi come il bombardamento di gas o la chiamata dei rinforzi. La mappa indica, con colori diversi, le zone da conquistare e il fronte del nemico. Se si gioca con un gruppo di amici, con cuffia e microfono si possono ideare strategie e incursioni per stanare gli avversari e portare la vittoria a casa.

Tannenberg recensione ps4

Ogni partita dura circa un mezz’oretta e si può selezionare dalla lobby presente nel menù. Nell’arco della nostra esperienza non siamo mai rimasti esclusi dalle partite, anche se, a essere onesti, non è che abbiamo visto un gran numeri di utenti connessi. Diamo la colpa al post D1 o a un ipotetico sistema composto da diversi server su base regionale.

Graficamente, sebbene si senta l’atmosfera delle trincee, i dettagli e le texture grafiche non sono dei migliori. Questo si riverbera anche sul gameplay in quanto, per distinguere il nemico dall’amico, ci si deve concentrare sulla divisa e sul suo colore. Anche se la fedeltà storica è un valore aggiunto, un segnalino o un indicatore visivo nitido sarebbe stato gradito.

Abbiamo la possibilità, tramite le opzioni di gioco, di aumentare gli fps e abilitare il framesync. Questo miglioramento non è evidente e non risolleva una reattività che, di base, è lenta. Il sistema di mira e puntamento, a volte, sembra perdere qualche colpo (nel vero senso della parola). Non abbiamo capito se la colpa è del moto parabolico del proiettile o delle correnti d’aria presenti sul campo di battaglia. Se così fosse, tanto di cappello, anche se non erano citate tra le caratteristiche base del gioco.

Tannenberg recensione ps4

Arriviamo quindi al termine della nostra recensione di Tannenberg, titolo giocato su console PS4. La nostra esperienza di gioco, in linea di massima, non ha raggiunto dei picchi emozionali degni di nota. Siamo rimasti colpiti dalla fedeltà dei dettagli che, sinora, era ad appannaggio della serie storica dei Call of Duty e Medal of Honor. Dopo Verdun, M2H e Blackmill Games lanciano sul mercato console una nuova espansione standalone, spostando il fronte della guerra ad oriente. Da ovest a est la musica, in fin dei conti, non cambia.

Sebbene si respiri la passione di questi sviluppatori indie, la grafica e il gameplay non stupiscono. Non è sicuramente un FPS come altri, anche perché la componente storica presente è notevole, sia per fedeltà che per numero di dettagli. Ma da sola non basta ad elevare le meccaniche e i movimenti, poco reattivi per uno sparatutto competitivo in prima persona. Fosse stato un single player, senza alcuna componente PvP, non ci sarrebero stati grossi problemi. La competizione, però, necessita di un sistema di controlli veloce e preciso.

Avendo avuto altre esperienze con giochi simili, ci sentiamo di identificare in Unity 3D come responsabile di alcune di queste problematiche. L’engine, perfetto per alcune tipologie di gioco, va in affanno quando gli si chiedono gli straordinari. Con il tempo sicuramente la musica cambierà. L’arrivo della next-gen sarà un buon motivo per migliorare, anche perché l’arrivo di Unreal 5 ha lasciato tutti a bocca aperta.