Crimson Desert, la recensione su PS5

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Benvenuti a Pywel, un posto assai pericoloso: sporco, rumoroso e pieno di gente che vuole farci del male. Allo stesso tempo, è anche uno tra i mondi aperti più vivi e clamorosi che siano mai comparsi su uno schermo. Crimson Desert è questo: un’esperienza che non “assomiglia” a quasi niente di ciò che avete giocato prima e che fa di questo aspetto sia il suo punto di forza più grande che la sua croce più pesante.

Pearl Abyss – lo studio coreano già noto per il popolare MMO Black Desert Online – ha costruito qualcosa di visivamente e tecnicamente impressionante. Un open world che respira davvero: animali in libertà che seguono abitudini realistiche, carovane di mercanti che percorrono le strade fangose e un ciclo giorno/notte capace di trasformare radicalmente l’atmosfera in pochi minuti. Tutto questo è reale e funziona benissimo.

Il problema è che attorno a questo motore meraviglioso Pearl Abyss ha costruito anche un sistema di menu da incubo, una storia che fatica a decollare e – almeno al lancio su PS5 base – delle prestazioni tecniche che non hanno reso giustizia al lavoro artistico. Detto tutto questo, Crimson Desert è uno di quei giochi da cui non ci si riesce a smettere proprio di staccarsi.

crimson desert recensione PS5

Storia e personaggi: una storia che vuole decollare ma non ci riesce del tutto

Kliff è il protagonista di questa avventura. Comandante dei Mantogrigio – una banda di mercenari del nord con un nome che farebbe invidia a qualsiasi gruppo metal – ci viene presentato nel bel mezzo di un’imboscata andata male. Il gioco parte “a mille”: azione immediata, con un prologo abbastanza d’impatto e munito di una vagonata di interrogativi.

La storia, sin da subito, finisce per diventare una pretesto per mandarci in giro per Pywel a fare cose. Kliff vuole riunire il suo clan disperso e lungo la strada incontra alleati di vario tipo e nemici che vogliono tutto ciò che possediamo. Pywel ha una storia propria – fazioni in lotta tra loro, equilibri politici fragili e leggende che si intrecciano con la realtà del presente – e quando il gioco si ferma a raccontarla si apprezzano degli “sprazzi” di un worldbuilding che non rende come dovrebbe.

Purtroppo il ritmo narrativo è troppo spezzettato. Kliff stesso rimane un personaggio abbastanza monodimensionale per buona parte dell’avventura – tosto ma non particolarmente interessante – e molte delle figure secondarie rimangono abbozzate. Il doppiaggio in inglese è però di ottimo livello, con interpreti convincenti che strappano il meglio anche da dialoghi non sempre all’altezza.

Pro:

  • Worldbuilding di Pywel intrigante, quando viene esplorato;
  • Doppiaggio in inglese di qualità elevata con voci caratterizzate.

Contro:

  • Kliff non riesce mai a diventare davvero memorabile come protagonista;
  • Ritmo narrativo irregolare con picchi e cadute difficili da gestire;
  • L’apertura richiede un salto di fede sospendendo più volte l’incredulità.

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Il gameplay: un universo di cose da fare (forse troppe)

Se c’è una cosa in cui Crimson Desert non teme rivali è la mancanza di contenuti. Allevamento di bestiame, caccia alle taglie, pilotaggio di macchine da guerra, sumo, raccolta di insetti, gestione di un’attività commercial, risoluzione di enigmi ambientali e combattimenti all’ultimo sangue contro boss enormi. Sicuramente ci siamo dimenticati parecchie cose in questo elenco, ma è giusto per fornire un’idea della mole. Pearl Abyss ha letteralmente messo dentro tutto quello che riusciva a immaginare e poi ne ha aggiunto ancora. Il risultato è un gioco che nelle prime ore rischia di “stordirvi”.

Il combattimento è il cuore pulsante dell’esperienza. Nelle prime ore sembra goffo e frustrante: Kliff dispone di poche mosse e i nemici tendono ad arrivare in gruppi numerosi. Quando il sistema, però, comincia ad aprirsi – nuove abilità sbloccate con combo concatenate e una progressione che trasforma il vostro personaggio in qualcosa di davvero letale – tutto cambia. La soddisfazione di pulire un avamposto nemico, usando una build “sudata” pezzo dopo pezzo, è qualcosa che pochi titoli riescono ad offrire al giorno d’oggi.

L’esplorazione è libera fin dal primo minuto, senza filtri e/o muri invisibili da sbloccare. Kliff può scalare quasi tutto – chiunque abbia passato ore su Breath of the Wild riconoscerà immediatamente la sensazione – e la mappa è disseminata di segreti che non vengono mai segnalati esplicitamente. Il gioco punta tutto sullo stimolare la vostra curiosità. I boss sono spettacolari e impegnativi, richiedendo uno studio di base circa il moveset e i pattern.

Il punto dolente più grande del gameplay non è però la componente del combattimento – sono l’inventario e l’interfaccia. Ogni oggetto occupa uno slot singolo. Raccogliete un poster di ricercato? Uno slot. Catturate un insetto per sbaglio? Uno slot. Saccheggiate un bandito morto? Ogni singolo pezzo di loot prende il suo slot e non esiste modo efficiente per filtrare cosa raccogliere. I menu sono labirintici: una vera e propria “matrioska” con logiche che sembrano progettate per un pubblico esclusivo di giocatori incalliti di MMORPG (chiudendo l’accesso a tutti colori i quali vorrebbero avvicinarsi a questa realtà).

Pro:

  • Sistema di combattimento profondo e soddisfacente nella sua versione completa;
  • Bossfight memorabili e tecnicamente impegnative;
  • Varietà di attività secondarie praticamente senza eguali nel genere;
  • Esplorazione libera e genuinamente appagante con un mondo denso di segreti.

Contro:

  • Interfaccia utente caotica e ostile in modo ingiustificabile;
  • Sistema di inventario da incubo specialmente nelle prime ore;
  • Curve di apprendimento ripida e poco guidata nelle prime sessioni;
  • Alcune quest secondarie ricalcano strutture da MMO vecchio stile senza troppa fantasia.

crimson desert recensione PS5

Dimensione artistica: Pywell respira

Visivamente parlando, Crimson Desert è il risultato di un lavoro sul fronte tecnico più che notevole. La densità del mondo – alberi che si piegano sotto il vento, pozze d’acqua che riflettono la luce in modo “non artefatto” e un Field Of View che lasciano a bocca aperta – rappresenta davvero un nuovo standard di riferimento per i giochi open world su console.

Il problema è che su PS5 base Pearl Abyss ha fatto fatica a mantenere le promesse sul fronte grafico. Al lancio, la modalità Performance soffriva di screen tearing evidente e un frame rate instabile mentre la modalità Qualità a 30fps risultava più stabile ma sacrificava troppo la fluidità, troppo importante per un gioco spiccatamente action. Nelle settimane successive le patch hanno migliorato sensibilmente la situazione ma la versione ottimale dell’esperienza rimane ancora quella su PS5 Pro o su PC con hardware adeguato.

Il design artistico dei personaggi e degli ambienti compensa, in parte, le problematiche tecniche sopra rappresentate. Ogni bioma ha una personalità distinta: foreste fitte e ombreggiate, deserti arancioni che brillano al tramonto, villaggi medievali pieni di vita e dungeon che lavorano sull’atmosfera con luci soffuse e architetture ostili. Quando Crimson Desert mostra il meglio di sé, dal punto di vista visivo, è davvero difficile non fermarsi ad ammirare lo spettacolo.

Sul fronte audio il gioco convince con decisione. La colonna sonora è composta con intelligenza e sa quando farsi apprezzare e quando lasciare spazio al contesto. I boss hanno temi musicali ben caratterizzati che aumentano la tensione nei momenti chiave. Gli effetti sonori – dal cozzare delle lame al vento tra le rovine – sono curati e contribuiscono moltissimo all’immersione nel mondo di Pywel.

Pro:

  • Densità ambientale e distanze visive tra le migliori mai viste su console;
  • Design artistico dei biomi vario e con una personalità forte;
  • Colonna sonora e sound design curati e funzionali all’atmosfera del gioco.

Contro:

  • Prestazioni su PS5 base al lancio non all’altezza della qualità visiva promessa;
  • Screen tearing e texture sfocate ancora presenti in alcune zone dopo le patch;
  • L’esperienza visiva ottimale richiede PS5 Pro o un PC ben equipaggiato.

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In conclusione: un gigante con i piedi d’argilla

Crimson Desert è uno di quei giochi che vi metterà alla prova. Non è un titolo che si consegna a voi con un fiocco in testa e un tutorial che spiega tutto nei minimi dettagli. È grezzo, in certi punti frustrante, in altri tecnicamente imperfetto. Eppure al momento di spegnerlo ci si ritrova già a pensare a cosa fare la prossima sessione.

Pearl Abyss ha costruito qualcosa di genuinamente ambizioso. Il mondo di Pywel non assomiglia a una scenografia da cartolina come tanti open world moderni. Quando vi fermate a guardare il tramonto su una pianura, dopo aver appena sgominato un accampamento di banditi, capite perché tanta gente non riesce a smettere di giocarci.

Crimson Desert
  • 7/10
    Storia, personaggi e contesto - 7/10
  • 8/10
    Controlli/Gameplay - 8/10
  • 8.5/10
    Dimensione artistica - 8.5/10
  • 8.5/10
    Intrattenimento - 8.5/10
8/10

In conclusione

Se siete il tipo di giocatore che ama perdersi in un mondo aperto senza fretta – quello che devia sempre dalla quest principale perché ha visto qualcosa di interessante in cima a quella collina laggiù – Crimson Desert è fatto per voi. Se cercate una storia memorabile e un’esperienza levigata senza attriti allora forse vale la pena aspettare ancora qualche patch. Per tutti gli altri: Pywel vi aspetta. E ha un sacco di cose da mostrarvi.

Dino Cioce
39 anni, sposato e padre di due bellissimi bambini; anche se il tempo è poco e gli impegni sono tanti, trovo sempre un momento per dedicarmi al mio mantra e al mio credo. I AM A GAMERCRACY
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