Metro Exodus la recensione

Il franchise Metro deve la sua fama alla penna di Dmitry Glukhovsky che ha scritto il romanzo Metro 2033, ma soprattutto al successo dei giochi di A4 Games che hanno stimolato lo scrittore ad ampliare narrativamente la storia dei sopravvissuti nella metropolitana di Mosca. Metro Exodus è il terzo e, forse, ultimo capitolo della serie ed è ambientato esattamente a ridosso del finale del precedente Metro Last Light.

Ritroviamo Artyom, il protagonista della saga, che, sempre più convinto che esista vita al di fuori della metropolitana di Mosca, trova finalmente la conferma della sua idea fissa e grazie ad un treno soprannominato Aurora, attraverserà la Russia alla ricerca dei sopravvissuti insieme alla moglie Anna e al colonnello Miller, capo degli Spartani e padre di Anna, già personaggi centrali dei precedenti episodi. Il lungo viaggio, e quindi il nostro gioco, durerà un anno e, guarda caso, sarà composto da 12 capitoli che porteranno Artyom in numerose località, ognuna rappresentata da una diversa stagione ambientale.

Lo scostamento narrativo di Metro Exodus rispetto alle storie dei precedenti capitoli è il coinvolgimento di Anna nell’evoluzione della storia e dei comportamenti di Artyom. Il suo punto di vista sarà per Artyom lo stimolo per lanciarsi in ogni missione e, al suo ritorno, per discutere sul futuro che li attende. Non più un uomo solitario che si batte per finire la missione subito pronto per un’altra ma un viaggio a più voci umanizzato dalla presenza della moglie e da altri compagni che arricchiscono il comparto narrativo.

Una sceneggiatura portante

Metro Exodus

A4 Games utilizza una ricca sceneggiatura non solo per dare più respiro alla storia, ma soprattutto per alternare l’obiettivo primario con missioni secondarie che contribuiscono a sostenere l’idea che Metro Exodus possa in qualche modo esser considerato un FPS Open-World.

In realtà non ci sono dubbi, siamo lontani dalle mappe aperte di alcuni giochi e A4 Games ne è furbescamente consapevole, avendo disegnato alcune aree solamente molto grandi ma linearmente attraversabili grazie a molteplici missioni che ce le fanno sembrare totalmente aperte. Certo, queste aree e le relative ambientazioni, ci portano lontano dalle atmosfere claustrofobiche dei tunnel della metropolitana a cui ci hanno abituati i due precedenti capitoli e sicuramente a molti giocatori questo mancherà. Ma, questo nuovo mondo esterno ed i relativi abitanti sono splendidi e riccamente dettagliati. Grazie a texture, modelli ed animazioni di alta qualità il mondo distrutto dal disastro nucleare ci viene presentano in un modo sorprendente. E l’impegno maniacale nei dettagli si riflette in ogni aspetto del gioco.

Come da tradizione Metro

Chi ha giocato ai due precedenti episodi sarà contento di sapere che il gameplay non è stato cambiato ma sicuramente migliorato nelle sue componenti base. Anche Metro Exodus vive l’alternanza di scontri a fuoco frenetici con sequenze stealth che ci vedono avanzare tra i nemici pulendoci la maschera, cambiarne il filtro, usare l’accendino e lanciare coltelli per non esser scoperti. Ma in questo episodio il nostro equipaggiamento è salito di livello, in termini sia di contenuti che di qualità della personalizzazione.

Le armi sono complessi esempi di ingegneria fai-da-te che assomigliano a vere e proprie armi da fuoco. Ogni miglioramento è fatto per riflettersi in maniera autentica sulle prestazioni dell’arma e sul risultato che si ottiene. La possibilità di utilizzare lo zaino per poter migliorare al volo un’arma è estremamente gratificante. Così come l’uso di banchi da lavoro per più complessi lavori di crafting. Insomma, che sia una, pistola, un fucile da caccia o il potente Tikhar ad alimentazione pneumatica, la quantità di personalizzazione è a dir poco impressionante. Alla varietà di armi fa da contraltare la scarsità di munizioni che alza il livello di tensione del gioco, costringendoci ad alternare le strategie di attacco per raggiungere gli obiettivi.

Purtroppo però, nel solco della tradizione, anche Metro Exodus vede nell’IA dei nemici il vero “punctum dolens”. Sembra incredibile, è dal primo episodio che questa critica è stata la più sottolineata e, anche in questo capitolo nulla o poco, molto poco, è stato fatto per migliorare questo problema. Da una parte, in spazi più piccoli e ristretti, la maggior parte dei combattimenti riescono a offrire abbastanza tensione e relativa difficoltà. Dall’altra, negli spazi più aperti, solo quando i nemici hanno una linea di vista su di noi cominciano ad ingaggiarci ma, se rimaniamo nascosti per qualche secondo, sembra proprio che si dimentichino della nostra presenza dandoci la possibilità di avvicinarci sino a un metro senza che si muovano o ci sparino.

Ambientazioni spettacolari

Metro Exodus gioco

Come accennato in precedenza, il livello di dettaglio con cui 4A Games ha disegnato i livelli di Metro Exodus è così elevato e superbo che, spesso, portano il giocatore a camminare invece che correre per poter apprezzare i dettagli più sottili e per esplorare ogni ambiente alla ricerca di oggetti e obiettivi nascosti. Merito di questo va sicuramente anche all’uso sapiente degli effetti speciali che animano gli ambienti rendendoli incredibilmente realistici.

Metro Exodus è un gioco non privo di difetti ma che sa come farsi amare. Intanto è uno degli ormai rari FPS Single-Player con una storia lunga e profonda. Il tutto immerso in ambienti splendidi e con uno dei migliori sistema di crafting delle armi che si sia mai visto. Per contro, resta aperto il problema dell’IA dei nemici e qualche bug che ne abbassano il giudizio finale. Ciononostante, la combinazione unica di una storia robusta ed un gameplay coinvolgente, rendono Metro Exodus una esperienza survival-horror assolutamente da provare per gli amanti degli sparatutto.