Marathon, la recensione su PS5

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C’era una volta un piccolo sparatutto per Macintosh. Correva l’anno 1994 e uno studio giovane, con molta voglia di dimostrare tentò di rischiare il tutto per tutto. Trent’anni dopo quell’avventura fantascientifica a bordo della nave coloniale Marathon si è trasformata in qualcosa di completamente diverso: un extraction shooter in prima persona ad alto tasso adrenalinico, brutale – e a tratti incomprensibile – ma anche dotato di una personalità artistica così forte da lasciare il segno. Benvenuti (o bentornati) su Tau Ceti IV.

L’edizione 2026 di Marathon non è un sequel e non è nemmeno un semplice reboot: è una reinterpretazione totale. Bungie ha preso il nome di un vecchio cult e lo ha usato come punto di partenza per costruire qualcosa di nuovo dal nulla, scegliendo un genere competitivo e spietato (e aggiungiamo anche assai rischioso) come quello degli extraction shooter. Stessa direzione intrapresa anni fa da Escape from Tarkov e Hunt: Showdown, ma con un’estetica e un feeling delle armi che nessun altro nel panorama riesce a replicare.

Quello che emerge dopo ore e ore di sessioni su questo pianeta dimenticato è un quadro pieno di contraddizioni affascinanti. Marathon è capace di regalare i momenti di pura tensione più belli che si possano vivere nel genere, ma anche di frustrare in modo sistematico con un’interfaccia utente che sembra progettata appositamente per confondere. È un gioco di livello altissimo che però parte con il piede sbagliato, chiedendo al giocatore un atto di fede cieco nelle primissime ore. Vale la pena suggellarlo? Dipende da quanto si è disposti a soffrire prima di vedere la luce.

Tra i punti di forza emergono un gunplay eccezionale, uno stile artistico unico nel suo genere, una narrazione misteriosa e costruita con intelligenza. Tra quelli deboli abbiamo un’interfaccia utente caotica, una curva di apprendimento verticale, la presenza di un sistema di monetizzazione aggressivo e una scarsa accessibilità per i nuovi arrivati. Marathon non è per tutti, questo sembra piuttosto chiaro già a partire da questa introduzione. Ma per chi decide di crederci davvero può diventare qualcosa di dannatamente coinvolgente.

Storia e personaggi: una colonia scomparsa e tante domande senza risposta

L’anno è il 2893. Su Tau Ceti IV trentamila coloni sono spariti nel nulla. La nave UESC Marathon orbita sul pianeta come un relitto silenzioso e attorno a lei si moltiplicano segnali strani: artefatti antichi, intelligenze artificiali dormienti da decenni e tracce di qualcosa di enorme che nessuno riesce ancora a spiegare. Il giocatore entra in scena nei panni di un Runner, un mercenario che scende in queste zone abbandonate in cerca di fama e ricchezza. La ricerca della verità su quello che è successo alla colonia è il “tirante” che traina la curiosità e tiene in vita la voglia di tornare in gioco.

La narrazione di Marathon non si racconta in modo tradizionale. Non ci sono cutscene lunghe o briefing obbligatori prima delle missioni. La lore viene distribuita attraverso terminali sparsi nelle mappe, dialoghi tra i personaggi delle fazioni e aggiornamenti stagionali che cambiano lo stato del mondo in modo permanente. È un approccio coraggioso, che premia chi ha voglia di cercare le risposte da solo, ma che può lasciare completamente a secco chi si aspetta una storia raccontata con la linearità di un gioco single player.

PRO

  • La narrazione a strati premia la curiosità e invoglia a tornare in gioco ogni stagione;
  • Il world building di Tau Ceti IV è denso, misterioso e costruito con coerenza;
  • Il sistema stagionale che altera il lore in modo permanente è una scelta narrativa audace.

CONTRO

  • Chi non ha voglia di cercare attivamente le informazioni rimane quasi completamente a secco di storia;
  • L’assenza di qualsiasi campagna single player è una scelta che divide: non esistono misure di mezzo;
  • I personaggi principali sono avvolti in troppo mistero e ci vuole molto tempo prima di creare un legame emotivo reale con loro.

Marathon

Gameplay: ogni corsa può essere l’ultima

Il meccanismo di base di Marathon è quello tipico degli extraction shooter: si scende su una mappa con l’equipaggiamento in dotazione, si raccoglie il bottino sparso nella mappa – tra nemici controllati dal computer e altri giocatori reali – e si cerca di raggiungere un punto di estrazione vivi. Se si riesce a uscire si portano a casa le risorse accumulate, se si muore si perde tutto quello che non era in deposito sicuro. Semplice da capire, devastante da vivere.

Quello che Bungie ha fatto con questo schema rodato è aggiungere strati di profondità che in pochi altri titoli del genere si trovano. Il sistema dei telai (le classi del gioco, sette in tutto al lancio) è la vera anima del gameplay. Ogni telaio ha abilità attive e passive uniche che cambiano radicalmente il modo di approcciarsi a ogni situazione: c’è chi può piazzare barriere antisommossa per proteggere il team, chi si lancia all’inseguimento a velocità fulminea e chi supporta i compagni da lontano con droni curativi. Scegliere il telaio sbagliato per la propria squadra può compromettere una corsa intera e il gioco non te lo spiega mai in modo esplicito. Lo si capisce morendo, purtroppo.

Il gunplay è la punta di diamante dell’intera produzione. Bungie ha costruito la propria reputazione sulle sensazioni trasmesse dalle armi e Marathon non fa eccezione: ogni fucile ha la sua identità precisa, il feedback dei colpi è netto e fisico e il bilanciamento tra le varie tipologie di armi è calibrato con grande intelligenza. Il time-to-kill è abbastanza rapido da rendere ogni errore letale ma non così punitivo da trasformare gli scontri in lotterie pure. Quando tutto funziona (e il team lavora in modo coordinato) si vivono momenti di pura estasi tattica, che difficilmente si trovano altrove.

La progressione ruota attorno alle fazioni presenti su Tau Ceti IV. Completare contratti per questi gruppi sblocca ricompense, armi migliorate e frammenti di lore. Il sistema è progettato per essere longevo: il reset stagionale azzera parte dei progressi ma mantiene le ricompense estetiche e alcuni avanzamenti col Codex, spingendo il giocatore a ritornare ogni nuovo ciclo con qualcosa di concreto in tasca.

PRO

  • Il gunplay è tra i migliori del mercato attuale: ogni arma ha un peso e una risposta immediatamente riconoscibili;
  • Il sistema dei sette telai crea dinamiche di squadra profonde e mai banali;
  • La struttura delle fazioni e del Codex garantisce una progressione significativa sul lungo periodo.

CONTRO

  • La curva di apprendimento nelle prime ore è quasi proibitiva: nessun tutorial degno di questo nome e nessuna guida agli oggetti di loot;
  • L’interfaccia utente è caotica e non migliora granché co0n l’abitudine: distinguere gli oggetti a colpo d’occhio rimane difficile per troppo tempo;
  • Il reset stagionale può risultare frustrante per chi non riesce a dedicare molto tempo ogni ciclo.

Marathon

Dimensione artistica: pennellate di retro-futurismo

Se c’è una parola che descrive l’impatto visivo di Marathon è questa: coraggio. Bungie non ha cercato di fare un gioco che somigliasse a tutti gli altri extraction shooter sul mercato. L’art director Joseph Cross non l’ha mai nascosto, le ispirazioni ci sono state e sono anche d’autore, tra cui Wipeout e Ghost in the Shell. Il risultato è un’estetica retro-futuristica che mescola colori accesi e saturi con una palette ambientale cupa e nebbiosa.

Le mappe di Tau Ceti IV sono costruite con una coerenza artistica rara nel genere. Ogni zona racconta qualcosa della civiltà che c’era prima del collasso e i dettagli ambientali si moltiplicano man mano che si conosce meglio la lore. L’HUD e le schermate di menu sono visivamente splendidi, ma come già detto questa bellezza ha un prezzo in termini di leggibilità pratica. È un compromesso cosciente – e forse discutibile – ma difficile da ignorare.

Il comparto sonoro è semplicemente straordinario. La colonna sonora, costruita su trame elettroniche, evolve continuamente durante le partite, trasformandosi quasi in un respiro autonomo che accompagna ogni movimento. I passi di un nemico dall’altra parte di una porta, un ronzio meccanico nell’aria, un sussurro distante: tutto è progettato per mantenere alta la tensione in modo subdolo e costante. Gli effetti sonori delle armi completano il quadro, con una fisicità che rafforza ulteriormente il già ottimo gunplay. La localizzazione italiana è riuscita, sia per testi che per doppiaggio.

PRO

  • Lo stile visivo retro-futuristico è unico nel panorama degli extraction shooter e ha una personalità fortissima;
  • Il design ambientale di Tau Ceti IV è coerente, curato e capace di raccontare la storia senza parole;
  • La colonna sonora elettronica è una delle più riuscite del genere: adattiva, immersiva e mai invadente.

CONTRO

  • La bellezza dell’interfaccia sacrifica troppo spesso la funzionalità: riconoscere gli oggetti di loot rimane una sfida anche dopo molte ore;
  • L’estetica fortemente stilizzata degli oggetti li rende poco leggibili in modo immediato rispetto ai giochi concorrenti.

Conclusione

Marathon è uno di quei giochi che dividono in modo netto. Da una parte chi lo abbraccia e ci passa decine di ore coordinandosi con amici, scoprendo lore nascosto nei terminali e migliorando corsa dopo corsa. Dall’altra chi rimbalza contro la sua durezza nelle prime sessioni e non riesce a vedere quello che c’è oltre. Entrambe le reazioni sono comprensibili.

Quello che Bungie ha costruito su Tau Ceti IV è un extraction shooter con una voce artistica che non ha rivali nel genere. Il gunplay è tra i migliori disponibili sul mercato, la narrazione a strati ha la profondità di un universo maturo, la tensione di ogni corsa tocca livelli che pochi altri titoli sanno generare. Tutti questi meriti, però, convivono con problemi concreti: un’interfaccia che fatica a comunicare con chiarezza, un onboarding quasi inesistente e una monetizzazione che spinge la pazienza del giocatore oltre il ragionevole.

Marathon non è ancora il gioco che potrebbe diventare con alcuni aggiornamenti mirati. Ma quello che è oggi basta già a renderlo un’esperienza fuori dal comune, per chi è disposto ad accettare le sue regole.

Marathon
  • 7.5/10
    Storia, personaggi e contesto - 7.5/10
  • 9/10
    Controlli/Gameplay - 9/10
  • 8.5/10
    Dimensione artistica - 8.5/10
  • 8/10
    Intrattenimento - 8/10
8.3/10

Conclusione

Non è un gioco per tutti, non vuole esserlo e probabilmente non diventerà mai uno di quei titoli accessibili a chiunque. Ma per chi scende su quel pianeta con la testa giusta e possibilmente una squadra di amici al fianco è difficile trovare qualcosa di più intenso nel panorama attuale degli sparatutto multiplayer.

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Dino Cioce
39 anni, sposato e padre di due bellissimi bambini; anche se il tempo è poco e gli impegni sono tanti, trovo sempre un momento per dedicarmi al mio mantra e al mio credo. I AM A GAMERCRACY
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